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Noi siamo l’onda: recensione della nuova serie Netflix

Da esperimento sociale a serie televisiva: Noi siamo l'onda è il nuovo prodotto targato Netflix. Ecco cosa ne pensiamo!

In un periodo in cui la tansmedialità segna sovrana, ci rendiamo conto di come il passaggio da un medium ad un altro sia una realtà in costante sviluppo. E questo è accaduto anche per quanto concerne Noi siamo l’onda, di cui vi proponiamo la nostra recensione. Si tratta, nello specifico, di una serie televisiva composta da sei episodi e distribuita sulla piattaforma streaming Netflix. Ma cosa c’è dietro? Prima di arrivare sul piccolo schermo, l’idea che dà vita all’Onda era stata raccontata in una pellicola tedesca nel 2008. Diretta da Dennis Gansel, L’Onda ottenne un ampio successo al botteghino dividendo, tuttavia, la critica.

Ma ancor prima di essere un film di successo, ormai considerato una sorta di piccolo cult, l’idea dietro la trasposizione di Gansel era stata trattata nel breve romanzo di Todd Strasser. Questo, a sua volta, non era un’idea originale. Difatti, il soggetto che ha dato origine ad una serie di trasposizioni più o meno fedeli (e più o meno riuscite) risale al 1967, quando un professore, Ron Jones, di un istituto della California diede vita ad un esperimento sociale dal respiro internazionale. Ed è sulle base di queste premesse che Noi siamo l’onda si sviluppa, rimaneggiando tuttavia – quasi ponendosi come un re-telling piuttosto che come un adattamento – il contenuto originario dell’esperimento (e delle sue prime trasposizioni) con un risultato, a parere di chi scrive, non altrettanto ben riuscito.

Indice

La trama – Noi siamo l’onda recensione

Noi siamo l’onda parte con una base fortemente adolescenziale. Protagonista della serie diventa un gruppo di giovani liceali tedeschi che, per un motivo o per un altro, vivono male la loro vita. Ma quella che sembrava una condizione senza via d’uscita ha un cambiamento di rotta con l’arrivo di un nuovo studente, Tristan Broch. Da subito preso di mira dai “bulli” della scuola, per via del suo abbigliamento e del suo atteggiamento “da zecca”, il ragazzo cerca fin dall’inizio la compagnia di quegli studenti che, come lui, sembrano non adattarsi alla ituazione.

onda recensione

Ed è così che a Tristan ora si accompagnano Lea, Zazie, Hagen e Rahim. E quella che all’inizio sembrava essere una innocua amicizia si trasforma in qualcosa di più. Da semplici prese di posizione ed esternazioni di opinioni, il gruppo diventa un piccolo movimento: l’Onda. E l’Onda è pronta a tutto pur di manifestare contro le ingiustizie che i suoi membri hanno subito, e contro i principi sbagliati che dominano il loro Paese. E quella che sembrava essere una manifestazione di un gruppo di liceali male organizzati inizia ad attirare l’attenzione a livello globale.

Noi siamo l’onda recensione – Il confronto

Distaccandosi di prepotenza dai suoi predecessori, Noi siamo l’onda si presenta più che come una trasposizione o un adattamento fedele, come un retelling. Ossia come una narrazione che parte sì da una base preesiste, ma che diverge rispetto ad essa anche in contenuti basilari. Mantenendo tuttavia, di fatto, soltanto una piccola parte della storia principale, come l’idea di base che soggiace a tutto il progetto. In questo caso si parte dall’Onda. Se già il film aveva avuto modo di distaccarsi dall’idea originale, questo lo aveva fatto rimanendo fedele al principio di base. Pur cambiando la location, dalla California alla Germania, il motore della storia era stato fatto partire dall’intuizione di un professore che, mettendo alla prova i propri alunni, aveva voluto dimostrare come fosse facile essere assoggettati dall’autoritarismo. In particolare, nel film, usando la Germania come esempio.

La serie di produzione tedesca, continuando su questa direttiva, mantiene come ambientazione la Germania. Tuttavia, a differenza dei predecessori, nessun professore innesca la scintilla. Questa, come abbiamo avuto modo di vedere, viene fatta partire dal giovane Tristan Broch, che sfrutta il malessere e l’insoddisfazione dei propri compagni per dar via alla propria rivolta personale. Il principio di fondo, dunque, è completamente diverso. Se nel film, nel libro e ancor prima nell’esperimento sociale la base era il voler testare la resistenza dei giovani all’influenza di un potere autoritario, questa parte viene completamente evulsa in Noi siamo l’onda. E a prenderne il posto non è neppure, come la serie vorrebbe far sembrare, l’influenza di un leader carismatico; quanto soltanto la facilità di auto-fomentarsi dei giovani di oggi.

Pro e contro

In questa recensione di Noi siamo l’onda vogliamo adottare un approccio metodologico. E per farlo abbiamo deciso di trattare da un lato i pro e dall’altro i contro di questa serie. Come primo punto, dobbiamo prendere in considerazione il target. Noi siamo l’onda si presenta come un contenuto fortemente adolescenziale, rivolto ai giovani d’oggi; e, in virtù di questo, raggiunge pienamente il suo scopo. Tuttavia, questo appare un’arma a doppio taglio. Questo perché se da una parte la serie raggiunge facilmente il pubblico young adult, difficilmente potrà attirare l’attenzione di chi da questa categoria è già uscito fuori. I personaggi, in questo caso, sembreranno fin troppo bidimensionali. E la trama, che per un pubblico più giovane può senza alcun dubbio funzionare, rivela invece notevoli mancanze.onda recensione

L’evoluzione repentina che alcuni personaggi mostrano è quanto meno bizzarra, e non viene assolutamente contestualizzata. Sembrerebbe più un capriccio adolescenziale che una vera e propria presa di coscienza su tematiche scottanti. Difatti, pur volendo porre l’accento su temi forti, come le armi, il razzismo, e i soprusi da parte dei magnati, la serie lo fa in maniera superficiale. Questo ovviamente se ciò che si cerca è qualcosa di più profondo. Ma, ovviamente, potendo i prodotti televisivi essere fruiti a più livelli, il pubblico di riferimento difficilmente noterà delle pecche nella costruzione della trama. E, magari, tenderà più a strizzare l’occhio alle storylines romantiche tra i protagonisti, che in questo caso risultano essere ben inserite nella storia, senza diventare troppo invadenti. E ponendosi, come è gusto che sia in prodotti del genere, come elementi di contorno.

Conclusioni

All’interno di questa recensione di Noi siamo l’onda ci siamo soffermati per ovvie ragioni più sul contenuto che sulla tecnica. Si tratta di una scelta ponderata, in quanto il prodotto tedesco non ha particolari pecche dal punto di vista tecnico. Le riprese sono buone, per quanto molto statiche. Si tende a raccontare i fatti, con uno stile molto documentaristico. Poche le scelte sbagliate, come le proiezioni mentali rappresentate come se fossero reali (elemento che complessivamente stona con il resto). Le interpretazioni dei giovani attori sono nel complesso convincenti, in particolare Michelle Barthel nel ruolo di Zazie Elsner porta avanti uno sviluppo che, rispetto agli altri, si nota anche nel modo di recitare.

In definitiva Netflix ha segnato un altro punto con Noi siamo l’onda, pur rimanendo nella fascia media delle sue produzioni. Ci sentiamo in ogni modo di consigliarvi la visione della serie tedesca, e magari, perché no, di recuperare il film che l’ha anticipata.

Noi siamo l'onda

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Tempistica interna ben gestita
  • Storia che cattura l’attenzione

Lati negativi

  • Ha un target troppo mirato
  • Mancato sviluppo dei personaggi

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2 Commenti

  1. Premetto che ho visto solo le prime puntate. Dopo ho smesso.. perchè alcune cose non mi sono piaciute.
    Ho letto che nelle suguenti che alcune cose cambiano, In ogni caso non ho potuto non notare una cosa: Al di fuori dal significato reale che vuole essere dato all’intera serie, mi sembra che ci siano (direttamente o indirettamente) elementi di propaganda politica molto forti. Non si parla di giovani contro establishment(che sarebbe anche interessante) ma di qualcosa di diverso.. a mio parere. Sempre gli stessi clichè:
    I bulli da una parte(ovviamente destra) e “i buoni” quelli di “sinistra o anarchici” che ovviamente stanno con l’arabo(Come se gli arabi fossero tutti progressisti.. magari pro LGBT)… ..senza nemmeno considerare alcune leggi vigenti in molti paesi del medio oriente, dure.. e per niente liberiste. Senza nemmeno avergli chiesto chi voterebbero.
    Attenzione, non dico che non possa succedere l’accoppiata scritta sopra, in casi “molto selezionati”, ma mi pare che venga riproposta sempre la stessa anche in altre serie tv.
    Premesso che”arabo” non significa niente, spesso si tratta di persone con nazionalità diverse, ho usato i termini che si sentono nella serie stessa.
    Fanno vedere il buttafuori che non vuole fare entrare il ragazzo “arabo” e (indirettamente) vorrebbero dare la colpa a partiti? Visto che vengono fatti continuamente riferimenti a un partito e un presunto razzismo portato dalle “destre populiste”? anche il termine “zecca” usato dai bulli, non lascia dubbi..ahahahahaha. Scherziamo??
    Io ci ho vissuto in Germania e posso dire che questa è pura ipocrisia.. è da almeno 20 anni che i locali possono decidere chi fare entrare e chi no.. (anche basandosi sulla nazionalità). Anche migliaia di italiani sono rimasti fuori e governava la Merkel, persone di sinistra.. socialisti.. nessuno si era mai lamentato. (Per verificare basta leggere le recensioni di alcuni locali).
    Moltissimi europeisti progressisti.. allora dicevano che la Germania era il paradiso terrestre.. e davano sempre ragione ai locali, dicendo che era giusto selezionare(anche sulla base della nazionalità) perchè alcuni non si comportavano bene o creavano problemi. Insomma.. 2 pesi e 2 misure sempre… Le autorità hanno sempre risposto che essendo club potevano selezionare la clientela.
    .fd non ha invece mai governato(come primo partito nazionale)! ma già viene (anche indirettamente, con grande maestria) incolpato di cose che nemmeno ha fatto! (ho messo il punto iniziale ma si capisce il partito al quale mi riferisco).
    Poi la scena del poliziotto che si lascia umiliare da un gruppo di ragazzini e si mette a provare i vestiti(avete mai visto la media dei poliziotti tedeschi?) mi sembra anche quella davvero poco verosimile.
    P.s: è solo il mio parere. Non vuole offendere nessuno.
    Non voglio giudicare “bene o male” .fd o altri partiti.. Non sono qui per parlare di politica. Voglio solo dire che alcuni riferimenti mi sembrano sbagliati. Soprattutto in un paese grande, con tante divisioni interne(anche forti), quartieri che sembrano ghetti o città completamente diverse, come può essere la Germania.
    Sono sempre stato molto aperto, guardo film sia di destra che di sinistra. Anche se poi anche i personaggi principali, fanno serie cose sbagliate anche loro.. vengono interpretate più nel senso: il fine giustifica i mezzi? (è una cosa ben diversa) L’impressione di come è stata impostata e specifico che mi riferisco “alle prime puntate” non cambia.
    Quando ho visto quei cartelloni tanto simili.. mi è sembrato di vedere uno “spot” elettorale.
    P.s: quando parlo di “presunti” riferimenti al partito tedesco mi riferisco alla seguente cosa:
    Anche se il nome che è stato messo è leggermente diverso, ovvero NFD(per ovvi motivi), tutti i dettagli il colore, lo sfondo, la grafica, persino lo stile dei cartelloni sono talmente simili, che mi sembra estremamente chiaro a quale partito si siano ispirati(quello di cui parlavo sopra), per descriverlo come “quello dei cattivi”. Il “male assoluto”.
    Mi sembrava giusto specificare questo.
    Fra l’altro, partiti con idee diverse su come gestire l’immigrazione, esistono in tutti i paesi. Anche molti immigrati ne fanno parte. Mi sembra che vengano mischiate come al solito in un calderone cose che hanno poco in comune.

    1. Ciao Vanni, intanto ti ringrazio per il commento sicuramente molto sentito e motivato.

      Da parte mia, come avrai notato, ho evitato di parlare di questioni politiche interne dato che non ho mai avuto modo, a differenza tua, di visitare la Germania e dunque le dinamiche del Paese mi sfuggono. Sicuramente ci sono vari punti di vista da analizzare, e nella mia mancata conoscenza in materia non ho voluto approfondire oltre, per non rischiare di interpretare malamente.

      Senza ombra di dubbio tuttavia concordo sulla banalità della suddivisione tra buoni/cattivi, ma essendo una serie con un target adolescenziale era quantomeno inevitabile.

      Di nuovo ti ringrazio per aver letto la nostra recensione e per aver espresso la tua opinione, che per noi autori di FilmPost è sempre gradita.

      Continua a seguirci!

      Marzia

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