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La famiglia Willoughby: recensione del film d’animazione Netflix

La piattaforma streaming ci offre una delicata storia alla ricerca di una famiglia

Tutte le famiglie felici si assomigliano tra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo. Con questo incipit Lev Tolstoj iniziava il suo Anna Karenina, parole che dipingono la famiglia come un piccolo mondo non sempre perfetto. Un luogo in cui spesso non tutto è come appare dall’esterno. E c’è proprio questa al centro de La famiglia Willoughby di cui vi proponiamo la nostra recensione. Una famiglia abbastanza diversa da quella ideale in cui regna l’amore dei genitori per i propri figli, indipendentemente dal loro genere. In questo film infatti il grande assente è proprio l’amore verso i figli.

La pellicola d’animazione è basata sul romanzo The Willoughbys della scrittrice statunitense Lois Lowry. Il film è stato diretto da Kris Pearn che si è occupato anche della sceneggiatura con Mark Stanleigh.Tra i membri del cast di doppiatori spicca il nome di Ricky Gervais come il gatto narratore della storia, Will Forte, Jane Krakowski e Maya Rudolph. Con un mix di ironia e sensibilità il film racconta una storia delicata e piacevole; ma analizziamola meglio nella nostra recensione.

Indice

La trama

I piccoli Tim, Jane e i gemelli Barnaby vivono in una grande e antica casa nel mezzo di una moderna città con dei genitori che non amano altri al di fuori di se stessi. I quattro fratellini sono quindi sempre da soli. Tim è il primogenito e sente sulle spalle il dovere di preservare il buon nome della famiglia; Jane è piena di sogni e speranze che ripone nella sua passione per il canto, infine i gemelli Barnaby sono due bimbi estremamente intelligenti che parlano e vivono in completa simbiosi. La loro vita viene però scossa quando, davanti al cancello di casa, viene lasciata una bimba orfana. Jane e i suoi fratelli decidono di chiamarla Ruth e di portarla nel posto migliore che conoscono: alla fine dell’arcobaleno, dove si trova una fabbrica di caramelle. Lasciata qui la piccola, i fratelli escogitano un piano per liberarsi dei genitori

Organizzano un pericolosissimo viaggio nei luoghi più remoti del pianeta con la speranza che questi non facciano mai ritorno. Durante la loro assenza i genitori hanno assunto una tata che si prenda cura di loro. Grazie a lei e al suo affetto, i quattro fratelli cominceranno a comprendere il significato della parola famiglia e di quanto siano importanti coloro che sono al nostro fianco, siano essi di famiglia o no. 

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La famiglia Willoughby, Netflix, BRON Animation , Creative Wealth Media

Le forme dell’amore – La famiglia Willoughby recensione

Ne La famiglia Willoughby di cui vi proponiamo la nostra recensione, una grande tematica è l’amore. L’amore si può presentare sotto molteplici forme: come amore romantico, amore fraterno oppure come l’affetto degli amici. E in questo film d’animazione ci viene presentato in tutte queste grandi sfumature. L’amore romantico fatto di desideri e baci è quello che i freddi genitori dimostrano l’uno nei confronti dell’altra. Per loro i figli sono solo un terribile ed enorme peso. Alla nascita il piccolo Tim è stato completamente abbandonato da loro che lo hanno da sempre considerato come una disgrazia, un esserino che ha osato, con la sua nascita, fare del male alla madre. È chiaro quindi come il clima in casa non sia mai stato accogliente e i quattro fratellini siano cresciuti cercando di cavarsela da soli, soffrendo per la mancanza di considerazione e di affetto da parte dei loro genitori.

L’amore che invece hanno e sperimentano nel corso della loro avventura è quello fraterno. Si fanno compagnia, si supportano e incoraggiano a vicenda laddove invece i genitori li osteggiano, sopprimono e per certi versi disprezzano. Capiscono che questo disinteresse li unisce e rende il loro rapporto unico: ognuno di loro è la famiglia dell’altro. E infine la forma d’amore forse più pura e disinteressata che è l’amicizia. La tata Linda, Ruth e comandante Melanoff sono gli amici con cui Tim, Jane e i Barnaby condividono avventure e assaporano il calore che i loro genitori non gli hanno mai dato. Sperimentano la condivisione, l’attenzione e la cura che ogni bambino dovrebbe ricevere e che a loro è sempre mancata. Il film tratta in maniera delicata e sensibile queste tematiche e dimostra che non esiste una famiglia più giusta dell’altra o una che possa dare più amore.

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La famiglia Willoughby, Netflix, BRON Animation , Creative Wealth Media

Il mondo reale e immaginario

Uno degli aspetti più interessanti de La famiglia Willoughby è il modo in cui il film compara la famiglia desiderata dai ragazzi con quelle vere. I quattro fratellini vorrebbero solo essere amati e invece di essere apprezzati e seguiti vengono allontanati. Più volte nel film li vediamo sorprendersi per l’esistenza di famiglie in cui regna l’affetto, a loro sconosciuto. Tim essendo il primogenito è molto orgoglioso e percepisce come una propria responsabilità il risollevare il nome Willoughby. Si ispira ai vecchi libri di famiglia per sapere cosa fare, ha sofferto e continua a soffrire per la mancanza di amore da parte dei genitori. Nonostante questo però cerca sempre la loro approvazione, desideroso che un giorno questi si accorgano di lui e dei suoi fratelli. Quando decidono di preparare questo pericoloso viaggio i ragazzi voglio disfarsi dei genitori esattamente come questi ultimi vogliono liberarsi di loro.

La pellicola non rappresenta bene solo il rapporto figli-genitori ma anche la società in cui questo si sviluppa. In una società moderna e frenetica viene presentata una famiglia in cui non regna quell’amore e quell’affetto presente in altre. È una denuncia nei confronti di tutti quei genitori così egoisti e assenti che presi dal lavoro e dall’egoistico amor proprio vedono i figli come un mero ostacolo, come qualcosa di accessorio e noioso. Un ulteriore spunto di riflessione è la rappresentazione del Servizio Orfani. Questo servizio che dovrebbe essere di aiuto e di supporto per questi bambini, è invece rappresentato come se fosse anch’esso un nemico. Il sistema porta i bambini a percepirlo come freddo e distaccato, esattamente come viene messo in scena nel film. Questo separa delle famiglie e fratelli per quello che la legge identifica come il bene del bambino, senza tener conto dei suoi desideri.

At the end of the day I choose you – La famiglia Willoughby recensione

Alla base del film non c’è solo il concetto di nucleo familiare, ma anche che cosa si celi dietro questo. La famiglia è una scelta. La storia dei quattro fratellini ne è la rappresentazione; la famiglia non è solo quella in cui nasci ma anche e soprattutto quella che tu scegli di creare. I terribili genitori mettono al primo posto l’amor proprio, scelgono di continuare a seguire la stessa strada nonostante gli venga offerta la possibilità di cambiare. Hanno sempre messo da parte i loro figli, li hanno abbandonati, cosa che i bambini invece non faranno mai. Tim, Jane e i Barnaby si scelgono a vicenda, decidono di rimanere insieme nel mezzo della tempesta, attraverso i tempi bui e difficili, poiché insieme diventa tutto più bello e semplice creando un’aurea di magia. Il film mette in scena la purezza di questo sentimento rappresentato nella genuinità e maturità dei bambini.

Insegna anche che le tradizioni sono importanti per ricordarci chi siamo, che le nostre radici sono importanti per la nostra identità, ma ci fa anche capire che le tradizioni possono cambiare, rinascere. Questo concetto lo incarna l’antica casa. Mero retaggio della famiglia, è per loro un posto in cui hanno imparato sì a vivere ma rimane freddo. È una casa che non sa di casa. All’opposto c’è la fabbrica del comandante Melanoff, che con i suoi colori accesi e le sue caramelle, rappresenta il posto più bello che i bambini conoscono e in cui cercano rifugio. È il posto che considerano più sicuro per la piccola Ruth e quello in cui si sentono, davvero, a casa. Il film tratta con delicatezza e intelligenza una tematica complessa come questa e riesce ad intrattenere lo spettatore, emozionarlo e anche a farlo riflettere sul vero significato di parole come casa e famiglia. 

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La famiglia Willoughby, Netflix, BRON Animation , Creative Wealth Media

Considerazioni tecniche

Nella nostra recensione de La famiglia Willoughby vorremmo spostare la nostra attenzione sul comparto tecnico. È una pellicola d’animazione che disegna i suoi personaggi in maniera particolare e caricaturale. In primis le rosate e folte chiome dei Willoughby: Tim, che è alto e magrissimo, ha i capelli a “scodella”, Jane è magrolina e bassa con capelli lunghissimi, mentre i  Barnaby sono piccolini e hanno delle acconciature singolari e voluminose. Nella pellicola si alterna poi una vasta gamma di colori. Il rosso e il marrone predominano nelle scene ambientate nella vecchia casa, mentre il grigio e un giallo spento sono i colori della città moderna in cui la vita scorre frenetica e meccanica. Ma l’apice cromatico è raggiunto nelle scene della fabbrica e verso la fine della storia che si conclude in un tripudio di colori. Sono proprio questi che rappresentano la speranza e la felicità dei quattro singolari fratellini.

La storia ci viene raccontata da un narratore esterno che però compare anche sulla scena: il gatto blu. Questo ci introduce alla storia dei Willoughby e rompendo la quarta parete nel corso della narrazione si rivolge direttamente allo spettatore, interagendovi. La sceneggiatura è ben scritta e la storia ben bilanciata nel corso dell’ora e mezza di narrazione. Le uniche note negative che ci sentiamo di fare sono legate all’evoluzione della storia e ad alcuni personaggi. La prima risulta troppo semplificata. Essendo un film d’animazione avrà nel suo pubblico certamente dei bambini, il che può giustificare questa semplificazione, tuttavia poteva essere comunque più approfondita. Dietro ai colori e alle risate infatti ci sono tematiche complesse e riferimenti che forniscono spunti di riflessione. E infine alcuni personaggi che sono inseriti senza approfondirli nel dettaglio. Approfondimento che sarebbe stato interessante non solo per i personaggi in sé ma nel complesso della storia.

Considerazioni finali – La famiglia Willoughby recensione

Giunti alla conclusione della nostra recensione de La famiglia Willoughby, ne consigliamo assolutamente la visione. Sebbene sia un film d’animazione e all’apparenza possa sembrare una semplice pellicola di intrattenimento per bambini nasconde in realtà molto di più. È un’intelligente riflessione sul significato della famiglia e sulla consapevolezza che nessuna di queste è migliore delle altre. Rappresenta la realtà del nostro mondo prendendo sia i lati negativi che quelli positivi. In maniera delicata e intelligente ci fa capire il ruolo e il valore dell’amore fraterno e dell’amicizia. Ci fa capire l’incredibile importanza e il grande privilegio che è rappresentato dalla scelta. Questa possibilità ci forma e da a sua volta forma alla vita che scegliamo di vivere e nel modo in cui lo facciamo, comprese le persone che sono al nostro fianco. Un’altra nota positiva è poi legata alle musiche del film, in particolare la bellissima canzone I Choose. 

Una pellicola che alterna sogni e realtà, speranze e disillusioni in un rocambolesco viaggio che è specchio della vita. Quella al di là dello schermo non è perfetta come nei film, ma è fatta di alti e bassi, di incertezze, di ostacoli e di prove, esattamente come quelle che Tim, Jane e i gemelli Barnaby hanno affrontato. Dei bambini che pur senza aver ricevuto amore sono disposti a donare al prossimo tutto quello che hanno, quello che hanno imparato a provare tra di loro. I loro personaggi e le loro scelte danno una grande lezione di maturità e di altruismo a chi è invece arido e egoista. Il film dimostra che davvero i bambini sono gli unici in grado di amare nel modo più puro, senza tornaconti e senza sotterfugi. Una pellicola interessante, ironica, intelligente ed emozionante da guardare da soli, in compagnia o in famiglia, qualunque essa sia.

Dove vederlo in streaming?

La famiglia Willoughby

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Storia emozionante e intelligente
  • Ottimi spunti di riflessione

Lati negativi

  • Conclusione affrettata e poco approfondita
  • Poco approfondimento di alcuni personaggi

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