La fantastica signora Maisel: la recensione della quinta e ultima stagione

Alla sua quinta e ultima annata la serie di Amy Sherman-Palladino con Rachel Brosnahan ci regala un finale col botto, chiudendo alla perfezione un'avventura difficile da dimenticare. Su Prime Video

E così è arrivato anche per La fantastica signora Maisel il momento di congedarsi. Dal 26 maggio su Prime Video è infatti disponibile l’ultimo episodio della quinta stagione della serie creata nel 2017 da Emy Sherman-Palladino sulla casalinga newyorkese scopertasi stand-up comedian. Un’annata ricca di sorprese e trovate inedite che, nonostante il poco spazio di manovra, conclude nel migliore dei modi la storia di una donna alla ricerca della propria sacrosanta indipendenza.

Nove episodi per raccontare l’epilogo di una vicenda fatta di ambizione, risate, follia, ma anche lacrime e ostacoli. Passa attraverso tutto questo il racconto di emancipazione con protagonista Rachel Brosnahan, ancora di più in questa stagione finale che si fa summa dell’intera vicenda, condensando tutto il desiderio di rivalsa di una donna e di un intero genere. Una lunga avventura verso il successo, tra inciampi e colpi di scena, capace di regalarci tante risate, qualche lacrima e uno dei personaggi più interessanti della serialità degli ultimi anni.

Indice:

Trama – La fantastica signora Maisel recensione

Dopo aver avuto un’illuminazione (ed essere quasi morta assiderata) nel bel mezzo di una tormenta, Midge (Rachel Brosnahan) capisce che non è più il tempo di aspettare. Basta locali di quart’ordine, basta camerini divisi con spogliarelliste o comici di bassa lega, la definitiva conquista del successo deve partire dallo show del celebre comico e presentatore Gordon Ford (Reid Scott). È così che, grazia alla sua manager Susie (Alex Borstein), Midge riesce ad entrare nel team di autori dello spettacolo comico più seguito della televisione. Ci sono solo due inconvenienti: non ha mai scritto una sola riga e la regola ferrea del conduttore è che i suoi autori non si possono esibire davanti alla telecamera.

Nel frattempo i Weissman (Tony Shalhoub e Marin Hinkle) devono affrontare l’addio di Zelda (Matilda Szydagis), l’intelligenza precoce della nipote e il turbolento rapporto con Midge. Joel (Michael Zegen), dal canto suo, è appena uscito dalla relazione con Mei, ma non smette di spronare la ex moglie perché ottenga ciò che merita da sempre. D’altronde, che il successo arriverà è ormai un dato di fatto (stanno lì a raccontarcelo le anticipazioni sui decenni a venire, con una Midge famosissima ma non per questo con meno problemi), resta solo da capire come e quando.

La fantastica signora Maisel recensione

La fantastica signora Maisel. Amazon Studios

Tra passato e futuro

Non era certo una sfida da poco riuscire, nel giro di una sola stagione, a concludere nel migliore dei modi una serie caotica e a suo modo atipica come La fantastica signora Maisel. Come tirare, del resto, le fila di una vicenda diventata nel tempo sempre più intricata? Come dare una degna conclusione alle sue storyline secondarie, alle questioni lasciate in sospeso e a una parabola diventata, nel corso degli anni, sempre più imprevedibile e stratificata? Emy Sherman-Palladino e consorte riescono, però, nell’impresa. Per farlo si affidano come mai prima d’ora ai flashback e ai flashforward, andando a scovare, tanto nel passato dei protagonisti quanto nel loro futuro, le ragioni e le conseguenze delle loro azioni.

Una trovata apparentemente dispersiva ma che gli sceneggiatori sanno gestire con un controllo della narrazione a dir poco perfetto. Il risultato è così una stagione che, attraverso geniali intuizioni e sapienti escamotage narrativi, riesce a condensare in pochi episodi interi decenni, tra colpi di scena, rivelazioni e trovate originali, andando persino a trasformare la percezione stessa che avevamo di alcuni personaggi. Prendiamo il sesto episodio, ad esempio. Ambientato un trentennio (!) dopo i fatti ma zeppo di flashback rivelatori. Un vero e proprio stand-alone per la manager Susie Myerson (e per la sua interprete, Alex Borstein), che ci dice moltissimo sui retroscena della serie e sull’evoluzione di un personaggio mai raccontato e inquadrato così bene.

La fantastica signora Maisel recensione

La fantastica signora Maisel. Amazon Studios

Formule collaudate e nodi da sciogliere

A fare il resto ci pensa poi l’impianto produttivo della serie che, anche in questa ultima stagione, non smentisce il gusto per la ricostruzione storica, lo sfarzo delle scenografie e la grandiosità della messa in scena, già al centro delle annate precedenti. È così che a improbabili ma elaboratissimi ed esilaranti musical sui netturbini, si affianca il solito tocco attento e minuzioso per le location (dagli uffici al salotto televisivo del “Gordon Ford Show”, passando per le sontuose ville della futura mattatrice) e una direzione degli attori come sempre impeccabile.

Ma al centro di tutta questa baraonda resta sempre e comunque lei, Miriam Maisel. Alle prese con un successo cui pare ormai destinata ma che tarda ancora ad arrivare e con le conseguenze che tutto ciò comporta. Dal rapporto problematico coi figli, a quelli, altrettanto complicati, con l’ex marito Joel, con lo stand-up comedian Lenny Bruce (Luke Kirby) e con i genitori (in particolare col padre, Abe, protagonista di un bellissimo monologo), fino alla fondamentale amicizia con Susie, sembra infatti che in questa stagione tutti i nodi, anche quelli volutamente ignorati nelle stagioni precedenti, debbano irrimediabilmente venire al pettine.

La fantastica signora Maisel recensione

La fantastica signora Maisel. Amazon Studios

Un finale perfetto e agrodolce

E se i vari sguardi sul futuro lasciano talvolta l’amaro in bocca per le sorti di alcuni personaggi, ben venga. La fantastica signora Maisel non cerca il lieto fine a tutti i costi, forse nemmeno un finale in senso stretto. Ben consapevole che la sua storia, come la vita, è fatta di alti e bassi, trionfi e rovinose cadute, sogni realizzati e mesta accettazione dei problemi che questi si portano dietro, una volta raggiunti.

È allora in questa lunga corsa verso un successo che è in tutto e per tutto un viaggio di formazione, tra eroine, aiutanti e antagonisti (dopo Shy Baldwin e Sophie Lennon, Gordon Ford è l’ultimo “nemico” da sconfiggere/conquistare) che la serie riesce ad arrivare al traguardo senza il fiato corto, senza patetismi o eccessive strizzate d’occhio nostalgiche. Fino a mettere in scena un finale perfetto che chiude letteralmente il cerchio, riportando “La fantastica signora Maisel” (finalmente investita di quel nome che da il titolo alla serie) sul palco. Sola, in un cono di luce, assieme a un microfono e alle sue parole. Tutto quello che le serve e le è sempre servito. Tits Up!

La fantastica signora Maisel

Voto - 8

8

Lati positivi

  • In una sola stagione la serie, con un'intuizione felice, riesce a concludere tutte le storyline alla perfezione senza sembrare frettolosa o raffazzonata
  • La parabola di Midge e dei comprimari è ben gestita e chiude perfettamente il cerchio, divertendo e commuovendo al tempo stesso

Lati negativi

  • L'uso abbondante dei flashback e dei flashforward potrebbe essere visto come una forzatura rispetto alla maggiore linearità delle stagioni precedenti. Ma resta comunque la soluzione più felice ed efficace

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