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Joker: recensione del film con Joaquin Phoenix

Recensione di Joker con Joaquin Phoenix, film vincitore del leone d'oro di Venezia 76

Il vincitore del Leone d’oro di Venezia 76 è Joker, film di cui si è parlato moltissimo fin da quando era un progetto allo stadio ancora embrionale. Dopo aver diretto commedie come Starsky e Hutch e la trilogia di Una notte da leoni il regista statunitense Todd Phillips decide che è arrivato il momento di cambiare registro e girare un cinecomic. La sua opera tuttavia ha poco a che vedere con i film che appartengono a questo genere. Il Joker di Todd Phillips è infatti una storia drammatica struggente e deprimente, violenta, verace e di forte critica sociale. Un ruolo interamente e perfettamente cucito su Joaquin Phoenix, attore protagonista nei panni di un clown infermo di mente. In questi articolo la nostra recensione di Joker.

Come dicevamo in apertura Joker è un film che ha fatto parlare molto fin da subito. La vittoria del Leone d’oro a Venezia 76 e le critiche mosse dalla stampa americana hanno alimentato ulteriormente il dibattito sulla pellicola di Todd Phillips. Tra chi osanna l’interpretazione magistrale di Joaquin Phoenix e chi critica il subliminale messaggio di violenza nascosto nella storia del film, Joker è diventato in pochi mesi il film più dibattuto degli ultimi anni. Per quanto ci riguarda basterebbero solamente questi motivi per andare al cinema.

Indice:

Joker la recensione

Arthur è un ragazzo malato di mente che cerca di realizzare un sogno che ha sempre avuto fin da quando era bambino, recitare come comico nei panni di un clown. Purtroppo far ridere la gente è un qualcosa che gli riesce particolarmente male. Arthur vive insieme a sua madre di cui si prende amorevolmente cura. Le sue giornate sono scavate da una profonda solitudine e tristezza, non c’è luce, non c’è speranza. Nelle sue vene scorrono fiumi di psicofarmaci che assume quotidianamente per cercare di sedare la sua mente malata.

Joker recensione

Una risata isterica, improvvisa e non giustificata è forse una delle manifestazioni più bizzarre della sua pazzia. Ghettizzato da una società crudele, che calpesta i poveri ed i deboli, Arthur trasforma di giorno in giorno la sua depressione in odio. Quando tutta la rabbia repressa esplode in una folle violenza Arthur scopre di sentirsi meglio. Un oscuro ed insano senso di giustizia inizia ad offuscare la sua mente mentre un sorriso folle e violento segna il suo viso come fosse una cicatrice indelebile. State assistendo alla nascita di Joker.

Joaquin Phoenix

Difficile esprimere in poche parole la complessa esperienza cinematografica regalataci da Joker nei suoi 120 minuti di girato circa; un mix di emozioni contrastanti suscitate da una storia ed un personaggio drammatico. Un film pieno di immagini forti, tanta oscurità e poca luce. Ci risulta ancora più difficile riassumere ed analizzare la complessa interpretazione di Joaquin Phoenix nei panni del Joker. Si tratta sicuramente dell’aspetto più sorprendente di tutto il film, o meglio, la recitazione di Joaquin Phoenix è il film stesso. Il fatto che siamo arrivati a questo punto del nostro articolo e ancora non vi abbiamo detto che nella trama ci sarebbe anche un certo Robert De Niro dovrebbe farvi capire molte cose.

Durante la visione viene spontaneo chiedersi come sia possibile che lo stesso attore abbia interpretato personaggi diametralmente opposti, come ad esempio quello di Theodore Twombly in Her di Spike Jonze. Phoenix recita il Joker a 360 gradi, vive il personaggio come se fosse una seconda pelle, lo incarna nel fisico nell’animo e nello spirito; dai primi piani su quella sua risata folle e disperata alle inquadrature in cui il suo corpo rachitico si attorciglia come il tronco nodoso di un vecchio albero secco, ricordando più le sembianze di un mostro malforme che di un essere umano.

Joker recensione: il messaggio

Arthur è un debole, una persona mentalmente e fisicamente malata, è un invisibile, un reietto schiacciato dalla società e calpestato da tutti.  Nasce da qua il senso di critica sociale del film. Todd Phillips sembra volerci suggerire che in un mondo spietato e crudele i più deboli diventano più facilmente inclini alla violenza. Questo dovrebbe quindi “giustificare” la trasformazione di Arthur in uno spietato assassino? Sembra quasi volerci dire che sia colpa dell’egoismo dei ricchi, dell’ipocrisia dei mass media, della cecità delle persone se scoppia tutta quella furia omicida.

Un messaggio pericoloso, travisabile, discutibile, mal interpretabile. L’intero impianto narrativo può essere considerato una metafora di vita dove Arthur rappresenta il povero, il debole, il malato, lo storpio che subisce e poi reagisce. La società riceve indietro tutti quei colpi che ha precedentemente inflitto ad una precisa categoria di persone, quella dei disperati, degli emarginati, degli invisibili… L’Homo homini lupus di Todd Phillips condanna quasi esclusivamente il mondo dei ricchi e dei perbenisti, i veri sconfitti morali della storia.

Poi ad un tratto si ricorda che si tratta di un cinecomic e per forza di cose torna sui binari e cerca di riagganciare come può la trama ad una storia predefinita, ritornando quindi all’individualità e alla storia del personaggio di Joker, chi è, come è nato e perché. Non si percepisce bene quale sia il confine tra una storia di critica della società ed il cinecomic vero e proprio. Ci sta raccontando la storia di un uomo debole per fare denuncia sociale oppure stiamo travisando il senso e vuole solo raccontarci le origini del Joker senza necessariamente universalizzare concetti e prese di posizione? Oppure entrambe?

Joker: lato tecnico

La fotografia di Joker ricama pienamente il mood della storia e del personaggio. I dutch-angle (ndr. ovvero inquadrature inclinate) conferiscono alla scena una prospettiva insolita rendendola allo stesso tempo dinamica ed estraniante. I movimenti di camera sono bruschi, nervosi, impazienti come i cambi di umore ed espressione di Joaquin Phoenix. Gli interni sono scarsamente illuminati e la palette dominante è costituita da un ventaglio di diverse tonalità di verde, un colore che trasmette immobilità, immutabilità e depressione. Questo “gioco di colore” è molto simile a quello già visto ne L’uomo senza sonno con Christian Bale. Le scene che richiamano alla violenza si tingono invece logicamente di rosso, colore del sangue e complementare del verde.

Grazie allo straordinario lavoro fatto nel comparto registico e fotografico il film riesce a comunicare emozioni anche grazie a questi tecnicismi che fanno da colonna portante alla figura del Joker. Il suono di uno struggente violoncello accompagna alcune delle scene più drammatiche. La colonna sonora è sicuramente un altro punto di forza del Joker di Todd Phillips, con tutta una serie di tracce che enfatizzano l’espressività di Joaquin Phoenix. Poi quando meno te lo aspetti senti Frank Sinatra con la sua voce inconfondibile intonare le parole di That’s life, storico pezzo Jazz incastonato come una gemma preziosa in alcune scene chiave.

  Le nostre conclusioni – Joker recensione

Tirando le conclusioni di questa nostra recensione sul Joker di Todd Phillips interpretato da Joaquin Phoenix possiamo dire che è stato svolto un lavoro eccellente. Il film si maschera da cinecomic senza tradirne completamente la natura e racconta una storia drammatica piena di ingiustizie, violenza e rabbia. Il senso può essere interpretato in vari modi, ma c’è sicuramente un messaggio che può diventare pericoloso. Un film che ha poco del politicamente corretto. Il Joker di Todd Phillips è un pugno allo stomaco, una pellicola che trasmette con violenza una serie di emozioni e pensieri negativi. Il film prova a comunicare direttamente con il suo pubblico cercando di renderlo emotivamente partecipe al dramma umano che si consuma sulla scena.

Ci ritroviamo ad essere anche un po’ complici nel momento in cui, durante la visione, proviamo odio per i ricchi, o speriamo che Joaquin Phoenix riesca a fuggire dalla polizia che lo insegue o lo vediamo vendicarsi di abusi subiti. Forse proviamo anche un senso di disgusto quando i mass media danno voce a spettacoli televisivi costruiti su falsità e ipocrisia o a notiziari che santificano delinquenti figli di papà. Forse ci sentiamo dalla parte di Joker quando viene picchiato a sangue per il puro divertimento dettato dalla legge del più forte. Terminiamo la visione che non capiamo ancora bene da che parte dobbiamo stare, perché, se con il pensiero sappiamo cosa è giusto e cosa è sbagliato, con il cuore siamo totalmente rapiti dal personaggio interpretato da Joaquin Phoenix.

Voto Finale - 8.5

8.5

The Good

  • Interpretazione di Joaquin Phoenix
  • Regia, fotografia
  • Colonna sonora
  • Drammatico, forte ed emozionante
  • Scene di grande cinema

Lati negativi

  • Potenziale messaggio mal interpretabile

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Un commento

  1. Un poco esagerato. Buona l’interpretazione, ma assurdo il messaggio dell’anarcoinsurrezionalismo, molto vicino a quello dei “gilets jaunes” di casa in Francia…

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