I May Destroy You – Trauma e rinascita: recensione della serie tv di Michaela Coel

Finalmente in Italia arriva l'ultimo capolavoro di Michaela Coel, alle prese con rappresentazione e consenso

I May Destroy You è la serie HBO co-diretta, co-prodotta, scritta ed interpretata dalla talentuosa Michaela Ewuraba Boakye-Collinson (nome completo di Michaela Coel) andata in onda nel 2020, ma arrivata in Italia solamente questo mese e distribuita da Sky e Now Tv.
Michaela Coel è meglio conosciuta per essere la creatrice e la protagonista della famosa serie Chewing Gum che le è valso il premio BAFTA nel 2016. In Inghilterra è conosciuta non solo per la sua brillante e florida carriera, ma anche per le sue posizioni antirazziste e l’essere una fiera sostenitrice del movimento MeToo.

I May Destroy You è stata accolta positivamente in patria grazie alla scrittura brillante di Coel e ad una regia che enfatizza i momenti salienti della serie. Lo show britannico vuole essere un ritratto onesto della generazione attuali dei trentenni e dei loro problemi, partendo da un trauma di cui la protagonista cade vittima. La violenza sessuale è trattata in modo crudo, il consenso e la sessualità sono i pilastri della serie a cui segue una consapevolezza sui traumi passati sia di Arabella che del suo gruppo d’amici. 

Indice

Il plot autobiografico – I May Destroy You, la recensione

Durante l’Edinburgh Tv festival del 2018, Coel ha presentato per la prima volta I May Destroy You dichiarando che la serie sarebbe stata fortemente autobiografica. Coel, durante lo stesso evento, ha anche raccontato pubblicamente di essere stata vittima di stupro e racconta l’accaduto in cui si notano i riferimenti al plot della serie: era rimasta a lavorare nell’ufficio della compagnia quando decide di uscire con gli amici. Una volta tornata in ufficio, ore dopo, si è resa conto che il suo drink era stato corretto con qualche sostanza e che era stata stuprata.

I May Destroy You

I May Destroy You. Various Artists Limited, FALKNA Productions.

Lo show, che in origine si sarebbe dovuto intitolare Jan 22nd, è stato descritto dall’autrice come un’esplorazione impavida, schietta e provocatoria sulla questione del consenso sessuale, aggiungendo che il drama esamina accuratamente la distinzione tra liberazione e sfruttamento. L’esperienza vissuta in prima persona da Coel diventa l’incipit della serie e il perno del pilot che riprende il trauma subito dall’autrice facendolo vivere in prima persona dal suo alter ego Arabella.

L’importanza del pilot – I May Destroy You, la recensione

Fondamentale è la costruzione del pilot che è suddiviso in due parti – prima dello stupro e subito dopo – e i cui tasselli mancanti saranno ricostruiti durante la stagione. La prima parte del pilot è fluida, lineare e senza troppi virtuosismi, ma è fondamentale in quanto serve a gettare le basi per tutti gli avvenimenti successivi permettendo allo spettatore di fare un paragone di come e in cosa cambia la vita della protagonista dopo essere stata vittima di stupro. Arabella è una giovane scrittrice di successo alle prese con il suo secondo libro, le piace far festa, uscire con gli amici e ha una storia complicata con un ragazzo conosciuto ad Ostia.

I May Destroy You

I May Destroy You. Various Artists Limited, FALKNA Productions.

Come già accennato questa prima parte viene messa in scena senza troppi tecnicismi a livello registico. La regia e il tono cambiano drasticamente negli ultimi minuti che sono decisamente più confusionari: gli eventi vengono ricostruiti seguendo un mosaico composto da brevi flashback mentre Arabella è tornata in ufficio e tenta di descrivere il lavoro ai suoi agenti. Lo stile utilizzato per rappresentare lo stato emotivo della protagonista durante i flashback che ci mostrano dei frammenti della serata sono radicalmente differenti: il montaggio è veloce e serrato, il tempo non è lineare, le soggettive sono mosse, ma a essere veramente disturbante è il flashback dello stupro, anche questo in visto in soggettiva.

Ritratto generazionale – I May Destroy You, la recensione

È con questa empatia e confusione che I May Destroy You conquista lo spettatore e non lo lascia più. La serie riesce a far immedesimare perfettamente ricreando le dinamiche confuse della mente frastagliata di Arabella che, se da una parte cerca disperatamente di ricostruire gli avvenimenti di quella notte, non riesce ad accettare di essere una vittima, troppo spaventata per ammettere quel che le è successo. I restanti undici episodi sono innanzitutto un’indagine di Arabella atta a scoprire chi sia il suo carnefice, un’indagine che la coinvolge emotivamente in un momento molto delicato della sua vita. I May Destroy You, parallelamente alla storia di Arabella, mette in scena delle problematiche comuni di un’intera generazione.

Arabella e il suo gruppo di amici sono trentenni alle prese con un momento di limbo sia personale che lavorativo. Arabella stessa si trova in un’impasse: da blogger a scrittrice, la protagonista si trova nel bel pieno di un grave blocco della scrittrice, una condizione da cui non riesce ad uscire anche a causa di una delusione amorosa con Biagio. Lo stupro è solamente la punta dell’iceberg che porta in superficie cicatrici e traumi passati, non solo vissuti dalla protagonista ma anche dai personaggi secondari, ognuno alle prese con dipendenze di diversa natura: dall’alcol alla droga, dalla fama a Instagram. Un ritratto pessimistico in cui tutti i personaggi presentano dei tratti disfunzionali.

I May Destroy You

I May Destroy You. Various Artists Limited, FALKNA Productions.

La rinascita e la sopravvivenza – I May Destroy You, la recensione

La rinascita e la sopravvivenza di Arabella passano attraverso la consapevolezza. Una consapevolezza che non si riferisce solamente l’assalto sessuale di quella notte, ma che coinvolge ogni aspetto della vita della protagonista. L’audacia di Michaela Coel si manifesta con tutta la sua fierezza già dal secondo episodio: invece di continuare con una narrazione lineare, Coel fa un passo indietro e – utilizzando la tecnica del flashback – parla della sessualità di Arabella e di piacere femminile. Una scelta inusuale, ma che Coel sa giostrare con maestria impedendo alla serie di risultare inopportuna o superficiale.

I May Destroy You parla di rappresentazione nella maniera più cruda possibile, senza giudizio né presa di posizione, ma in modo onesto e sincero. Sebbene sia una serie postuma – anche se da noi in Italia è arrivata prima -, la serie di Coel richiama – tramite lo stile crudo e un taglio realistico nel parlare di traumi e di rappresentazione giovanile – We Are Who We Are di Luca Guadagnino, entrambe girate in una frazione italiana non molto conosciuta all’estero (Coel sceglie Ostia, Guadagnino una cittadina vicino Venezia) per mettere in scena una storia di trasformazione e consapevolezza di se stessi e degli altri.

 

I May Destroy You

Voto - 9

9

Lati positivi

  • La scrittura brillante e cristallina di Michaela Coel così come lo è la sua interpretazione
  • Lo stupro usato come espediente narrativo per parlare di consenso, ma anche di personaggi disfunzionali
  • Un ritratto onesto quanto crudo di una generazione

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