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Monos – Un gioco da ragazzi: recensione del film diretto da Alejandro Landes

Un intenso survival thriller dove la parola libertà assume tutto un altro significato

Monos – Un gioco da ragazzi, film di cui vi presentiamo la recensione, è uno sconvolgente survival thriller firmato dal nuovo talento del cinema sudamericano Alejando Landes. Acclamata da nomi altisonanti del cinema mondiale come Del ToroIñárritu,  la pellicola ha vinto il premio come Miglior Film al London Film Festival 2019. A coronamento di questa cavalcata internazionale Monos è stato scelto dalla Colombia come proprio rappresentante agli Oscar 2020.

La visione del film è consigliata a tutti coloro che sono in cerca di emozioni forti e di una storia che lasci il segno. Tra Apocalypse Now di Francis Ford Coppola e Il signore delle mosche di William Golding, il film riesce con tutto il suo crudo realismo a mettere il pubblico di fronte ad una realtà semisconosciuta. Si parla infatti della guerra civile che ha sconvolto, e sta sconvolgendo, la Colombia, segnando la vita di milioni di persone. Nel cast di giovanissimi molti attori alla loro prima esperienza, se si esclude Moisés Arias, attore statunitense di origini colombiane che abbiamo già visto in Hannah Montana. Non lasciatevi ingannare né dall’inesperienza né dai precedenti lavori dei protagonisti, ognuno di loro mette in scena un’interpretazione intensa ed incredibilmente coinvolgente.

 Indice

Trama – Monos Un gioco da ragazzi, la recensione

Otto adolescenti isolati dal mondo, nel bel mezzo dell’America Latina, combattono e si allenano senza sosta tra le montagne e le foreste. L’eterogeneo gruppo ha una missione ben precisa: trattenere e proteggere una preziosissima prigioniera chiamata semplicemente la Dottoressa (Julianne Nicholson). Così come la donna anche i ragazzi non hanno più un’identità, ad ognuno di loro è infatti stato assegnato un nome di guerra. Se da un lato viene messo in risalto il loro spirito combattivo e il loro desiderio di lottare dall’altro vengono messi in luce i desideri, le paure e la voglia di giocare propria dei bambini e degli adolescenti. Questa discrepanza creerà ben più di un problema al gruppo, costringendo i protagonisti a spostare la loro azione dalle montagne alla giungla.

Gli otto ragazzi devono rendere conto “all’Organizzazione”, un gruppo di guerriglieri ribelli che combatte contro il sistema governativo. Le continue lotte e gli estenuanti test fisici proveranno gli adolescenti sia nello spirito che nel corpo, lasciando cicatrici indelebili. La loro è una piccola comunità, con tutti i pregi e le contraddizioni propri di un gruppo così ridotto. Lotte interne, violenza gratuita e vita dissoluta saranno i leitmotiv della loro esperienza, le loro giovani vite saranno segnate per sempre da ognuno di questi atroci elementi. Quando infatti la Dottoressa fugge il delicato equilibrio che li unisce va in frantumi, costringendoli a combattere per la propria sopravvivenza.Monos Un gioco da ragazzi recensione

La privazione della libertà

Il fil rouge che unisce i diversi personaggi è senza ombra di dubbio la libertà negata, di qualsiasi tipo essa sia. Banalmente salta subito all’occhio la prigionia in cui viene costretta la Dottoressa, una donna all’apparenza mite che viene tenuta in ostaggio per motivi a noi oscuri. Julianne Nicholson riesce con la sua forte interpretazione a restituire al meglio il dramma di una persona incarcerata contro la propria volontà, costretta a mutare nell’aspetto e nella psiche per poterne uscire, a costo di tradire la propria morale. Al contempo ad essere privati della libertà sono gli stessi ragazzi che compongono il gruppo paramilitare; adolescenti e bambini costretti dalle circostanze ad unirsi ad un vero e proprio esercito per poter sopravvivere. Anche in questo caso non conosciamo i motivi che li hanno portati a prendere questa via, ciò che possiamo vedere chiaramente sono solo le conseguenze di un’infanzia negata.

I giovani hanno una visione del mondo distorta, dove rabbia e violenza sembrano gli unici mezzi per poter comunicare ed esprimersi. Il regista ha voluto così trasporre su pellicola le conseguenze di quella che è/è stata la guerra civile in Colombia; conflitto che ha coinvolto gruppi paramilitari, guerriglieri, Narcos e governo. I ragazzini protagonisti rappresentano quelle generazioni che lo scontro armato ha privato del contatto con la realtà, obbligandoli a vivere e ragionare come soldati, sin dalla più tenera età. La figura del Messaggero, ovvero colui che addestra gli adolescenti alla guerra, sublima in qualche modo tutti questi concetti. Colui che interpreta il ruolo è egli stesso un ex bambino soldato che è riuscito ad uscirne solo in età adulta e a rischio della propria vita. Realtà che si fa cinema e viceversa.

Aspetti tecnici – Monos Un gioco da ragazzi, la recensione

Il regista ha deciso di ambientare le scene in luoghi impossibili da datare e altrettanto difficili da collocare geograficamente. L’obiettivo dichiarato è quello di far sì che il film trascenda il luogo e il momento in cui è stato girato per poter rappresentare un complesso di situazioni ed emozioni universali. All’estrema geometria degli edifici abbandonati della prima metà del film si contrappongono i complessi disegni della giungla in cui i giovani si muovono nella seconda parte di girato. La macchina da presa segue in ogni momento i protagonisti alternando a primi e primissimi piani delle panoramiche mozzafiato. Sembra come se Landes in un primo momento voglia mostrarci l’incredibile forza dei sentimenti umani, per poi metterli in prospettiva. Una sorta di escamotage visivo che sottolinea la futilità della guerra e dell’odio rispetto alla vastità del creato. Una menzione particolare merita il comparto audio di Monos.

La colonna sonora ha nel complesso del film un ruolo molto importante, nonostante ne occupi solo 23 minuti. Il tema fondamentale è un particolare fischio che la compositrice Mica Levi ha realizzando soffiando dentro alcune bottiglie. Il primo è un fischio di autorità caratterizzato sempre dallo stesso tono e che rappresenta l’Organizzazione, delineandone l’autorità e la durezza. Il secondo fischio è più simile al canto di un uccello e va a descrivere quelli che sono i rapporti tra i membri del gruppo; all’inizio del film è duro e ruvido ma andando avanti diventa sempre più melodico e armonioso. Il forte suono di un timpano va invece ad indicare il concetto di “legge”, quella forza oscura che i protagonisti devono rispettare ad ogni costo, pena la morte. Ognuno di questi elementi antropici va a mescolarsi alla perfezione con i suoni e i rumori naturali che accompagnano la visione dall’inizio alla fine.monos un gioco da ragazzi recensione

Considerazioni finali

In conclusione di questa recensione di Monos – Un gioco da ragazzi, non si può non sottolineare come ci si trovi di fronte ad uno dei film più efficaci e potenti degli ultimi anni. Nonostante il giovane Alejandro Landes sia solo al suo terzo lungometraggio riesce a tirare fuori il meglio da uno script avvincente e adrenalinico. Con grande abilità riesce a fondere elementi umani e naturali restituendo allo spettatore un’opera maestosa ricca di dettagli. In questo modo Landes è riuscito a prendere un dramma estremamente specifico come la guerra civile in Colombia e farne un qualcosa di universale. Andando così a toccare il pubblico di ogni nazione, estrazione e ideologia. Non esiste né destra né sinistra, esiste solo il dramma umano di un’infanzia negata e di una nazione ostaggio del terrore.

Nonostante in Monos la violenza la faccia da padrona non viene descritta in modo romantico e non risulta mai troppo cruenta. L’intenzione del regista è chiara, raccontare gli episodi quasi con tono documentaristico sottolineandone l’agghiacciante realismo; la brutalità delle azioni dei protagonisti diventa orribile anche per gli esecutori stessi che riescono a conviverci non senza difficoltà. Molte sono le domande che il film pone allo spettatore, lasciandogli l’arduo compito di riflettere in modo adeguato per trovare le risposte corrette.

Monos - Un gioco da ragazzi

Voto - 8.5

8.5

Lati positivi

  • Regia, comparto sonoro e sceneggiatura
  • Interpretazioni dei protagonisti
  • Ambientazioni mozzafiato

Lati negativi

  • Parte centrale meno avvincente dell’inizio e della conclusione

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