Magari: recensione del film intimo e impressionista con Scamarcio e Rohrwacher

La storia di una famiglia qualunque alla ricerca di comprensione, tra un'Italia e una Francia anni '80

Tre fratelli vivono con la madre Charlotte e il suo nuovo compagno, e scoprono di dover passare le vacanze di Natale in compagnia del padre Carlo. Non sono molto entusiasti all’idea, dal momento che non vedono il genitore da tempo; oltretutto, ai tre viene comunicato che la madre è incinta e che per questo deve riposare. Partono comunque alla volta di Roma, in un viaggio che parla di amori, speranza e condivisione. Queste le premesse di Magari, film drammatico sentimentale di cui vi proponiamo la recensione.

Il film è diretto da Ginevra Elkann, alle prese con il suo esordio alla regia, e fanno parte del cast Riccardo Scamarcio (Loro, Non sono un assassino), Alba Rohrwacher (Troppa grazia, Lazzaro felice) e Brett Gelman (Stranger things, Fleabag). Il film è stato presentato come film d’apertura al Locarno Festival il 7 agosto 2019, in prima mondiale. È stato poi distribuito direttamente su RaiPlay, ed è disponibile sulla piattaforma dal 21 maggio 2020. Ecco la recensione di Magari.

Indice

La trama – Magari recensione

Anni ’80, Parigi. I fratelli Alma, Jean e Sebastiano vivono con la madre Charlotte e il suo nuovo compagno Pavel, dal quale lei aspetta un figlio. Quando i ragazzi vengono a sapere della gravidanza non rimangono entusiasti, e si mostrano preoccupati per la salute di Charlotte. Arrivano le vacanze di Natale, e la madre comunica loro che andranno a stare dal padre Carlo a Roma per due settimane, per fare una gita in montagna. Sebastiano e Jean non sentono il desiderio di rivedere Carlo, padre volubile e senza un lavoro fisso che gli permetta una stabilità economica. Non hanno rapporti con lui da mesi e sanno che è ancora molto geloso dell’ex moglie, al punto tale da impedirle di portare i suoi figli in Canada (dove lei progetta di costruire una nuova vita con Pavel).

Alma, la più piccola, porta sempre con sé una fotografia dei genitori ed è convinta che prima o poi torneranno insieme. Valigie pronte, i tre partono per Roma ma capiscono fin da subito che la vacanza in montagna non si farà: Carlo deve lavorare alla sua nuova sceneggiatura cinematografica e, se questa non funzionerà, non riceverà alcun compenso. Ciò lo porta ad essere stressato e assente, e a delegare le cure dei figli alla collaboratrice Benedetta, che si scopre essere la sua nuova compagna. Tra nuove consapevolezze e vecchi dissapori, quale metamorfosi subirà la famiglia?

magari recensione

Magari. BiM Distribuzione.

Alla riscoperta della semplicità – Magari recensione

Alma è la personificazione di quell’ingenuità e innocenza che solo i bambini possiedono; i dispiaceri, le difficoltà, le esperienze portano a crescere più disillusi e diffidenti nei confronti del mondo esterno. Ma c’è quella finestra temporale in cui tutto è ancora possibile e ogni piccola cosa diventa grande. La più piccola dei figli di Charlotte e Carlo è ancora convinta che, prima o poi, i genitori torneranno insieme; non accetta che due persone che si sono amate tanto possano essersi perse. Quando i genitori si sono separati Alma aveva appena un anno; per questo non ricorda i vari litigi e problemi tra loro, che invece gli altri due fratelli hanno impressi nella memoria. Porta sempre con sé delle istantanee dei genitori felici e abbracciati, e sa che da qualche parte quell’affetto c’è ancora. Mai perdersi d’animo, ma piuttosto vedere il lato positivo di ciò che affrontiamo giorno dopo giorno.

Un adulto con l’ottimismo e l’innocenza di Alma è, al pari degli unicorni, più unico che raro. Non che sia sbagliato essere più concreti: la realtà ci riporta con i piedi per terra appena può, e troppa ingenuità non ha mai aiutato nessuno. Ma se riuscissimo a riappropriarci di un po’ di fiducia negli altri? Di quelle farfalle nello stomaco per un amore impossibile, di quella determinazione che ci permette di provare senza pensare subito a un eventuale fallimento? Una gita fuori porta e un pranzo sull’erba, distesi al sole: tanta semplicità in una scena come questa, ma anche tanta bellezza. Ci sono attimi, quasi impercettibili, in cui i problemi svaniscono, le preoccupazioni sembrano lontane e gli interminabili impegni diventano tutt’a un tratto affrontabili. Ed è proprio a quegli attimi che dobbiamo tornare quando pensiamo di non farcela; quando tutto ci appare complicato, quasi impossibile da affrontare.

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Magari. BiM Distribuzione.

L’amore imperfetto – Magari recensione

Il film ci racconta le diverse tipologie di amore. Quello eterno ma anche rancoroso dei figli nei confronti dei genitori, che separandosi hanno causato così tanto dolore e solitudine. Il figlio più grande, Sebastiano, sente il peso della responsabilità nei confronti dei fratelli, perché non percepisce la protezione di genitori alle prese con i capricci del cuore e con aspirazioni ancora da concretizzare. L’amore immersivo di Charlotte, che adatta la propria personalità a seconda del compagno che ha accanto: con Carlo era diventata un’artista naive, mentre con Pavel è una religiosissima ortodossa e pudica. Un amore irruento e passionale è invece quello che prova Carlo, prima per Charlotte e ora per Benedetta. Seguendo la storia, tocchiamo con mano le sfaccettature più tristi e disarmoniche dei rapporti familiari, ma le comprendiamo perché, probabilmente, tutti le abbiamo vissute.

L’amore imperfetto lo conosciamo e lo riconosciamo; desideriamo starne alla larga e, dall’esterno, ci diciamo che mai accetteremmo ciò che capita ai protagonisti. Tuttavia succede anche a noi di restare in balia di relazioni che, per una cosa o per un’altra, saranno sempre imperfette. E ciò non per forza è negativo: la perfezione e l’idillio lasciamoli ai poemi. Qui si parla di vita vera. E chi ha il coraggio di dire che sia perfetta? Magari, se questa fosse stata una famiglia perfetta, sarebbe stata più felice. Ma magari l’amore riesce a passare anche dall’imperfezione.

Rimuovi il termine: Alba Rohrwacher Alba Rohrwacher

Magari. BiM Distribuzione.

Considerazioni tecniche

Chiudiamo la recensione di Magari con riflessioni tecniche. La pellicola si distingue per l’attenzione all’estetica delle inquadrature, che spesso assumono le sembianze di veri e propri quadri viventi, nello stile di Manet. I colori sono accesi e avvolgenti, così come i fasci di luce che circondano gli attori e gli oggetti con i quali interagiscono. A rafforzare questa immersione “ovattata”, in un microcosmo che sembra estraniarsi a intermittenza dal mondo esterno, ci sono i numerosi primi piani. Frontali, da dietro la nuca ma soprattutto di profilo. Il posizionamento degli attori di profilo permette alla camera di effettuare panoramiche laterali, protagoniste del film. L’ultima scena del film vede Alma che fissa dritto davanti a sé, infrangendo la quarta parete che separa spettatori e personaggi. Se l’illuminazione accarezza le figure, il sonoro resta discreto.

riccardo scamarcio

Magari. BiM Distribuzione.

Lunghi momenti di silenzio in cui tempo del racconto e tempo della storia coincidono senza tagli, interrotti dal voice over della piccola Alma, che offre allo spettatore il suo punto di vista di bambina. Le musiche, poche e tutte italiane, e trasmettono emozioni e concetti là dove le parole degli attori mancano. Altra scelta interessante di Magari è quella di distinguersi come film poliglotta, dal momento che si parlano italiano, francese e inglese. Tutto considerato, si tratta di una chicca da ammirare con gli occhi, nostri e dei bambini (come Alma), che inseguono sempre quella meraviglia data dall’innocenza. I punti deboli tuttavia sono la delineazione di personaggi rimasti “in bozza” e non approfonditi abbastanza, e una storia senza un vero inizio né una fine; il film è un semplice spaccato di vita quotidiana che potrebbe risultare addirittura banale.

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Magari

Voto - 6

6

Voto

Lati positivi

  • Fotografia
  • Colonna sonora
  • Film "poliglotta"

Lati negativi

  • Storia debole
  • Personaggi abbozzati e poco approfonditi

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