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“Fabrizio De André, Principe Libero” – La Recensione

Luca Marinelli veste i panni di uno dei più grandi cantautori italiani nel film “Fabrizio De André, Principe Libero” di Luca Facchini. Un evento speciale non solo artistico ma anche distributivo. Un film nato per la tv e prodotto da Rai Cinema con Bibi Film che approda, però, anche sul grande schermo il 23/24 Gennaio in 300 copie grazie alla Nexo Digital.

Un viaggio nella vita e nelle opere di De André attraverso incontri, delusioni, amori, traguardi e drammi. Il timore che la destinazione televisiva originaria avrebbe annacquato il risultato viene subito smentito ma è il lavoro strepitoso del cast a fare la differenza. Scopriamo perché.

Ecco la nostra recensione di “Fabrizio De André, Principe Libero”

“La ballata dell’eroe”

Come raccontare un personaggio simile senza tradire l’essenza di uomo perennemente libero e in lotta con i vincoli che gli venivano imposti? Una sfida ardua per il regista Luca Facchini (già autore di un documentario su Fernanda Pivano), a sua volta grande fan del cantautore genovese. In questi casi si cerca sempre di evitare la sterile narrazione biografica perché comporterebbe un appiattimento della componente drammatica in nome della verosimiglianza. La chiave è sempre quella di scegliere un punto di vista, che si tratti della soggettiva di un personaggio o di uno specifico approccio tematico.

Fabrizio De André Principe Libero RecensioneGli sceneggiatori Giordano Meacci e Francesca Serafini (già autori del meraviglioso “Non essere cattivo” di Caligari) hanno scelto di narrare quarant’anni di vita di Fabrizio De André come se stessero mettendo in scena una delle sue canzoni. I brani puntellano alcune sequenze chiave, dall’infanzia genovese fino al  successo, passando per i due amori chiave (Puny e Dori Ghezzi) e per il drammatico sequestro del 1979. Il tutto narrato seguendo la visione del mondo di De André e il suo approccio alle cose. Questo permette di comprendere le inevitabili licenze poetiche e le prevedibili omissioni senza che risultino irrispettose.

In una scena chiave, Fabrizio si confida a Dori dicendole di non volerla inserire in un suo brano perché “quando scrivo delle persone, io le cambio“. Questa battuta è ciò che permette allo spettatore di comprendere l’intero progetto. “Principe Libero” non è un film sulla vita di De André ma un omaggio alla sua poetica che lo descrive usando gli stessi toni che avrebbe adottato lui. Quasi come “Shakespeare in Love” raccontava il drammaturgo utilizzando il ritmo e gli espedienti delle sue opere tra fantasia e realtà qui fatti e personaggi sono “reinterpretazioni” degli originali.

“Quello che non ho”

Fabrizio De André, Principe Libero” è destinato alla prima serata di Rai 1 (andrà in onda il 13 e 14 febbraio). Dato il risultato finale si è deciso di optare anche per una distribuzione cinematografica nei giorni 23 e 24 Gennaio grazie alla collaborazione con la Nexo Digital. La scelta, ampiamente comprensibile, rischia però di non giovare al prodotto come meriterebbe.

Il film nasce come produzione di Rai Fiction e, di conseguenza, possiede pregi e difetti di una simile impostazione. La visione in due puntate, a nostro avviso, è la più indicata per soprassedere su alcune dinamiche narrative che al Cinema possono fuorviare. Il ritmo disteso o l’accumulo di scene che ribadiscono il medesimo concetto sono tutti elementi che, in tv, rappresentano caratteristiche consolidate. Viste su grande schermo, al contrario, appesantiscono la fruizione del tutto e rischiano di risultare controproducenti.

Va lodata, invece, la cura filologica della ricostruzione storica. Abiti, veicoli e scenografie contribuiscono alla definizione della giusta atmosfera. La regia di Facchini, inoltre, mantiene ben salde le redini della vicenda e ambisce a un respiro cinematografico (vedi i numerosi campi lunghi), altro elemento a favore.

“Si chiamava Gesù”

Gli sceneggiatori hanno ammesso che, se De André era riuscito a raccontare Gesù nell’omonima canzone loro avrebbero potuto raccontare il loro “messia” musicale senza inciampare. Certo, serviva l’interprete adatto, abbastanza bravo e coraggioso da cimentarsi in una simile impresa. Luca Marinelli incarna il cantautore senza imitarlo. Lo rievoca attraverso gesti ben misurati come la mano tra i capelli e il sorriso di sbieco sotto gli occhiali scuri. Talmente naturale da risultare identico in alcune sequenze con un effetto commovente.

Marinelli sfrutta anche le sue doti canore (ve lo ricordate in “Lo Chiamavano Jeeg Robot”, vero?) per cimentarsi in alcuni brani di De André. Anche qui la resa è sorprendente e indice di grande impegno e talento. Le preoccupazioni dei fan per l’accento romanesco dell’attore sono infondate perché l’effetto non è eccessivo e non disturba. Il resto del cast non è da meno in fatto di aderenza ed efficacia. Mentre Gianluca Gobbi incarna Paolo Villaggio con una performance “mimetica” impressionante Valentina Bellé infonde la sua Dori Ghezzi della bellezza e della solarità che la caratterizzano. Per quest’ultima l’impresa è stata ardua anche perché la stessa Ghezzi ha offerto una consulenza inestimabile alla realizzazione del film e cercare di essere “alla sua altezza” non deve essere stato facile.

“Valzer per un amore”

Fabrizio De André, Principe Libero” riesce nell’impresa di realizzare un omaggio all’artista senza banalizzarlo. I pochi difetti sopracitati sfumano di fronte alla carica emotiva di ciò che il cantautore genovese e la sua opera riescono ancora a trasmettere. L’autore di questa recensione ha assistito alla proiezione stampa in anteprima e può confermarvi la cosa; quando sullo schermo Luca Marinelli interpretava “Canzone dell’amore perduto” era difficile non fare caso ad alcuni spettatori che cercavano di asciugarsi le lacrime con il favore del buio. L’intensità e la magia di un Grande del nostro tempo mantiene la sua vivida intensità, anche attraverso uno schermo.

Fabrizio De André Principe Libero Recensione

 

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Fabrizio De André, Principe Libero

Rating - 7

7

The Good

  • Nonostante la destinazione televisiva il film mantiene uno sguardo registico cinematografico
  • Cast splendido e perfettamente in parte con menzione speciale a un gigantesco Luca Marinelli

The Bad

  • La struttura narrativa efficace in Tv rischia di risultare indigesta su grande schermo

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