The I-Land: recensione della miniserie Netflix

Netflix ha deciso come al solito di regalarci un nuovo prodotto seriale, sperando di riuscire a far breccia nel cuore di ogni utente. Vi presentiamo quindi la nostra recensione di The I Land, nuova serie distopica distribuita dal colosso dello streaming. Da sempre la fantascienza ha un forte appiglio sul pubblico, soprattutto quella che parla dei rischi a cui possiamo correre incontro con l’eccessiva assoggettamento alla tecnologia. Conosciamo tutti l’ottimo lavoro fatto dalla piattaforma per quanto riguarda Black Mirror.

Difficilmente capita di trovarsi di fronte ad un prodotto del genere, o almeno da molto tempo Netflix non ne aveva proposti. Un tentativo il cui scopo risulta essere poco chiaro, con l’unica ancora di salvezza legata al fatto che le puntate non siano eccessive nel numero e nella durata, comunque non breve. Della serie nella sua totalità si salva poco o niente, in questo continuo inno alla mediocrità di scrittura e messa in scena. Un enorme autogol nella ricerca della qualità che Netflix stava mettendo a punto quest’anno.

Indice

Trama – The I Land recensione

La vicenda inizia in un’isola apparentemente deserta sulla quale si risveglia una ragazza. Con lei si scoprono esserci altri ragazzi che, come la protagonista, non ricordano assolutamente nulla della loro identità e del loro passato. Ognuno dei ragazzi ha un oggetto diverso, apparentemente casuale. Essendo tutti vestiti esattamente alla stessa maniera, scoprono che sul colletto delle loro camicie è scritto quello che pare essere il nome di ognuno. La ragazza dell’inizio dovrebbe chiamarsi Chase. Sulla spiaggia non vi sono tracce di naufragio o disastro aereo: il gruppo di ragazzi si adopera così per sopravvivere in un ambiente ostile. Iniziano però le prime discussioni nel gruppo, in particolare tra Chase e K.C., un’altra ragazza, che non nutre grandi simpatie verso gli altri.

Nella confusione generale, Chase cerca di conquistarsi una non facile leadership: tutto le sembra molto strano, per cui è convinta del fatto che ci siano indizi nascosti nella disposizione dei loro corpi al risveglio e in altri elementi dell’isola. Nonostante trovi qualche indizio interessante nessuno le dà ascolto, concentrandosi sulla sopravvivenza. Chase è sicura che qualcosa non torni, e sembra che l’unico che la sostenga sia Bran, che però si rivela quasi subito essere diverso da ciò che lei credeva. I conflitti nel gruppo si fanno sempre più aspri, l’isola riserva grandi sorprese e qualche elemento del loro passato si riaffaccia nel loro presente. La realtà si fa sempre più confusa, ma ciò che sembra prevalere non è mai il bene comune. A questa gran confusione, si aggiunge a poco a poco la consapevolezza che i ragazzi si trovano in una situazione molto più grande di loro.The I-Land recensione

Recensione

Se nel descrivere la trama siamo stati attenti nel non fare spoiler, qui sarà molto più difficile. In ogni caso la visione di The I-Land non è assolutamente consigliata. Questa miniserie, e ci auguriamo resti mini senza generare pericolosi sequel, ha problemi di ogni tipo. In un vortice di fumo generato dalla volontà di emulare Lost e Black Mirror ci si dimentica la cosa più importante per qualsiasi prodotto che voglia raccontare una storia: la storia stessa. Gli intenti possono anche sembrare interessanti, all’inizio, ma sono raccontati così male da generare nausea anche ai più amanti del trash. La scrittura soffre della presenza di numerose lacune nella scrittura. I ragazzi, ad esempio, si risvegliano su quest’isola senza ricordare assolutamente nulla. Questa soluzione narrativa non è nuova, ma non può essere un continuo deterrente.

Ogni volta che ciascuno dei ragazzi fa qualcosa che in qualche modo lo ricollega con la sua vita, come se fosse istintivo, c’è sempre qualcuno che chiede: “Come mai riesci a fare/pensare/dire ciò?” e la risposta è sempre una:”non me lo ricordo”. I personaggi, poi, sono tutti tagliati con l’accetta, non ce n’è nessuno che subisca una crescita interessante. La stessa protagonista risulta essere personaggio banale e bidimensionale, per nulla approfondito o originale. Gli unici due personaggi che alzano un po’ il livello sono K.C. e il capo del penitenziario, che non vanno però oltre lo svolgere il loro “compitino”. Per non parlare del finale, con un colpo di scena che lascia esterrefatti, in senso negativo, e una velata critica alla gestione ambientale assolutamente fuori luogo.

Aspetti tecnici – The I Land recensione

Normalmente l’ambientazione di un’isola sperduta dovrebbe creare atmosfere suggestive, rendendo la vita facile ai registi. Evidentemente al regista di The I-Land non interessa. L’isola non si vede quasi per nulla, vediamo due spiagge e pochissimo dell’entroterra. Si indugia continuamente sui vari personaggi, verso cui non si riesce mai ad entrare in sintonia, non riuscendo il regista a creare una vera e propria empatia. Questo processo di immedesimazione non viene aiutato da continui primi piani o piani americani dal significato effimero. Non ci sono quasi mai inquadrature larghe che diano respiro alla scena e c’è un solo piano sequenza degno di nota.

Se la regia non riesce a colpire la fotografia non è da meno. Ogni scena è investita da colori tendenti al bianco che rendono innaturale un luogo che al contrario dovrebbe rappresentare la natura selvaggia. La CGI viene usata in maniera a volte troppo evidente, come per gli squali. La colonna sonora è praticamente inesistente. Fin troppo evidente la forzatura di moltissime scelte. Unica nota positiva in questo ambito è l’abilità nell’inserire i flashback, che sono abbastanza ben cadenzati e hanno una fotografia differente dal resto. Resto in cui nulla si salva, in un continuo oscillare della mente dello spettatore tra la sofferenza della visione e la consapevolezza che quel tempo poteva essere speso per fare cose migliori.The I-Land recensione

Considerazioni finali

Ciò che possiamo affermare con certezza in questa recensione di The I land è come Netflix abbia toccato il fondo per quest’anno. Sicuramente si può solo migliorare. La speranza è che non si metta più mano a questo progetto o ad altri simili, quando si ha la possibilità di dare spazio a prodotti come Dark Crystal. Una perdita di tempo in tutto e per tutto. Non si può nemmeno inserire nella categoria “so bad it’s so good” dove nonostante il prodotto sia fatto male se ne riesce comunque a ridere e a scorgere del buono. Mal inseriti anche i riferimenti ad opere ben più famose, come la scena dove si cerca di citare Kill Bill ma con scarsi risultati.

Ciò che rimane allo spettatore è un profondo e costante senso di incompiutezza e di aver perso del tempo. Ci si aspetta che possa succedere qualcosa di intrigante, nelle prime puntate, ma tutto si risolve in una bolla di sapone. Non crediamo serva aggiungere altro al discorso, un prodotto di bassa qualità che di certo non va ad arricchire in nessun modo il comparto seriale della piattaforma streaming.

 

The I-Land

Voto - 2

2

Lati positivi

  • Sono "solo" 7 episodi

Lati negativi

  • Comparto tecnico
  • Sceneggiatura
  • Recitazione

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