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High life: recensione dell’odissea spaziale con Robert Pattinson

Claire Denis ci racconta la sua fantascienza, perversa e provocante

Oggi vi proponiamo la recensione di un film non ancora approdato nelle sale italiane, ma che è assolutamente da recuperare: High life. La pellicola è stata presentata al Toronto International Film Festival il 9 settembre 2018 ed è uscita nelle sale francesi il 7 novembre dello stesso anno. Per la prima volta Claire Denis sceglie la lingua inglese, facendo presupporre un film dall’accessibilità maggiore. In realtà l’artista francese ripropone un film con un’identità molto forte, la sua, e che non ha chiaramente la pretesa di rivolgersi al pubblico in senso lato.

Il film si apre con Monte (Robert Pattinson) che vaga solitario nello spazio con la sola compagnia di Willow, sua figlia neonata. Ci viene offerta la possibilità di ispezionare la navicella e scopriamo che ha un bellissimo giardino interno, curato quotidianamente da Monte. Il ragazzo, anche per preservare la sanità mentale, si occupa della manutenzione della nave e, giornalmente, invia il resoconto alla terra. Questo messaggio serve anche per prolungare di altre 24 ore la vita sulla nave, in modo tale che se tutti i passeggeri dovessero morire la navicella smetterebbe automaticamente di funzionare.

A questo punto la pellicola procede a ritroso, tramite i flashback di Monte. Il neo papà ricorda infatti i suoi compagni di viaggio e le loro morti, rendendoci noto il percorso che lo ha portato ad essere l’unico superstite e a diventare padre. Ci viene raccontata la storia dell’equipaggio, formato da delinquenti finiti nel braccio della morte a cui è stata offerta una possibilità di riscatto. La loro missione è quella di viaggiare verso un buco nero per raccoglierne l’energia, salvando in questo modo la Terra. Cosa è successo su questa nave spaziale? Dei criminali e una dottoressa pazza (Juliette Binoche) in viaggio verso una missione suicida sono una polveriera pronta ad esplodere…

Indice

La mia fantascienza – High life recensione

High life è di certo fantascienza, ma non del tipo che ci si potrebbe aspettare. Non è inscrivibile né alla fantascienza moderna né a quella classica, nonostante condivida dei particolari aspetti con entrambe. Seppur riprenda in certi temi un caposaldo dell’ultima fantascienza come lo è Interstellar, High life ne nega il suo essere cervellotico in favore della pulizia narrativa. Allo stesso modo cita cult del genere come 2001: Odissea nello spazio e Solaris, sostituendo però alla loro austerità un gruppo di personaggi estremamente carnali, fatti di sangue e fluidi.

Claire Denis entra in punta di piedi in un genere a lei sconosciuto e lo fa con assoluto rispetto, aggrappandosi, quando deve, a capolavori della fantascienza. La sua impronta è però ben visibile nella costruzione spaziale e, se da un lato si rivolge a Interstellar per realizzare uno spazio aperto e un buco nero davvero suggestivi, dall’altro si scosta notevolmente dai parametri di questo filone cinematografico. Emblematico è il caso del design della nave, tozza e squadrata, lontana dalla dinamicità alla quale ci hanno abituato le navi spaziali. Un piccolo espediente stilistico per esprimere un concetto tematico: la navicella che diventa prigione.

In realtà ben poco di questo film è immediatamente collegabile alla fantascienza, che viene utilizzata più che altro come contesto all’interno del quale si compie il viaggio di un’uomo e dell’umanità. Gli elementi fantascientifici della pellicola, come il progetto Penrose o il buco nero stesso, sono a malapena accennati e non vengono analizzati a fondo. Per questo motivo High life è un film difficilmente catalogabile in un genere solo in quanto ogni classificazione lo limita, dando di dare una definizione univoca a un film che di definito non ha proprio nulla.High life recensione

Una vita fatta – High life recensione

Vale la pena prestare una certa attenzione al titolo, pregno di significati, di questa pellicola. In primo luogo letteralmente high life sta a indicare il tenore di vita dell’alta società, la “dolce vita”. Ironico come venga accostata una vita agiata a quella condotta dai criminali a bordo. Questi, apertamente paragonati a dei cani nella seconda parte della pellicola, non stanno di certo vivendo come aristocratici. Il paragone con gli animali è ulteriormente rafforzato da gli innumerevoli paragoni al racconto di Harlan Ellison A boy and his dog, dove uno sperduto gruppo di donne tenta di ottenere lo sperma di un uomo, catturato a fini riproduttivi.

Accanto a ciò che sembra un assenso nei confronti de La teoria della classe agita di Throstein Veblen, c’è un altro livello di lettura. High life può essere anche inteso infatti come una “vita fatta”. La condizione in cui esistono i personaggi del film non può essere infatti chiaramente definita come “vita”. Sono dei prigionieri diretti verso morte certa il cui unico scopo, felicemente perseguito da nessuno di loro, pare quello di creare una vita umana nello spazio, nonostante l’abbondanza delle radiazioni.

Il risultato è dunque una vita allucinata, una non-vita. Aldilà della dose di sedativi che rende possibile una delle scene madri della pellicola, questa condizione è perenne ed è indipendente dall’utilizzo di droghe o farmaci. Monte ci farà notare come le stelle, nonostante ci si stia avvicinando a esse, sembrano comunque allontanarsi. Questa è una sintesi visiva ed emotiva di ciò che l’equipaggio sta passando, in primis Monte e Tcherny (André Benjamin). Un sempre maggiore distacco dalla vita, che si presenta ormi solamente sottoforma di impulso sessuale.High life recensione

Eros e thanatos – High life recensione

Colonna portante del film è sicuramente la dottoressa Dibs (Juliette Binoche), componente più fiabesca e esoterica della storia. Al contempo Medea e Circe, la dottoressa appare come la classica fattucchiera dai lunghi capelli corvini che strega gli uomini di passaggio. Il suo unico obbiettivo, per tentare di pulirsi la coscienza da un errore passato, è quello di creare una nuova vita nello spazio tramite l’inseminazione artificiale. Da qui deriva la sua personalissima visione dei passeggeri, ritenuti solamente delle sacche di sperma e liquidi.

Dal conturbante personaggio della Binoche si ramificano tutte le pulsioni sessuali della pellicola, a partire dall’eccezionale scena nella fuckbox. Questa camera è una sorta di Orgasmatron alleniano: una stanza del piacere dove l’equipaggio va a sfogarsi sessualmente. Claire Denis ci regala una sequenza di un livello artistico eccelso, emozionante e mai volgare grazie anche alla sapiente illuminazione di Yorick Le Saux, capace di dosarla stando attento al contrasto naturale fra il pallore della Binoche e il nero dei suoi capelli.

Contemporaneamente alla sfera sessuale si sviluppa quella della morte, tracciando un percorso nel quale le due si intrecciano numerose volte. Non è un caso sé le morti sulla nave spesso coincidano con un atto sessuale, e non è casuale nemmeno la fine del viaggio: la morte certa di tutti. Questa consapevolezza rende ancora più preponderante la libido all’interno della psiche dei personaggi, che risulta ormai sempre più debole. Se infatti la pulsione sessuale atta al piacere è una connotazione tipicamente umana e dunque naturale, viene qui forzatamente assoggettata a una riproduzione innaturale.High life recensione

In tutto questo però Monte è sopravvissuto, ce l’ha fatta. E ce l’ha fatta grazie a un enorme sforzo di volontà che prevede la cancellazione della stessa, diventando di fatto la nolontà schopenhaueriana. Il personaggio di Robert Pattinson riesce a divenire il perfetto asceta di Schopenhauer, annullando la volontà di vivere. Nel bel mezzo della spiccata dose di sessualità che la nave ha da offrire Monte si rinchiude nella castità, non dipendendo da nulla sopprimendo i propri istinti vitali.

Questo gli ha permesso di slegarsi dalla realtà e di rendersi trasparente alla volontà, che gli passerà attraverso non trovando però il corpo. Un grande sacrificio che gli ha permesso di compiere il lungo viaggio del quale si è reso protagonista. Il merito è sicuramente anche di Pattinson, capace di costruire un personaggio con una psiche sempre al limite del cedimento, ma mai oltre. Il suo personaggio racconta del difficile viaggio di un padre e di sua figlia, ma anche degli istinti primordiali della specie umana.

C’è però della speranza in questo spazio oscuro e violento: all’interno di questa nave in rotta verso la morte è avvenuto un miracolo. Contro qualsiasi pronostico alla fine è nata Willow, una bambina perfettamente in salute. Se all’inizio è palpabile dell’ostilità di Monte nei confronti della figlia, la quale lo sta trascinando verso la pazzia, è anche facilmente identificabile come sia stata proprio Willow ciò che ha ridato al protagonista quello di cui prima si era volontariamente sbarazzato: la voglia di vivere. Se la vita ha vinto anche nello spazio così profondo, forse vale la pena riprovarci.

Considerazioni finali

High life è un film estremamente potente. È in linea con la cinematografia denisiana in primis per le provocazioni che suscita, ma anche per il particolare stile ellittico della francese. La narrazione a ritroso è un classico del thriller e anche in questo caso Monte ci spiega cosa è avvenuto prima tramite flashback. Si va dunque ad alternare il present, che vede il neo genitore alle prese con la piccola Willow, e il passato, con tutto l’equipaggio a bordo della nave.

Similmente a L’intrus, le nozioni che lo spettatore apprende, per quanto importanti e accattivanti, sembrano non essere mai abbastanza. Denis è bravissima nel tenere sospeso lo spettatore, consegnandoli il significato del film una briciola alla volta, senza mai spiattellarne interamente il senso. Persino alla fine, raccogliendo e analizzando briciola per briciola, si ha il sentore di averne persa qualcuna per strada e il senso complessivo del film resta oscuro.

Si tratta di un film molto complesso e dalle molteplici chiavi di lettura ed è per questo che può risultare proibitivo per qualcuno. Rimane comunque una notevolissima espressione del cinema d’autore in un genere non convenzionale e, a suo modo, un fantastico film di fantascienza. Auspichiamo che esca nelle sale italiane, in modo tale che tutti possano goderne appieno.

High life

Voto - 9

9

Lati positivi

  • Prestazioni attoriali notevoli
  • Un film complesso e ricco di messaggi
  • Regia e fotografia ispirate sviscerano la fantascienza

Lati negativi

  • Non adatto a tutti

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