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Guida Galattica per Autostoppisti: recensione del film con Martin Freeman

Recensione di Guida Galattica per Autostoppisti: film del 2005 diretto da Garth Jennings con Martin Freeman, ora su Netflix

Guida Galattica per Autostoppisti è un film ispirato al romanzo di fantascienza omonimo, scritto da Douglas Adams, divenuto cult. La sceneggiatura del film, disponibile su Netflix, è stata scritta dallo stesso Adams, il quale purtroppo non ha potuto vedere la sua opera realizzata, essendo prematuramente scomparso nel 2001. Molti produttori avevano avuto la possibilità di dar luce al film, realizzato solo nel 2005. L’impresa non era facile, vista la mole del libro e il successo che ha sempre riscosso.

Da aggiungere agli elementi che aumentano il livello di difficoltà c’è l’assoluta follia che regna nel libro, assolutamente originale rispetto alle opere di fantascienza più classiche. Non ci sono guerre con alieni o popolazioni che vogliono dominare la galassia: l’uomo viene trasportato in un universo di cui conosceva veramente troppo poco. Vediamo se, e come, Garth Jennings, Martin Freeman e il resto della troupe, tra cui John Malkovich in uno splendido cameo, sono riusciti  a rendere un libro cult un film altrettanto valido.

Guida Galattica per Autostoppisti recensione: la trama

Arthur Dent è un umano come tanti, la cui casa deve essere demolita per costruire una tangenziale. La sua vita cambia, però, quando quello che lui credeva essere un suo semplice amico si rivela essere un alieno. Ford, questo è il nome dell’amico, gli rivela che la Terra sta per subire il destino della sua casa: una razza aliena sta per demolirla per costruire una tangenziale spaziale. I due riusciranno a fuggire su una delle navi da demolizione grazie all’autostop, e la Terra viene polverizzata.

Dal momento in cui i due si trovano sulla nave degli alieni Vogon inizia la vera e propria avventura, condita di ironia e assurdità. Ford è uno degli autori del libro più venduto dell’universo: la Guida Galattica per Autostoppisti, che racchiude tutto lo scibile universale, necessaria per sopravvivere in qualsiasi situazione, con una scritta grande e rassicurante scritta sulla copertina: NIENTE PANICO. In seguito entrerà in scena Zaphod Beeblebrox, presidente della galassia, non esattamente un individuo assennato, che ha una relazione con una terrestre di cui Arthur era innamorato, ed è cercato dai Vogon per il furto della nave più all’avanguardia dell’universo.

Zaphod è sulle tracce del supercomputer creato da Pensiero Profondo. Si tratta di un’ intelligenza artificiale che la razza aliena più intelligente in assoluto ha creato con l’intento di ricevere la risposta alla domanda fondamentale “sulla vita, l’universo e tutto quanto”. Non avendo chiara la domanda, Pensiero Profondo ha creato questo supercomputer per formularla, dato che il suo compito riguardava solo la risposta. Il filmato che racchiude queste informazioni è, però, danneggiato proprio al momento della dichiarazione del nome del supercomputer, il che rende chiara la missione dei nostri protagonisti: scoprirlo. Ovviamente nulla sarà semplice, ma sarà assolutamente intrigante.

Guida Galattica per Autostoppisti recensione

 

Addio e grazie per tutto il pesce

Guida Galattica per Autostoppisti si basa sull’assurdità di una storia geniale. Questa assurdità è chiara in tutto il film, fin dalla primissima sequenza, nella quale la voce narrante che rappresenta il libro che dà il nome al film spiega come l’uomo avesse convinzioni erronee riguardo alla propria intelligenza. I delfini avevano già capito che la Terra stava per essere distrutta. Per questo sono volati via dal pianeta; non prima di aver cantato una canzone che resta nella testa, con un messaggio a noi umani: Addio e grazie per tutto il pesce.

La fantascienza va di pari passo con l’ironia, dall’inizio alla fine. Ogni personaggio è caratterizzato in maniera eccellente. Da Marvin, l’androide paranoico, che ha la voce magnetica di Alan Rickman, a Humma Kavula, cameo di John Malkovich. Per non parlare del fatto che la cosa più utile dell’universo sia avere con sé un asciugamano. Il punto più noto e ironico del film è, però, la risposta di Pensiero Profondo alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto: 42.

Qual è il motivo di questa risposta? Come ha sempre detto anche Adams, non c’è motivo. 42 lo attirava semplicemente per il suono della parola. La cosa veramente importante è la domanda. Nella vita bisogna imparare a fare le giuste domande per avere le giuste risposte. Non si può pretendere il tutto dal nulla.

Guida Galattica per Autostoppisti: aspetto tecnico

Non è un film indimenticabile dal punto di vista della regia. Non ci sono inquadrature che facciano sgranare gli occhi, come ci si potrebbe aspettare da un film canonico di fantascienza. La regia lascia spazio al leitmotiv del film: l’assurdità di scoprire pian piano cosa ci aspetta. Iconica è la sequenza con cui vediamo la prima astronave Vogon, con degli scatti di camera che ne accompagnano la lunghezza, facendola sembrare infinita. I colori sono vivi, belli, non c’è mai un’atmosfera cupa.

La musica accompagna benissimo, non si sovrappone. C’è molto spazio per i dialoghi, com’è normale che sia vista la derivazione da un libro. Gli attori non sono sopra le righe, ad eccezione di Sam Rockwell (Zaphod), e John Malkovich, ai quali è richiesto questo tipo di verve dal personaggio stesso. I Vogon sono realizzati molto bene, senza l’ausilio della CGI, e non sembrano macchinosi o eccessivamente finti. Il finale forse è la parte più problematica. Vista la mole del libro non sarebbe stato un dramma avere una ventina di minuti in più di film, che lo rendessero un po’ meno tirato via, nonostante sia comunque chiaro e godibile.

Guida Galattica per Autostoppisti: conclusioni

Veniamo alla classica domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, che ci si pone davanti in questi casi: meglio il libro o il film? La risposta è semplice: 42. Scherzi a parte, ovviamente il libro è molto più chiaro e divertente in molte parti, ciò non toglie che il film sia molto fedele, essendo ovviamente scritto dalle stesse mani. Guida Galattica per Autostoppisti è un consiglio: per chi non ne ha mai sentito parlare di leggerlo o vedere il film, o, perché no, entrambe le cose; per chi lo conosce di non dimenticarlo, rivederlo ogni tanto se già non lo fate, e magari farlo conoscere in giro.

Adams ci ha regalato un’opera di fantascienza fuori dagli schemi. Gli amanti del genere, però, non storcano il naso. Guida Galattica per Autostoppisti può sembrare meno impegnativo dei vari Star Wars e Blade Runner, e probabilmente lo è, ma non è certamente foriero di un messaggio banale. Se un senso la vita ce l’ha, impariamo a trovare il modo di chiedercelo nella maniera giusta; altrimenti possiamo aspettare anche sette milioni e mezzo di anni, ma la risposta sarà sempre 42.

Per concludere l’omaggio al genio che c’è dietro quest’opera immensa, lo spunto va preso dal film, che chiude con un fotogramma sfocato della faccia di Adams; e una dedica all’uomo che, purtroppo non ha mai visto realizzato il suo progetto: Per Douglas.

Guida Galattica per Autostoppisti recensione

 

 

Guida Galattica per Autostoppisti

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Sceneggiatura e messinscena
  • Divertente e leggero

Lati negativi

  • Un po' troppo breve, ne risente il finale

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