La stanza delle meraviglie – Recensione

La storia di due bambini non udenti in due epoche differenti: La stanza delle meraviglie

RecensioneLa stanza delle meraviglie è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Brian Selznick, già noto al mondo del cinema grazie al suo “Cabret” portato eccellentemente sul grande schermo da Martin Scorsese.

La stanza delle meraviglie racconta in parallelo le storie di Rose e Ben, due bambini non udenti che vivono in epoche diverse. A distanza di un arco temporale di cinquant’ anni entrambe decidono di fuggire a New York per realizzare i propri sogni.

Diretto da Todd Haynes La stanza delle meraviglie è un film con grandi pretese e ottime premesse considerando il libro da cui è tratto. Non vi resta quindi che immergervi nella lettura della nostra recensione. Buon proseguimento.

La stanza delle meraviglie – Recensione

Trama

Rose, sordomuta dalla nascita, sogna di conoscere una famosa attrice del cinema muto da cui è misteriosamente attratta. Un giorno decide di fuggire ed andare a Manhattan per iniziare le ricerche; siamo nel 1927. A distanza di cinquant’anni Ben, ragazzo diventato sordo in seguito ad un incidente, decide di partire per New York alla ricerca di un padre mai conosciuto. Le due storie evolvono in parallelo a distanza di metà secolo intrecciandosi ripetutamente tra loro.

Analisi del film

La sfida che si è presentata davanti al regista Todd Haynes e allo scrittore Brian Selznick (sceneggiatore) non era delle più semplici. Il libro de La stanza delle meraviglie alterna la storia di Ben, in prosa, a quella di Rose, raccontata per immagini. Non è un caso che sia stato scelto il 1927, anno di diffusione del sonoro nel cinema muto; un’innovazione tecnologica destinata con il tempo ad “isolare” ancora di più i non udenti. Mentre il 1977 è l’anno del black-out economico.

Per trasportare il romanzo su grande schermo Haynes ha deciso di raccontare la storia di Rose (1927) come fosse un film muto: guidato dalla sola colonna sonora con una fotografia in bianco e nero ricca di grana. Per la storia di Ben (1977) il regista ha optato per una fotografia a colori con dominanti calde (sfumature di gialli principalmente) e per la presenza del sonoro; questo perché, a differenza di Rose, Ben è diventato sordo da poco e quindi conosce i suoni ed il linguaggio (pur non potendoli più percepire). Le due storie sono elegantemente collegate tra loro grazie all’intreccio speculare di alcuni eventi e alla colonna sonora.

Sebbene sinossi e forma de La stanza delle meraviglie ci abbiano molto incuriosito a fine proiezione abbiamo avuto alcune perplessità. Partiamo con una considerazione piuttosto evidente: le due storie non sono affatto ben bilanciate. La bellissima colonna sonora che accompagna le vicende e le espressioni di Rose, interpretata brillantemente dalla sordomuta Millicent Simmonds, assieme al bianco e nero stile pellicola sono in assoluto la cosa più bella, piacevole e riuscita di tutto il film. Di contro la storia di Ben è più ordinaria, meno interessante e “sfiziosa” anche dal punto di vista tecnico, con una trama che si affossa a metà film.

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Il risultato finale è un qualcosa di molto pretenzioso, troppo probabilmente.. La complessità della forma e una trama a tratti arzigogolata con troppe spiegazioni (necessarie) a fine film deludono, almeno in parte, le aspettative. Il lavoro svolto è sicuramente buono (non di alto livello) ed originale ma manca di naturalezza. A fine proiezione si ha la spiacevole sensazione che qualcosa sfugga e di esser stati “bombardati” da troppi dettagli ed informazioni (visive e non). Non rimane una vera e propria percezione unitaria del film, ma un qualcosa di frammentato, data anche la “natura dicotomica” della sceneggiatura; un qualcosa da metabolizzare, ma sicuramente poco naturale e scorrevole.. Troppa carne al fuoco? Forse… ma anche troppi momenti tediosi nella storia..

Da sottolineare l’eccellente e riuscitissimo tentativo di far vivere allo spettatore solo un assaggio del senso di estraniazione in cui vive un non udente. L’incapacità di sentire le parole e interpretare i labiali delle persone che parlano a Rose e quella curiosità data dall’attesa di poter leggere i messaggi scritti a Ben dai vari personaggi generano una “bella” tensione di fondo, un’instabilità.. Il regista capovolge intelligentemente i ruoli in quelle scene in cui alcuni personaggi comunicano attraverso il linguaggio dei segni, estraniando così il pubblico dalla “conversazione”.

Numerose le analogie con “il Cabret di Scorsese” essendo i film tratti da due romanzi scritti dalla stessa penna, quella di Brian Selznick.  Entrambe le storie hanno come protagonisti dei bambini alla ricerca di qualcosa; soli e indifesi si scontrano con il mondo degli adulti.

Conclusioni

In definitiva La stanza delle meraviglie di Todd Haynes è un buon film, forse troppo pretenzioso e complesso ma che comunque tenta di uscire dall’ordinario del già visto entrando nel difficile campo della “sperimentazione”. Consigliata almeno una visione del film (possibilmente al cinema). Adatto per un vasto pubblico.

Vi lasciamo al trailer del film buona visione.

7 - 7

7

The Good

  • Fotografia
  • Colonna sonora
  • originalità della forma
  • il tentativo di farci immedesimare nei non udenti
  • recitazione di Millicent Simmonds

The Bad

  • trama ferma a metà film
  • due storie sbilanciate
  • contorto, complesso
  • troppi intrighi e spiegazioni nel finale

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