Inside man: recensione della miniserie di Netflix

Un viaggio nella psiche umana che mette in dubbio la morale quando entra in gioco l'imprevedibilità.

Inside man è la nuova miniserie crime scritta dallo sceneggiatore scozzese Moffat già autore di Sherlock, Doctor Who e un dimenticabile Dracula. La serie è uscita con poco preavviso su Netflix, passando in sordina i primi giorni per poi schizzare in fretta tra i titoli più visti degli ultimi giorni.
Un successo le cui ragioni sono attribuibili al cast stellare (i due protagonisti sono interpretati da Stanley Tucci e David Tennant) e da un ritmo incalzante che fa immergere lo spettatore in una serie breve, ma intensa e piena di colpi di scena.

Indice

Trama – Inside man, la recensione

Una cella nel braccio della morte è occupata da un ex professore di criminologia, un uomo brillante e intelligente che aspetta solamente di essere giustiziato per il terribile crimine commesso ai danni di sua moglie. Jefferson Grieff (Stanley Tucci) passa gli ultimi anni della sua vita a risolvere casi riguardanti la morale e la decenza, risolvendo enigmi e omicidi come passatempo. Grieff non è solamente intelligente, è anche estremamente lucido: è d’accordo con la punizione che lo Stato americano ha in serbo per lui, ma è anche guidato da una morale a dir poco deviata.

Inside man

Inside man. Hartswood Films.

Secondo lui tutti sono capaci di commettere un omicidio, “basta solo una buona ragione e una giornata storta“. Questa frase sembra essere perfetta per il nuovo caso che la giornalista Beth Davenport (Lydia West) ha portato all’attenzione di Grieff: la sua amica Janice (Dolly Wells) è sparita senza lasciare nessuna traccia, se non una foto sfocata inviata all’amica poco prima della sua scomparsa. Le ricerche portano a Harry Watling (David Tennant), un parroco di una piccola cittadina inglese che si ritrova a compiere azioni al limite per tentare di salvaguardare la propria famiglia.

Un antieroe accattivante – Inside man, la recensione

Inside man è un bizzarro incrocio tra un melodramma dalle sfumature grottesche e fataliste che utilizza la medesima struttura de Il Silenzio degli Innocenti. Moffat, attraverso una storia che strizza l’occhio ai romanzi di Thomas Harris e ai raconti di Sherlock Holmes, presenta una miniserie piena di tensione narrativa con personaggi sfaccettati il cui messaggio, però, si va a perdere sempre di più fino a diventare un flebile eco.

Inside man

Inside man. Hartswood Films.

A farla da padrone è il personaggio di Grieff, interpretato magistralmente da Stanley Tucci in gran rispolvero che veste i panni di un personaggio diverso da quello che ci si aspettava sulla carta. Grieff è un assassino brutale, ma invece di ritrovarci davanti ad un killer ambigua e disturbata Tucci e Moffat creano una figura pacata, lucida e brillante che è pienamente consapevole del suo gesto, ma non vuole comunque parlarne.

Una sceneggiatura che gioca con il genere crime – Inside man, la recensione

È così che Moffat induge nel creare un antieroe che, fin dalle prime scene in cui fa la sua comparsa, conquista la simpatia del pubblico. Una fascinazione che non diminuisce nemmeno quando entra nei dettagli più macabri della sua vicenda e che funge da perno dell’intera miniserie. Una fascinazione che, invece, non contamina il personaggio interpretato da Tennant, anche lui in una prova recitativa di altissimi livelli. Harry Watling non è solamente un padre di famiglia, ma è la figura di riferimento di tutta la cittadina, un punto fermo colpito da una disgrazia che fa capovolgere la sua vita in una spirale di violenza senza nessuna via d’uscita. Con Inside man, Moffat vuole scombinare le peculiarità del genere crime e affrontare una delle tematiche più controverse e affascinanti.

Inside man

Inside man. Hartswood Films.

Quella che descrive come una sottile linea che separa il bene e il male, la morale che può cambiare radicalmente durante il corso di una singola giornata e quel che una persona può fare se portata al punto limite, un punto in cui è impossibile tornare indietro e tentare di restare saldi ai propri valori. Sebbene la serie sia drammatica e sia costernata da momenti violenti che si ripetono costantemente, donando il ritmo all’intera narrazione, Moffat si affida a una scrittura venata da una leggera ironia che accompagna dialoghi sopra le righe e bizzarri che, in più di un’occasione, stridono con gli avvenimenti che stiamo vedendo.

La veloce caduta di stile – Inside man, la recensione

A rovinare la buona riuscita di una miniserie che altrimenti avrebbe toccato vette altissime è anche l’ambiguità nel trattare tematiche così inusuali e scottanti. La morale umana è messa in discussione da un personaggio il cui motto è “tutti possono diventare assassini, basta solo una buona ragione e una giornata storta”. Mantra che accompagna le recenti vicissitudini di cui il parroco e Janice sono protagonisti, ma che pian piano diventa una scusa messa in bocca ad un assassino.

Inside man

Inside man. Hartswood Films.

La ragione del perché l’imprevedibilità – l’elemento chiave dell’intera serie – non è una tematica utilizzata al meglio da Moffat la si trova fin dalla sequenza d’apertura in cui Inside man mette sulla bilancia un altro argomento che cozza con il principale, ossia quello della mascolinità tossica. Inside man procede su due linee parallele che si distruggono l’una con l’altra.

Il punto di vista femminile usato, ma non sfruttato – Inside man, la recensione

Da una parte ci sono Grieff, in carcere per aver commesso un femminicidio su cui l’assassino non vuole dilungarsi troppo, e il parroco Watling che ha una vita semplice e modesta, due uomini che sono due carnefici ai danni di due donne differenti che – in un modo o nell’altro – hanno procurato la famigerata “giornata storta”. Dall’altra ci sono proprio le protagoniste della serie: la voce assente della signora Grieff, Janice e la stessa Beth Davenport.

Tutte e tre, in special modo Janice e Beth che hanno condiviso la molestia verbale di un uomo in metro durante il loro primo incontro, conoscono la società maschilista in cui vivono e di cui sono le perfette vittime designate. Un punto di vista che però Moffat non porta avanti, ma che lascia in sospeso preferendo donare maggior attenzione a Grieff. Forse troppa.

 

Inside man

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Il ritmo che regala una tensione e suspense
  • Tucci e Tennant danno vita a due psersonaggi sfaccettati e impeccabili

Lati negativi

  • L'ironia che, in alcuen occasioni, smorza la tensione
  • Un punto di vista femminile accennato, ma presto dimenticato

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *