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Recensione Dark – I misteri del Tempo nella nuova serie Netflix

Abbiamo visto in anteprima i primi episodi della nuova serie originale Netflix, “Dark”. Dopo molta pubblicità e tanta curiosità, lo show di origine tedesca si candida fortemente come prodotto di punta per la major statunitense.

Negli scorsi mesi non si è fatto altro che parlare di “Dark“, nuovo promettente show targato Netflix Germania in arrivo sulla piattaforma questo 1 dicembre. Creata e diretta dallo svizzero Baran Bo Odar, la serie racconta le vite dei cittadini di Winden, un piccolo paese tedesco situato nei pressi di una centrale nucleare. Gli oscuri segreti di alcuni personaggi e la scomparsa di un ragazzino riporteranno a galla nuovi dettagli su misteri mai svelati.

Seppur pregna di quei toni scuri e cupi caratteristici di molte produzioni europee, è l’atmosfera il primo dettaglio che salta all’occhio. Questa cittadina tedesca riesce a colpire senza mai scadere nell’anonimato, e anzi rafforza il proprio stile con numerosi riferimenti a grandi cult americani. Che siano stilistici o narrativi, non sarà difficile riconoscere alcune peculiarità già viste in “Twin Peaks” o “Lost”. Da questi show in particolare Odar ha anche preso ispirazione per condire la struttura narrativa dell’opera: l’intreccio di “Dark” non è mai banale, fa del mistero e della suspense i suoi punti di forza e tiene incollati allo schermo fornendo diversi indizi allo spettatore.

Recensione Dark

È in questo miscuglio di citazioni e riferimenti creativi che il nuovo show Netflix riesce a trovare un elemento che lo renda unico e distinguibile. L’intera narrazione si collega a un dialogo più profondo in cui è il Tempo il vero protagonista. La serie si apre infatti con una citazione ad Albert Einstein che lascia poco spazio a dubbi sul prosieguo.

“La divisione tra passato, presente e futuro ha solo il valore di un’ostinata illusione”

Dark” riprende così un tema già affrontato da molti, unendolo però a una struttura forte e a diversi personaggi su cui fare affidamento. Chi conosce Damon Lindelof sarà contento di trovare elementi comuni alle sue serie, dal già citato “Lost” a “The Leftovers”. Ma non è finita qui: anche chi ha visto “Stranger Things” potrà placare (almeno parzialmente) la propria sete di nostalgia. La narrazione di “Dark” gioca con la mente dello spettatore e sviluppa il plot in due diversi periodi temporali: il presente (2019) e il passato (anni ’80).

Ciò che sta accadendo a Winden sembra assurdo, è vero, ma è già successo tempo addietro. Questo espediente permette a chi osserva di conoscere meglio molti dei personaggi principali, all’epoca adolescenti, e fornirà elementi chiave nella soluzione dell’enigma che collega i due archi narrativi.

Dark recensione

Eppure, come più volte specificato nel corso degli episodi, il tempo non va visto come “una freccia che va solo avanti” (ogni citazione a “BoJack Horseman” è puramente voluta). Come diceva Bergson:

“Il presente non contiene altro che il passato: così, ciò che si scopre nell’effetto si trovava già nella causa”

Dark” si fa forte del dialogo filosofico sul tempo e scardina pezzo dopo pezzo le nostre convinzioni sulla sua linearità. La nuova serie originale Netflix si trova in quel sottile confine tra il prodotto di massa e l’opera di nicchia, ma riesce in buona parte a intrattenere e a coinvolgere grazie alla sua originale costruzione. “Dark” non sarà un capolavoro di genere, probabilmente, ma è fra i primi prodotti televisivi a creare una vera congiunzione tra le classiche produzioni europee e quelle americane.

Viste le premesse, il prodotto Netflix si prepara ad essere una grande occasione, un altro passo importante verso il progresso televisivo. Un passo importante, senza dubbio, da ammirare fra i misteri, gli echi del passato e le illusioni del tempo.

Recensione Dark - I misteri del tempo nella nuova serie Netflix

Rating - 8

8

The Good

  • Tanti personaggi, ma buona resa d'insieme
  • Atmosfere particolari e cupe
  • Solide basi narrative sulle orme dei grandi cult americani
  • Originalità del soggetto

The Bad

  • Non adatto al pubblico di massa, rischia di non rispettare alcune aspettative commerciali

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One Comment

  1. Secondo me, invece, è un capolavoro! Insieme a The Leftovers e Les revenant è una delle serie più belle, profonde e inquietanti che abbia mai visto.

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