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Hole – L’abisso: recensione dell’horror di Lee Cronin

Recensione del film irlandese presentato al Sundance Film Festival

Hole – L’abisso è il primo lungometraggio di Lee Cronin presentato in anteprima al Sundance Film Festival. Cronin decide di abbandonare i cortometraggi orrorifici precedentemente girati – il buon Through the Night (2010) e il pluripremiato Ghost Train (2014) – per dedicarsi ad un horror di più ampio respiro. La pellicola, traendo spunto dal fenomeno del sinkhole, si prefigura come una storia inquietante. Cronin non solo cerca di approfondire l’eterno dilemma tra realtà e finzione, ma prova a descrivere fin dove possa spingersi il legame madre-figlio. Approfondiamo le tematiche principali di Hole – L’abisso in questa nostra recensione.

Produzione tutta irlandese, Hole – L’abisso si prefigura fin da subito come un horror abbastanza classico; da un lato riprende molte delle atmosfere da film come Babadook e L’invasione degli ultracorpi, ma dall’altro cerca di costruirsi un’identità tutta sua. Tuttavia il film, per quanto contenga alcuni buoni spunti e a sprazzi risulti godibile, non riesce fino in fondo nel suo intento e trova nella narrazione e nelle prove attoriali le due sue più grandi pecche. L’esordio di Cronin diviene quindi una delusione e alla fine non riesce a trasmettere nel lungo periodo quella suspense e quella dimensione dark che tanto bene gli era riuscita nei corti.

Indice

La trama: Hole – L’abisso recensione

L’opera inizia con la presentazione dei due protagonisti, la madre Sarah O’Neill (Seana Kerslake) e suo figlio Chris (James Quinn Markey) sono in viaggio verso la loro nuova casa, un edificio sul limitare della foresta. Sarah ha deciso di trasferirsi in una piccola cittadina irlandese dopo un passato burrascoso con il marito per ritrovare serenità. L’assenza del padre nella loro nuova vita causerà il malumore di Chris, che in preda al panico scapperà nella foresta. In essa si scoprirà esserci un enorme voragine (il famoso sinkhole), che inghiotte tutta la materia che la circonda. Nei giorni seguenti Sarah noterà dei comportamenti inquietanti nel figlio, nonché totalmente opposti ai suoi soliti. Tuttavia è solo dopo l’incontro con la loro strana vicina di casa Noreen (Kati Outinen), che la protagonista incomincerà capirà la gravità della situazione.

Noreen infatti riferisce a Sarah che il bambino che porta con sé non è realmente suo figlio, Inizia così la ricerca della verità della madre, che deciderà di tendergli delle vere e proprie trappole affinché si tradisca. Inoltre Sarah, non riuscendo a superare i traumi matrimoniali del passato, inizierà a fare uso di calmanti; questo unitamente al ritrovamento del cadavere di Noreen, non farà che accrescerle i suoi dubbi. Infine l’incontro con il marito della defunta vicina, il quale racconterà una storia molto simile a quella vissuta da Sarah, darà alla donna il coraggio di andare fino in fondo alla vicenda. Ma i suoi dubbi sono soltanto paranoie psichiche oppure Chris nasconde veramente qualcosa?hole recensione

Il rapporto madre/figlio e la solitudine

Hole – L’abisso cerca di esplorare varie tematiche, ma le principali da riscontrarsi sono sicuramente: il rapporto madre e figlio, la solitudine, il confine tra realtà/finzione e l’incomprensione della società. I temi sono sicuramente attuali e importanti, tuttavia il film non li sviluppa a dovere e in tal modo non fa che risultare a tratti abbastanza retorico e didascalico. In primo luogo il rapporto madre-figlio è visto troppo in maniera monodimensionale, vale a dire dal solo punto di vista della madre. La donna oltre ad essere inutilmente onnipresente nel film, riesce anche a non agire concretamente fino a prima del finale. Il rapporto ci viene quindi descritto nella sua pienezza solo all’inizio sfruttando molti cliché visti e rivisti nella dimensione cinematografica (specialmente in quella horror) e alla fin fine non riesce assolutamente ad arrivare allo spettatore.

Questo non permette al pubblico di affezionarsi veramente ai personaggi. Questa mancanza di empatia emotiva, rappresenta forse la pecca più grande del film. Il tema della solitudine è invece uno di quelli resi meglio nel film, sia dal punto di vista visivo sia dal punto di vista narrativo. Infatti le riprese dell’auto sempre sola sulla strada e la decisione di ambientare molte scene nella casa vicino alla foresta rendono bene la dimensione d’abbandono del luogo nonché. Tutto ciò contribuisce a creare un clima fin troppo appartato. Infine la pochezza dei personaggi introdotti, nonostante rappresenti un problema dal punto di vista della scrittura ha paradossalmente dei lati positivi. Intorno ai protagonisti si viene infatti a creare un’aura di mistero che aiuta il film nel suo sviluppo.

Realtà e finzione: Hole – L’abisso recensione

Il film riprende anche uno dei temi classici del cinema: l’eterno scontro tra realtà e della finzione, decidendo di esplorarlo sotto diversi, e troppi, punti di vista. L’introduzione dell’uso dei calmanti della donna più che ammiccare agli intrugli di Rosemary’s baby risulta una mossa del tutto sbagliata. Da un lato non riesce a insinuare fino in fondo il dubbio nello spettatore sulla veridicità di ciò che sta vedendo, dall’altro rende la protagonista meno credibile.

Il maggior errore però è sicuramente quello di voler associare troppe cose assieme: la dimensione onirica dell’incubo con la realtà, la follia con l’incomprensione sociale; la paura con la finzione, il lutto come scusa per l’inadempienza ai propri obblighi, il coraggio con la verità e la pace. Ne viene fuori un pastiche di elementi mal assortiti, che più che approfondire i vari significati non fa altro che banalizzarli.

Infine la tematica della superficialità sociale è troppo accennata e tutto ciò risulta evidente dal fatto che i suoi risvolti sul piano fattuale dello svolgimento della narrazione sono veramente pochi, soprattutto se si pensa alla ricerca di realismo del film. Cronin riesce solo ad abbozzare una sorta contraltare sociale, che sembrerebbe dover assumere il significato di critica alla società odierna.

Lato tecnico

Procediamo nella recensione di Hole – L’abisso approfondendo il lato tecnico della pellicola. Tecnicamente la pellicola presenta alcuni squilibri non da poco e lo iato più evidente è da riscontrarsi tra la regia e le prestazioni degli attori. Il comparto registico risulta comunque buono per essere un film d’esordio, con dei movimenti di macchina che sanno giostrarsi bene nella narrazione delle varie sequenze. Sicuramente Cronin si è approcciato bene al mezzo, senza riuscire ancora a dominarlo. Il problema più grande è la ricerca del realismo, il quale viene poi minimizzato dall’uso di stacchi troppo bruschi e risolutori. Inoltre l’uso della soggettiva è mal calibrato e la sperimentazione in alcuni casi stona completamente, soprattutto se si pensa all’uso scolastico del campo e controcampo. Buona invece è la scelta di non affidarsi al semplicistico jumpscare e di cercare di creare la tensione mettendo in campo i silenzi.

Infine lo slow motion, così come i campi lunghi, si prefigurano scadenti e in parte fuori contesto, con il solo risultato di far scadere la regia. Dall’altro lato le prove attoriali risultano poco convincenti, l’unico a salvarsi risulta il piccolo James Quinn Markey. Infatti Seana Kerslake, pur apparendo sempre, non riesce minimamente a farci entrare nel dramma di questa donna e la sua mimica facciale è al di sotto della media.

Scenograficamente il film risulta buono e la fotografia è ben fatta, riuscendo a colpire più di una volta. Tuttavia un’altra grande nota di demerito va sicuramente data al montaggio e agli effetti speciali. Questi oltre a non essere all’altezza, non danno assolutamente l’idea di cosa si stia guardando e rendono le scene caotiche. La sceneggiatura ha anch’essa i suoi difetti, ma più che nel contenuto risulta deficitaria nella forma. Il sonoro invece appare nella norma, una composizione musicale come molte altre viste nei film horror.hole recensione

Considerazioni finali: Hole – L’abisso recensione

Nella conclusione della nostra recensione di Hole – L’abisso vogliamo sottolineare come quest’horror si qualifichi come una delusione. Uno scialbo esordio da parte di uno scrittore e regista di corti sicuramente apprezzato. Il problema più grande del film è la mancanza di approfondimento, difficile data la breve durata del film, appena 90 minuti. Il finale oltre a sembrare brusco, semplicistico e in parte anche commerciale, banalizza troppo facilmente i temi affrontati durante la proiezione.

Inoltre i numerosi deficit tecnici e un eccessivo citazionismo, andando da Shining a The Blair Witch Project, passando anche per le atmosfere di Goodnight Mommy, non fanno altro che far scadere la pellicola in una retorica scontata, con quel sapore di già visto che mina l’opera nella sua interezza. Infine risulta difficile capire come parte della critica abbia apprezzato questa pellicola, soprattutto vista e considerata la sua banalità. Un collage raffazzonato di elementi solo accennati e mai sviluppati veramente fino in fondo.

Hole - L'abisso

Voto - 5

5

Lati positivi

  • Fotografia
  • Mancato uso dello jumpscare

Lati negativi

  • Citazionismo esasperato
  • Prove attoriali
  • Brusco finale
  • Mancato approfondimento delle tematiche introdotte

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