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Il richiamo della foresta: recensione del film con Harrison Ford

Arriva nei cinema l'adattamento Disney dell'immortale romanzo di Jack London

Quelle che seguono sono le parole con cui si apre Il richiamo della foresta, romanzo scritto da Jack London e da cui è tratto il film di cui vi presentiamo la recensione. Ad occuparsi dell’adattamento del celebre libro è stata la Disney con un ambizioso progetto che ha coinvolto anche Harrison Ford.

Buck non leggeva i giornali, così non poteva sapere i guai che si preparavano non solo per lui, ma per tutti i cani di grandi dimensioni, di forte muscolatura e di lungo e caldo pelo fra lo stretto di Puget e San Diego. Perché gli uomini scavando nelle buie profondità dell’Artico, avevano trovato un biondo metallo, e le compagnie di navigazione e di trasporti ne avevano diffuso la notizia facendo accorrere migliaia di uomini nelle regioni del Nord.

Non è certo facile riprodurre in un film un’avventura del genere, il cui protagonista è il cane Buck. Ci sono sempre stati film con cani protagonisti, ma avevano sempre una controparte umana potente e preponderante. Il richiamo della foresta, come vedremo più avanti nella recensione, racconta qualcosa di diverso dalla vita di un cane da salotto. Quella di Buck è una vera e propria epopea, il che rendeva complicato gestire le scene con un cane vero. Disney sceglie di affidarsi alla computer-grafica, con i risultati che vedremo poi. Il richiamo della foresta è un romanzo che ha fatto la storia, vediamo insieme se il film può fare altrettanto.

Indice

Trama – Il richiamo della foresta recensione

Stati Uniti, inizi del ‘900. Buck è un cane di una famiglia dabbene di una piccola cittadina. Il suo proprietario è il giudice della città, e per questo tutti lo trattano con rispetto. Buck, di taglia grande, è molto attivo e, non di rado, crea problemi al suo padrone. Un tale, vedendolo, fa caso al fatto che sia perfetto per un annuncio letto sul giornale. Così una notte, dopo che Buck aveva mangiato il pranzo preparato per la festa di compleanno del padrone, che lo aveva lasciato fuori per punizione, accade qualcosa che cambierà per sempre la sua vita. Il tale che lo aveva adocchiato lo attira in una carrozza e lo rinchiude in una cassa. Inizia il viaggio che lo vedrà alle prese con cose che non avrebbe mai immaginato. La cassa che lo contiene viene aperta, e Buck si ritrova a fronteggiare un uomo.

Buck viene affrontato a colpi di bastone, ma non domato. Riesce a divellere la corda che lo lega e a scappare, ma scopre di trovarsi su una nave, che naviga le acque del nord dell’Alaska. La febbre dell’oro è arrivata in America, e in quelle terre moltissime persone cercano fortuna, con l’aiuto di cani da slitta. Buck viene messo in vendita, e da questo momento inizia una serie di avventure che lo porteranno a scoprire la sua vera natura. Il suo primo padrone è un postino, che deve coprire distanze molto lunghe per far arrivare in tempo le lettere. Buck entra in contatto per la prima volta con una muta di cani da slitta, cosa che sconvolge la sua vita da cane di città. Da questa esperienza ne nasceranno molte altre, che lo porteranno lontanissimo dalla sua vita precedente, attratto dal richiamo della foresta.il richiamo della foresta recensione

Il richiamo della foresta – Recensione

Primo adattamento cinematografico importante del romanzo dopo tanti anni, questo film sembra avere tutte le carte in regola per diventare un grande classico del futuro. Disney sembra unire perfettamente le dimensioni che hanno sempre accompagnato i suoi film di animazione in un film live action. La trama è quasi del tutto aderente a quella del libro, con qualche licenza sul finale. Il richiamo della foresta risulta un film estremamente evocativo, che non si risparmia dal mettere in mostra scenari da brividi. In molte sequenze ricorda l’episodio del cercatore d’oro de La ballata di Buster Scruggs. Non è un film estremamente avvincente, ma è molto coinvolgente dal punto di vista emotivo, e lo sarà soprattutto per il pubblico a cui è destinato: i bambini. Il racconto delle avventure di Buck è fluido, ben gestito e calibrato nel tempo.

La scelta del cast si rivela ottima, e ovviamente la scena se la prende tutta un credibilissimo Harrison Ford. La stella di Hollywood veste i panni di un vecchio solo, che ormai ha perso tutto e ha bisogno di nuova linfa vitale. La scelta di gestione dei tempi forse fanno risultare il film più lungo di quanto non sia, ma tutto è compensato da un sapiente comparto tecnico. Certo, non è facile parlare di livello attoriale del cast in un film che fa dei cani i suoi protagonisti, però è un insieme che funziona, con attori che riescono a rendere credibile il loro rapporto con animali non reali, cosa che abbiamo visto non accadere, per esempio, in Dolittle. C’è qualcosa di magico in questo film, che riporta gli adulti a quando, da piccoli, rimanevano stupiti dai lavori Disney. Lo stesso effetto di stupore che i bambini vivranno con questo film.

Il richiamo della foresta – Aspetti tecnici

Partiamo da Buck e dagli altri cani, dal momento che tutti non sono altro che modelli costruiti al computer. Ci sono pochissime scene che rendono evidente la computer-grafica. I modelli sono credibili e non esageratamente espressivi, dal momento che non sono animali parlanti o che fanno cose particolari. Anzi, ci sono sequenze in cui i cani trainano la slitta che rendono evidente il perché della scelta di non avvalersi di animali veri. L’atmosfera epica del racconto della corsa all’oro viene corrisposta da scelte di regia estremamente convincenti. Ci sono sequenze che sembrano dei quadri, con carrelli dall’alto che dalle foreste di conifere aprono poi verso spazi immensi ed estremamente evocativi. Le scene dell’ultima parte del film, sul fiume, sono da togliere il fiato. Da incorniciare anche le scene dinamiche, gestite ottimamente dal punto di vista della regia.

Nonostante molte scene siano chiaramente costruite in post-produzione, mantengono un certo valore estetico. Il montaggio non ha grande spazio in un film che fa della fluidità narrativa un suo punto di forza. La fotografia merita un plauso. Tutte le sequenze sono accompagnate da una grande attenzione nella gestione della scala cromatica e della color correction. Tutti i colori virano verso il bianco della neve o il verde dell’erba primaverile, tranne il rosso del vestito del nostro cattivo di turno. Una scelta che può sembrare banale, ma che porta i bambini, anche piccoli, a distinguere i valori dei personaggi. Ci sono molte scene notturne, rese benissimo e a volte più belle di quelle alla luce del giorno. La colonna sonora è bellissima, non invadente ma utile a seguire le linee di narrazione. Per via dell’ottima gestione del sonoro, il consiglio è di vederlo al cinema.il richiamo della foresta

Considerazioni finali

Quando tra qualche anno saremo in grado di valutare l’effettivo valore di questo film potremo definirlo un classico o meno. Con questa recensione abbiamo cercato di esporre i motivi per cui Il richiamo della foresta può diventarlo a pieno merito. Usciti dalla sala vi sembrerà di essere tornati bambini e aver vissuto un’esperienza simile al sentir raccontare una storia da qualcuno a cui vuoi bene. Disney sa farsi voler bene, e non perde occasione per farcelo notare. Per chi ha letto e amato il romanzo, la visione risulterà estremamente evocativa. Il regista Chris Sanders dirige il suo primo film non di animazione, e lo fa come se, invece, lo fosse. In molti punti le scelte di regia e di messa in scena non potranno che farvi pensare di star vedendo un film animato, ma la cosa non rende il tutto negativo, anzi.

La leggerezza di alcune scene, che, sebbene importanti, vengono accantonate in pochi secondi, rende l’idea della voglia di raccontare e non di catturare l’attenzione su poche e forti emozioni. Le vicende sono tante e il tempo è poco, Buck non ha tempo di adattarsi ad una nuova condizione che subito tutto è stravolto, dunque lo spettatore deve andare avanti con lui. Questa è una dinamica tipica dei film di animazione e, in particolare, di quelli della Disney; basti pensare al Re Leone, in cui Simba perde il padre e poco dopo si mette a cantare Hakuna Matata. Niente dilungamenti sull’emotività dei singoli episodi, la forza di questo film è trasportare lo spettatore in un mondo che, visto nel complesso, offre un forte impatto emotivo.

Il richiamo della foresta

Voto - 8

8

Lati positivi

  • L'atmosfera ricreata dalle ambientazioni e dai protagonisti
  • Fluidità della narrazione

Lati negativi

  • Tempi dilatati in alcuni punti

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