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Le sorelle Macaluso: recensione del film di Emma Dante – Venezia 77

La storia di cinque sorelle, un film sulla memoria e il ricordo

Maria, Pinuccia, Lia, Katia, Antonella. L’infanzia, l’età adulta e la vecchiaia di cinque sorelle nate e cresciute in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina nella periferia di Palermo, dove vivono da sole, senza genitori. Una casa che porta i segni del tempo che passa, come chi ci è cresciuto e chi ancora ci abita. La storia di cinque donne, di una famiglia, di chi va via, di chi resta e di chi resiste. Questa la sinossi ufficiale di Le sorelle Macaluso, film in concorso a Venezia 77 di cui vi proponiamo la nostra recensione. Emma Dante porta sul grande schermo l’adattamento della sua omonima pièce teatrale del 2014, vincitrice quell’anno del premio Ubu per la miglior regia e il miglior spettacolo. La regista porta al Lido una storia tutta femminile, la storia di cinque sorelle raccontata in tre capitoli – in tre atti.

Il primo capitolo è segnato da una disgrazia: la più piccola delle sorelle Macaluso, Antonella, muore durante una giornata al mare. Antonella così lascia solo fisicamente la casa della sua infanzia, continuando ad abitarvi come una presenza immutata, sempre ragazzina. È l’unico personaggio interpretato dalla stessa giovanissima attrice in tutti e tre gli atti del film. Le altre quattro sorelle sono interpretate da attrici diverse nelle varie fasi della loro vita. Ci sono dunque cinque ragazzine nel primo capitolo, quattro donne adulte e una ragazzina nel secondo e tre anziane, una donna adulta e una ragazzina nel terzo, quando anche Maria muore e diventa a sua volta una presenza.

Indice

Era una giornata così bella – Le sorelle Macaluso, la recensione

Antonella muore in una bella di giornata di sole, una giornata felice e spensierata per le sorelle Macaluso. Antonella muore e da quel momento, nelle dinamiche relazionali fra le sorelle si insinuano colpa, rancore, recriminazione. La regista ricompone nei tre atti in cui si articola il film il quadro drammatico della morte di Antonella e delle sue conseguenze; lo scompone e ce lo mostra dai diversi punti di vista delle protagoniste. Ma è chiaro fin da subito che la tragica fine di Antonella in quella che “era una giornata così bella” è la chiave fondamentale dell’intero film. La presenza costante di Antonella – ferma al giorno della sua morte – e il bagaglio emotivo (fatto di rabbia, dolore e senso di colpa) con cui devono fare i conti le sorelle ce lo confermano senza possibilità di errore.

Tuttavia è solo nel secondo capitolo inoltrato che il peso di quella disgrazia esplode in un violento scontro fra le sorelle, sia fisico che verbale. Pinuccia incolpa Lia per aver fatto fare ad Antonella un gioco pericoloso e Katia per non averlo impedito. In maniera ancor più compiuta nel capitolo finale, Emma Dante ci mostra come la seconda delle sorelle Macaluso incanali verso Lia e Katia la rabbia e il senso di colpa che prova in prima persona. Il ricordo di Antonella – così come successivamente quello di Maria, anche se in misura minore – è insieme presenza benevola e rassicurante, violenta e traumatica. È anche questa dimensione, come chiarisce la Dante nelle sue note di regia, che rende Le sorelle Macaluso un film sulla memoria. Un film “sulle cose che durano, sulle persone che restano anche dopo la morte, un film sulla vecchiaia come traguardo incredibile della vita”.

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Le sorelle Macaluso. Rosamont, Minimum Fax Media, Rai Cinema

Casa Macaluso tra la vita e la morte – Le sorelle Macaluso, la recensione

La casa è un elemento fondamentale nelle dinamiche del film di Emma Dante; un vero e proprio personaggio, sospeso tra la vita e la morte, esattamente come chi ci abita. La casa invecchia col passare degli anni proprio come le sorelle, mostrando sulle pareti, nell’arredo e negli oggetti i segni del tempo come fossero rughe. Quelle pareti, quell’arredo e quegli oggetti sono anche i custodi muti e fedeli del ricordo di Antonella; finché c’è la casa ci sarà qualcosa che terrà l’immagine della più piccola saldamente aggrappata alla vita. Come se la casa, in altre parole, fungesse come una sorta di giustificazione, di scusa per non andare avanti del tutto, per non metabolizzare il lutto in maniera definitiva.

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Le sorelle Macaluso. Rosamont, Minimum Fax Media, Rai Cinema

Nella rappresentazione e nella resa degli ambienti della casa, occorre dire – senza paura di esagerare – che la regia di Emma Dante è magistrale, da manuale. Attraverso inquadrature degli stessi punti della casa nel corso del film ne seguiamo l’evoluzione, la vediamo invecchiare nella sua malinconica, decadente bellezza. La regista stessa ha chiamato questo particolare punto di osservazione “sguardo della casa”; uno sguardo che lo spettatore trova subito leggibile, riconoscibile. Dopo aver passato decenni sospesa tra la vita e la morte, casa Macaluso può finalmente “chiudere gli occhi” quando le sorelle rimaste vive decidono di lasciarla andare. Quando Lia passa in rassegna, come per dire loro addio, le polverose reliquie di quella giornata al mare così bella; quando anche l’ultimo quadro viene tolto dalla parete lasciandovi un segno, testimonianza evidente di un tempo sospeso che si avvicina a una fine, insieme dolorosa e salvifica.

Analisi – Le sorelle Macaluso, la recensione

Alla sua seconda esperienza cinematografica, Emma Dante dà il suo meglio nella rappresentazione dei corpi (siano essi corpi umani o animali), degli oggetti e degli ambienti. Una rappresentazione carnale, quasi tattile e a tratti estremamente cruda. La macchina da presa insiste sui dettagli e lo spettatore afferra al volo ciò che il film vuole comunicare senza bisogno di mediazioni di alcun tipo. Molto meno comprensibile e troppo artificioso l’inserimento a tutti i costi di certi virtuosismi e simbolismi esageratamente insistiti. In altre parole, si poteva tranquillamente fare a meno dei continui voli (simbolici, metaforici) dei colombi e – ancora di più – del carillon col ritratto di un clown che suona la musica di Erik Satie. Interessante e significativo l’utilizzo dei brani musicali extradiegetici nella narrazione, anche se la Dante finisce per appoggiarvisi un po’ troppo.

Inverno di De André nella versione di Battiato, ad esempio, è bellissima e struggente; tuttavia non riesce a sostituire, nel momento del suo utilizzo, quel quid in più di approfondimento psicologico delle protagoniste che al film manca. Notevole la prova del cast, che nel suo complesso regala una prova intensa, emozionante ed estremamente teatrale in cui spiccano chimica e affiatamento tra le interpreti. Pur con i pochi difetti messi in luce nella nostra recensione, Le sorelle Macaluso è un film maturo, stratificato e complesso, con una visione e scelte inedite nel panorama cinematografico nostrano. Un film che conquista forse più “sulla distanza” che nell’immediato, quando si riesce a metabolizzarlo in maniera compiuta e a far sedimentare la risposta emotiva a ciò che si è visto.

Le sorelle Macaluso

Voto - 7

7

Lati positivi

  • La regia di Emma Dante
  • Un dramma profondo e toccante

Lati negativi

  • Qualche virtuosismo di troppo

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