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Luna Nera: recensione della serie fantasy italiana targata Netflix

Il fantasy italiano prodotto da Netflix delude ogni aspettativa e si preannuncia già come una delle produzioni peggiori dell'anno

Basato sulla trilogia dei romanzi Le città perdute di Tiziana Triana; Luna nera si rivela essere un grande fallimento per le distribuzioni Netflix italiane e in questa recensione vi spiegheremo il perché. Dopo Suburra e Baby il gigante dello streaming americano dimostra nuovamente di puntare forte sulle nostre produzioni, alzando l’asticella ma scontrandosi con tutti i problemi che hanno caratterizzato le serie fantasy degli ultimi anni. Probabilmente già dal primo trailer si era capito di non essere ai livelli di una serie come Dark; certamente le aspettative erano alte e invece il prodotto finale si rivela un disastro. Deludente dal punto di vista della regia, nonostante grandi nomi come Francesca Comencini (Gomorra – La serie) o Susanna Nichiarelli (Nico 1988). Deludente dal punto di vista della recitazione, nonostante la presenza di attori che nel curriculum vantano ruolo secondari in produzioni importanti.

Ma soprattutto deludente nella narrazione, carica di cliché e ripetitiva fin dal primo episodio. Incapace di rappresentare un tema attuale come la disparità di genere, Luna nera nei suoi sei episodi si rivela niente più di una soap opera. Personaggi stucchevoli e una storia d’amore surreale che fagocita ogni situazione, sono elementi che rendono la visione pesante e dolorosa. La serietà dei temi, unita da una fotografia cupa e ben elaborata rendono impossibile anche una lettura umoristica degli episodi, trattati con estrema superficialità. Un risultato che riporta alla mente un altro fantasy italiano come Fantaghirò, che con meno soldi ma più cuore si rivela comunque un prodotto migliore.

Indice

Luna nera – Più una storia d’amore che un fantasy

Ambientato in un indefinito paese ai margini di una foresta; Luna nera è la storia di Ade (Antonia Fotaras), una levatrice che scopre di avere i poteri di una strega. Il manifestarsi di questi nel momento meno opportuno costringe la ragazza a scappare. A prendersi la responsabilità dei suoi poteri è la nonna, condannata e messa al rogo al posto della nipote. Ade trova rifugio nella foresta in una congrega di streghe e, casualmente, instaura una relazione sentimentale con Pietro (Giorgio Belli), figlio dell’uomo che dà la caccia a lei e alle sue simili.

Quest’ultimo è un medico scettico verso la stregoneria, il quale attraverso la logica tenterà di far cambiare idea al padre e restituire la credibilità alla ragazza. Senza veri e propri colpi di scena, la narrazione prosegue nel corso degli episodi nella conflittualità della ragazza, perennemente indecisa se accettare i suoi poteri o ripudiarli del tutto. Nel mentre, la storia d’amore tra i due personaggi torna parecchie volte in scena, senza aggiungere molto alla narrazione, rendendo marginali conflitti più interessanti come le origini della congrega nella quale fugge la ragazza o i segreti che questa cela.luna nera recensione

Luna nera – Numerosi problemi tecnici alla guida della serie

Luna nera è una storia che indubbiamente ammicca ad un pubblico femminile e lo fa parlando di donne attraverso le donne. Non a caso a dirigere i sei episodi della miniserie sono state chiamate tre delle registe più interessanti del panorama nazionale: Susanna Nichiarelli, Paola Randi e Francesca Comenicini. Eppure, nonostante l’evidente grosso budget messo a disposizione della produzione e i grandi nomi alla guida degli episodi, la regia non appare neanche lontanamente gradevole. Jump-cut casuali, slow-motion stucchevoli e un montaggio caotico nelle (poche) scene d’azione logorano la visione e irritano un pubblico incapace di empatizzare coi personaggi e capire le scene. Se la regia è sicuramente l’aspetto più deludente, molto meglio si può dire dell’aspetto produttivo.

La fotografia in primis è molto elaborata. I toni cupi e la scelta di sfruttare il più possibile un’illuminazione naturale trascinano lo spettatore nelle atmosfere rinascimentali nella quale si svolgono le vicende di Ade e Pietro. Impeccabili anche le scelte di costumi e scenografie, consoni a uno stile visivo a tinte dark, esprimono un risultato credibile in ogni scena senza sfociare nel ridicolo. Decisamente negativo però è il livello di recitazione dell’intero cast. Seppur non aiutati da una sceneggiatura lacunosa e superficiale, gli attori ci mettono del loro per risultare tirati e poco credibili. Ogni emozione espressa dai personaggi è realizzata visivamente in maniera talmente esagerata da risultare irreale e fastidiosa. Una situazione che leggermente migliora episodio dopo episodio, se non per l’interpretazione della Fotaras la cui recitazione totalmente fuori ruolo rimane costante da inizio a fine della serie.luna nera recensione

Luna nera – Conclusioni

Rimane molto rammarico, unito al fastidio, per un incredibile passo indietro nelle produzioni italiane. Luna nera si rivela nel suo complesso uno spreco di soldi per l’investitore, e di tempo per lo spettatore; a fronte a un grosso budget, a un cast tecnico di valore e la co-produzione con Fandango. Incapace di colpire nel profondo di temi come la diversità di genere per via della superficialità con cui questo tema viene trattato; non in grado di rappresentare al meglio un contesto storico in quanto mai veramente esso parte della trama; Luna nera non riesce nemmeno a toccare i temi fantasy, assorbiti completamente da una linea romantica che rimanda inevitabilmente alle soap opera.

In nessun caso però ci sentiamo di consigliarne la visione. I troppi temi che emergono durante la narrazione, così come uno stile visivo che rimbalza dalle cupe atmosfere della caccia alle streghe a un esorbitante jump-cut di tre/quattro angolazioni dello stesso bacio, rende incapace anche lo spettatore più positivo, e propositivo, di capire dove voglia andare a parare la storia. Un fattore abbastanza grave, che in seppur soli sei episodi, una serie dovrebbe almeno trasmettere.

Luna nera

Voto - 2

2

Lati positivi

  • Fotografia, scenografia, costumi

Lati negativi

  • Recitazione dell’intero cast
  • Eventi caotici arricchiti da dialoghi superficiali
  • Regia che visivamente ricorda una soap opera

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