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La diseducazione di Cameron Post: la recensione del film con Chloë Grace Moretz

La diseducazione di Cameron Post: recensione del film di Desiree Akhavan con Chloë Grace Moretz

La diseducazione di Cameron Post, seconda regia di Desiree Akhavan, è un film che sicuramente non lascia indifferenti. A metà tra il dramma e il teen movie, il film racconta la storia di Cameron Post che, colta in fragrante a baciarsi con una ragazza  durante il ballo scolastico, viene spedita in un centro religioso per essere “curata” definitivamente.

La pellicola, basata sull’omonimo romanzo di Emily M. DanforthThe miseducation of Cameron Post, tratta un tema molto delicato che, oggi più che mai, continua a far parlare di sé. A vestire i panni della protagonista, troviamo la giovane e ormai nota Chloë Grace Moretz (che appare anche nell’atteso Suspiria di Guadagnino), mentre la direttrice del centro religioso ha il volto di una fredda Jennifer Ehle . A completare il cast, John Gallagher Jr.Sasha Lane e Forrest Goodlack (Revenant). Il film, presentato in anteprima ufficiale al Sundance Film Festival 2018 si aggiudica il premio Gran Premio della Giuria: U.S. Dramatic. Ecco la nostra recensione di The miseducation of Cameron Post.

La diseducazione di Cameron Post: trama e recensione del film di Desiree Akhavan

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La storia è ambientata nel 1993 in una cittadina del Montana. Cameron Post è una ragazza che ha perso i genitori. La sera del classico prom americano viene sorpresa a baciarsi in macchina con la sua amica Coley. La famiglia decide di mandarla in un centro  religioso, il God’s Promise, dove, attraverso una terapia di “guarigione”, dovrebbe essere “curata” dall’omosessualità e, quindi, tornare “normale”. Cameron, però, sembra ribellarsi alle rigide regole del centro, stringendo amicizia con altri ragazzi del God’s Promise; dimostrando, così, quanto sia importante continuare ad essere sé stessi.

A tratti ribelle contro la politica della struttura, a tratti accondiscendente alle regole imposte, Cameron Post cerca, in qualunque modo, di non perdere la sua identità in un mondo che le impone il contrario. Il giudizio delle persone, la sua incertezza e il timore di essere “sbagliata” sembrano frenare la spinta della giovane ragazza verso la presa di coscienza finale della propria natura. Un inno alla libertà, questo è La diseducazione di Cameron Post. Libertà ricercata grazie, tra le altre cose, al gioco di squadra e al sostegno reciproco con gli altri compagni di viaggio che saranno un punto di riferimento per Cameron durante la permanenza nel centro religioso. Perché è risaputo che l’unione fa la forza. Sempre è stato così e sempre lo sarà.

La sceneggiatura gioca un ruolo fondamentale nel film, risultando a volte forse troppo didascalica, ma comunque efficace. I dialoghi, pur sempre tra adolescenti, affrontano sì un tema drammatico ma lo fanno alternando toni sereni a toni più cupi.

La diseducazione di Cameron Post: uno sguardo sulla società odierna

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La diseducazione di Cameron Post è un film che riguarda profondamente la nostra società, che ancora fatica ad accettare una persona “diversa”. Nonostante la storia sia ambientata in America, dove questi centri religiosi di “guarigione” continuano ad esistere, il tentativo da parte delle famiglie di “curare” i propri figli da questa “brutta malattia” chiamata omosessualità è diffuso in tutto il mondo. La fotografia opaca delle immagini, presente per tutta la durata del film, sembra quasi alludere ad un passato lontano e remoto quando, in realtà, vicende come questa accadono ogni giorno sotto i nostri occhi, anche se ora, forse, in maniera più contenuta. Nonostante questi centri religiosi non esistano nel nostro paese, il punto di vista bigotto presente nel film, come nella società odierna, di sicuro non ci fa meravigliare.

La forza del film risiede, però, non tanto nella storia in sé per sé ma nella maniera in cui questa è trattata. La delicatezza e la semplicità con cui viene disegnata una storia così intima e complessa aiuta a rendere la vicenda più semplice da digerire. Non era facile prendere una storia del genere e trasportarla sullo schermo senza risultare troppo drammatici o moralisti, eppure Desiree Akhavan ci riesce, affrontando il tema con una certa maturità che rende il film mai banale o scontato. Già il concetto di omosessualità considerata come una malattia da curare dovrebbe far veramente preoccupare e far riflettere ed è proprio ciò che ci spinge a fare la pellicola della Akhavan, senza troppe ambizioni o pretese.

La diseducazione di Cameron Post: considerazioni finali

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In un momento del film, Cameron Post afferma, con la più totale naturalezza:

Non penso a me stessa come omosessuale. Non penso a me stessa come niente.

Ecco… il messaggio del film è proprio questo. La storia non si limita a circoscrivere il problema ad una questione di sessualità, ma va oltre, cercando di cancellare le famose “etichette” che la società continua quasi ad imporre alle persone. Il pensare a noi stessi semplicemente come degli individui liberi di essere chi vogliamo. Tema largamente trattato, specialmente negli ultimi anni, ma di cui si deve continuare a parlare.

The miseducation of Cameron Post è un film che va visto da tutti, genitori, figli, nonni, perché, seppur la mentalità ottusa di molte persone difficilmente sarà scalfita, il tentativo di cambiare le carte in tavola è già di per sé un risultato vincente.

La diseducazione di cameron post

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Temi importanti
  • Delicatezza e naturalezza con cui viene trattata la storia

Lati negativi

  • Sceneggiatura a tratti didascalica

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