Get Out: recensione del film di Jordan Peele

Ecco la recensione del film horror d'esordio per regista statunitense Jordan Peele

Siamo ormai nel 2018, eppure nell’ambito cinematografico certe tematiche sembrano non perdere mai il loro appeal. Raramente troviamo un prodotto che, sviluppandosi proprio su uno di questi argomenti, risulti in qualche modo originale. Uno di quei casi rari è proprio Get Out.

Get Out: l’esordio da sogno di Jordan Peele

Get Out recensione

Bisogna dirlo: Get Out è stato un esordio col botto. Il film è stato scritto e diretto  dall’attore e neo-regista Jordan Peele, nuovo alla nobile arte della regia. Peele, in campo attoriale è sempre stato per lo più specializzato in ruoli comici (Come nella serie Key and Peele). Questa nuova avventura dietro la macchina da presa era un’incognita, visto soprattutto il genere che si apprestava a trattare.

Nonostante ciò, i risultati hanno sancito il successo del progetto: 252 milioni di dollari guadagnati (al fronte dei soli 4 milioni spesi per la produzione), film acclamato dalla critica e ben quattro nomination agli Oscar 2018 (Tra cui “Miglior Film” e “Miglior Attore Protagonista” per Daniel Kaluuya). Peele ha dimostrato una maturazione artistica non indifferente, creando una storia che ha sorpreso tutti, oltre ogni pregiudizio.

Get Out: un horror atipico

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Get Out ci racconta di una giovane coppia, innamorata e felice, che deve fare i conti con uno dei momenti più importanti in una storia d’amore: la presentazione di lui alla famiglia di lei. C’è solo un piccolo dettaglio, ossia che il ragazzo in questione è di colore. Stando così le cose, la bellissima Rose (Allison Williams) ed il suo uomo Chris (Daniel Kaluuya), decidono di passare un week-end dai genitori della ragazza. Se ci limitassimo a ciò, la storia ci sembrerebbe nulla più di un Indovina chi viene a cena?, rivisitato in chiave moderna.

Jordan Peele, dal suo canto, aveva ben altro in mente quando scrisse questa sceneggiatura. La storia infatti prende una piega angosciante e sinistra non appena conosciuta la famiglia di Rose, Chris inizia a notare strani atteggiamenti da parte dei domestici e degli abitanti della casa. La trama s’impregnerà di tensione man mano che gli eventi anomali aumenteranno, fino a far capire al nostro sfortunato protagonista la realtà terrificante rinchiusa tra le mura di quella villa.

Get Out recensione

In linea di massima, la storia che ci racconta Get Out ha sicuramente dei risvolti originali.Dopo la presentazione dei vari protagonisti, la tensione non manca mai all’appello. Il film è classificabile come horror, ma di fatto ha uno stile tale da ricordare più un thriller. Gli elementi di terrore vi sono, nonché varie comparsate di figure inquietanti lungo tutta la pellicola. Tuttavia, la linea narrativa e la trama sono tipici più di una storia ricca di suspense che di terrore. Inoltre, da evidenziare sono i numerosi spunti satirici. Nascendo artisticamente in ambito comico, Peele l’inserisce nel film, contestualizzandoli alla perfezione.

Get Out: cenni tecnici

La tavoletta dei colori usata in Get Out è molto delineata. In particolare Toby Oliver, direttore della fotografia,  gioca molto sul contrasto tra colori chiari e scuri. La contrapposizione bianco/nero che si evince dalla narrazione la si può riscontrare anche visivamente, in diversi frame della pellicola. Da notare quindi la presenza molto forte dei colori blu, bianco e nero.

Get Out recensione

Notare la predominanza dei colori blu e nero in questo frame.

Peele dietro la macchina da presa fa un lavoro niente male, affacciandosi per la prima volta alla regia di un film. Get Out si lascia guardare volentieri, con trovate visive a tratti davvero lodevoli, ed il regista eccelle nell’incutere timore allo spettatore senza l’utilizzo di espedienti scontati e banali (come i jumpscare, purtroppo molto utilizzati nei film horror odierni).

La recitazione è validissima. I personaggi sono tutti leggermente caricaturati ma questa scelta funziona, persino per i piccoli siparietti pseudo – comici che troviamo lungo il film. Nello specifico, Daniel Kaluuya e Allison Williams spiccano in fatto di qualità, dando vita a dei personaggi diametralmente opposti. Menzione d’onore per Lil Rel Howery (che interpreta Rod, migliore amico di Chris), simpatico ed efficace  sia nella costruzione del personaggio che nella recitazione.

Get Out: “Schiavitù 2.0”

Get Out recensione

Nonostante le numerose lotte per i diritti dei neri ed il tempo trascorso, in America la tematica della discriminazione razziale è un evergreen. A quanto pare, nonostante i tempi siano cambiati, i cittadini afroamericani continuano a vivere in modo insofferente la loro condizione negli States. Tra scontri con le forze dell’ordine e contestazioni pubbliche, chi tratta l’argomento nell’ambito cinematografico è sempre da considerarsi un temerario. Questo coraggio, però, sfocia molto spesso in progetti banali e di stampo moralistico (che, basandosi sulle ultime edizioni degli Oscar, a quanto pare all’Academy gradiscono).

In Get Out però vi è uno stile differente. Una vera e propria critica sociale è assente, ma si palesa solo se si fa attenzione alle sottigliezze. L’ipnosi si presenta come fosse la schiavitù del nuovo millennio, gestita naturalmente dall’uomo bianco. Il “Mondo Sommerso” invece può essere visto come metafora della  condizione dell’afroamericano tipo: condannato ad assistere, inerme, alla sua sottomissione contro il proprio volere.

Jordan Peele, nonostante l’impostazione catastrofista della storia, desidera lasciare qualche barlume di speranza allo spettatore. Il modo in cui tutti i nodi vengono al pettine, garantendo a Chris il suo riscatto, ci fa pensare. Probabilmente il messaggio ultimo del film è che un cambiamento è possibile, ma la risoluzione dei fatti ce lo fa recapitare in modo originale. Sicuramente, non è il film moralista che qualcuno si sarebbe potuto aspettare.

Get Out: conclusioni

Get Out recensione

Get Out, in definitiva, è un film che ha un suo carattere. Peele nella pellicola ci mette del suo, creando un mix di tensione e humor che funziona. Trattandosi di un’opera prima, non si può che apprezzarla a pieno. Get Out va visto come un inizio. L’inizio della carriera di Jordan Peele che, dopo questa prima esperienza alla regia, ci auguriamo torni a stupirci con altre pellicole. L’inizio dell’ascesa di Daniel Kaluuya, attore talentuoso già conosciuto in Black Mirror, meritevole di tutto questo suo successo. Infine, l’inizio di una nuova era cinematografica che tratti l’argomento della discriminazione con originalità tagliente, come in questo caso, e che non si limiti al compitino intriso di futili moralismi.

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Get Out: il voto

Rating - 8

8

The Good

  • Tematica delicata affrontata in maniera brillante
  • Recitazione d'alto livello
  • Regia e fotografia ben curate
  • Mix vincente di generi e stili

The Bad

  • Non propriamente definibile come "Horror".

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