Mowgli – Il figlio della giungla: recensione del film targato Netflix

Ecco la recensione del film di Andy Serkis, disponibile su Netflix dal 7 dicembre

Mowgli – Il figlio della giungla: recensione. Ormai viviamo in un’epoca in cui trovare film del tutto originali ed autentici diventa quasi un’impresa. La maggior parte dei prodotti cinematografici distribuiti nella sale di tutto il mondo rappresentano delle “copie” di film (o serie tv) già esistenti, i quali suscitano nello spettatore reazioni contrastanti: il remake. Il pubblico ne rimane per lo più affascinato perché nostalgico e ansioso di rievocare i tempi passati.  Non aspetta altro che rivivere le emozioni provate le prime volte che si è guardato il film originale per poi confrontarle con ciò che trasmette il remake.  Più si ama il film originale, più si creano delle aspettative che non sempre sono all’altezza del film remake.

Da qualche anno a questa parte, è nato il desiderio di riproporre sul grande schermo i film più amati dai bambini di tutto il mondo: i classici Disney. Molti lungometraggi disneyani verranno distribuiti il prossimo anno, ma abbiamo già visto qualche esempio gli anni passati. Tra i tanti, nel 2016 gli spettatori hanno potuto rivedere Il libro della giungla, diretto da Jon Favreau (regista dell’imminente live-action de Il re leone). La sensazione di deja vù è costante durante la visione del film e la mente non può far a meno di tornare al cartone Disney.

Nel 2018 invece, Netflix ha distribuito sulla sua piattaforma Mowgli – Il figlio della giungla, il quale si discosta dal genere del remake. Il regista Andy Serkis  ha voluto liberare la sua pellicola dall’opprimente rimando al film d’animazione creando l’adattamento cinematografico dell’omonimo libro di racconti. Mix tra live action, motion capture ed animazione, Mowgli – Il figlio della giungla racconta in modo più maturo e meno cartoonesco  la storia del cucciolo d’uomo.

Mowgli – Il figlio della giungla recensione: trama

Il film riprende a grandi linee gli eventi raccontati nel libro Il libro della giungla, che non sono esattamente congruenti a ciò che il cartone ci mostrava quando eravamo piccoli. Il piccolo Mowgli viene trovato solo nella giungla da Bagheera, dopo che la feroce tigre Shere Kan ha ucciso i genitori. La pantera lo porta così dal “popolo” dei lupi, che decidono infine di accettarlo come membro del branco e della giungla. Proprio per questo motivo, Mowgli dovrà sottostare alle rigidi leggi della giungla insegnatogli da Baloo. Abituato a vivere come un lupo, il ragazzo sa inconsciamente di non appartenere al loro branco.

Shere Kan però non accetta la decisione dei lupi e vuole quindi uccidere Mowgli. La giungla non è più un posto sicuro per lui, il quale è costretto ad andare nel villaggio degli umani per trovare protezione. Qui il ragazzo dovrà fare i conti con le sue origini e decidere da che parte stare.

Mowgli – Il figlio della giungla: il tema dell’origine e della diversità

È impossibile non fare confronti fra le varie versioni de Il libro della giungla, analizzando gli elementi presenti e assenti delle pellicole. In questo caso il paragone non sussiste poiché il film ha una storia ed un’atmosfera a sé stanti. Nonostante ritroviamo gli stessi personaggi, le dinamiche cambiano e ci risultano estranee. L’incipit di proteggere Mowgli da Shere Kan portandolo nel villaggio degli umani è lo stesso, ma le tematiche trattate si rivelano più mature e serie.

Mowgli, allevato dai lupi, cerca in ogni modo di essere accettato dai “fratelli” e di venire riconosciuto dal branco effettivamente come uno di loro. Una volta scoperte le sue vere origini, il ragazzo si allontana da quella che fino a quel momento considerava la sua famiglia, confuso ed arrabbiato. Mowgli così si immerge nelle usanze ed abitudini degli umani. Ciò che il film ci vuole trasmettere è la libertà di scelta. Per poter diventare ciò che si vuole, è importante conoscere le proprie origine e sapere quindi da dove si proviene. Solo in questo modo si ha la possibilità di apprendere chi siamo realmente e capire i nostri limiti e le nostre qualità per entrare a far parte di un mondo nuovo.

Il concetto di fratellanza, ma anche di discriminazione sono fortemente rappresentati in questo film, denunciando come la diversità possa impedire a qualsiasi individuo di esprimersi attraverso le caratteristiche che lo contraddistinguono.

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Mowgli – Il figlio della giungla recensione: la vera giungla

Il regista Andy Serkis non ha sicuramente pensato ai bambini come pubblico target del suo film. Dimentichiamoci della storia fiabesca e divertente del nostro passato, e prepariamoci per inoltrarci nella giungla selvaggia. Qui non esistono buonismi, ma regna la competizione. Il più debole rimane indietro e rischia di essere ucciso. Baloo, colui che insegna le rigide leggi della giungla, non aiuta in alcun modo Mowgli ad entrare nel branco, anzi lo sgrida. Ciò che ci viene mostrato è la realtà. Il più forte prevale sul più debole.

Mowgli – il figlio della giungla non si limita nel mostrare allo spettatore le carcasse di animali morti, né il sangue che sgorga dai loro corpi inermi. Ma se nella giungla vigono delle leggi naturali che non si possono impedire, dall’altra parte, nel villaggio degli umani, assistiamo all’ingiustificata violenza degli uomini verso gli animali. L’ingordigia e il concetto di superiorità dell’essere umano lo hanno sempre mosso nel colonizzare terre che non gli appartengono e sottomettere coloro che ci vivono.

Tale atteggiamento è rivolto anche verso il mondo animale, di cui l’uomo pensa di essere padrone, con la conseguente estinzione di diverse creature e una crescente deforestazione.

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Mowgli – Il figlio della giungla recensione: conclusioni finali

Nonostante le premesse di un film che non avrebbe ricalcato l’originale, e che si presenta come una pellicola distante dal genere del remake, il film non convince e non appassiona lo spettatore. La narrazione e la sceneggiatura rappresentano gli elementi deboli del film, i quali lo rendono piatto e senz’anima.

Un altro elemento che può risultare disturbante inoltre sono gli animali creati con la motion capture. Sebbene alcuni dettagli siano stati magistralmente ricreati, la fisionomia dei protagonisti animali appaiono esagerati ed eccessivamente umanizzati. Nelle scene in cui è presente anche Mowgli, il distacco tra lui e Baloo o Bagheera, ad esempio, è troppo evidente e si dissolve l’atmosfera reale generatasi nella giungla.

Mowgli - Il figlio della giungla

Voto - 5

5

Lati positivi

  • Il realismo della giungla inserito nella narrazione
  • Maturità dei temi affrontati

Lati negativi

  • Eccessiva umanizzazione dei personaggi animali
  • Piattezza della narrazione e una sceneggiatura debole

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