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Monolith di Ivan Silvestrini: la Recensione

Nelle sale italiane il nuovo thriller di Ivan Silvestrini. Il regista approda al cinema per la seconda volta quest’anno, e dopo la presentazione di 2Night, arriva Monolith.

Monolith è la macchina più sicura e tecnologica che possa esistere. Purtroppo però David, il figlio della protagonista Sandra, a cui è stata regalata la vettura dal marito, rimane chiuso dentro. Intorno a loro vi è solo il deserto, ed il piccolo ha solo due anni. In una battaglia contro l’automobile, contro l’hi-tech e contro sé stessa, si svilupperà questa avvincente storia.


Scritto da Ivan Silvestrini, che firma anche la regia, assieme a Stefano Sardo, Elena Bucaccio e Mauro Uzzeo, Monolith è la trasposizione cinematografica dell’omonimo fumetto italiano scritto da Uzzeo e Roberto Recchioni, che partecipa anche il soggetto del film. Purtroppo c’è stata una distribuzione sicuramente non massiccia del prodotto, e di questo siamo ben dispiaciuti. Vision Distribution si è occupata della distribuzione. Monolith appare come un mix di generi parecchio affascinante: sin da subito ci appare questa autovettura che ad oggi, nel 2017, anno di uscita della pellicola, non esiste. Perciò ci troviamo subito di fronte alla fantascienza. Eppure nel suo sviluppo drammaturgico ci accorgiamo d’essere di fronte ad un thriller con toni drammatici. E già questo fa venire l’acquolina in bocca.

Monolith

Rilassati e goditi il paesaggio Sandra

Lo dice la voce parlante della Monolith, e saranno “le ultime parole famose” prima che accada il tutto. Sandra è un’ex cantante che ha rinunciato alla sua vita “da giovane”, come dimostrerà anche l’incontro con ragazze che sono quasi sue coetanee ma che conducono una vita ben diversa. Questa rinuncia non le pesa per niente, perché l’ha compiuta per dedicarsi totalmente a suo figlio. Questo è un tema predominante che sarà centrale nella pellicola: l’amore di una mamma per suo figlio. Frasi come: <La mamma si preoccupa troppo> immergono ancor di più lo spettatore. Per tutto l’arco narrativo non facciamo altro che immaginarci come si sarebbe comportata la nostra di madre in quella situazione così ardua. Quanto avrebbe sofferto e quanto avrebbe sacrificato sé stessa per la vita che ella stessa ha generato. Ma non finisce qui. Perché Ivan Silvestrini ci porta all’interno di un mondo di pura tensione. Con un montaggio veloce ed una regia molto dinamica, accompagnata da una fotografia particolarmente accesa e da totali sul deserto dello Utah alquanto suggestivi, ci sembra di vivere in prima persona il tutto. Silvestrini usa il sogno come dinamica principale. Talvolta come escamotage narrativo per creare tensione, talvolta per mostrarci quale vita avrebbe fatto Sandra se non avesse custodito con cura il suo pargolo. E probabilmente non è quella che avrebbe voluto.

Quel che ne esce fuori è una pellicola mozzafiato, creata da artisti italiani e messa in scena da un talentuoso regista altrettanto nostrano. Possiamo dire di aver fatto un ulteriore passo in avanti verso la riconquista del nostro cinema di genere. 

Monolith - A metà tra thriller e dramma al femminile - di Ivan Silvestrini: la Recensione

Rating - 8

8

The Good

  • Regia
  • Katrina Bowden alias Sandra
  • Fotografia
  • La dinamica del sogno
  • Amore verso il proprio figlio

The Bad

  • Distribuzione

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