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Perfetti Sconosciuti: la recensione

Datato 2016, Perfetti Sconosciuti è uno dei film italiani più apprezzati degli ultimi anni, sia in Italia che all’estero. Scritta dallo stesso regista, Paolo Genovese, insieme ad un team di sceneggiatori esperti e capaci, questa commedia drammatica ha davvero conquistato tutti.

 

Ecco quindi la recensione di Perfetti Sconosciuti

Già a partire dalla tag-line del film; ad essere precisi una citazione del premio Nobel Gabriel García Márquez, lo spettatore può farsi un’idea approssimativa di ciò che andrà a vedere:

«Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta».

Questa frase apparentemente semplice è un riassunto perfetto della pellicola. Infatti è proprio l’elemento della segretezza e della più profonda intimità individuale il fulcro di tutto. Ci si trova di fronte ad una situazione atipica; quasi una realtà parallela e surreale, in cui la privacy tende totalmente a scomparire, a favore di una gogna pubblica contestualizzata all’interno di una cena.

Perfetti Sconosciuti recensione

Lo sviluppo narrativo è lineare e perfettamente messo in scena

Il film comincia all’interno di un appartamento, quello di Cosimo e Bianca (Edoardo Leo e Alba Rohrwacher), in una rappresentazione semplicistica di un giovane amore appena sbocciato. I due si stuzzicano, si coccolano, e poi si preparano per andare a cena a casa di Rocco ed Eva (Marco Giallini e Kasia Smutniak).

Con una serie di sapienti e ben inseriti raccordi di movimento, Genovese esplora poi l’interno di altri appartamenti, abitati dagli altri partecipanti alla cena; come per suggerire allo spettatore che alla fin fine tutte queste case sono uguali, non si distinguono, così come l’animo umano, ugualmente peccatore. Ma anche da un punto di vista scenografico e fotografico i vari interni appaiono come uno solo, con poche distinzioni importanti percepibili solo dallo spettatore più attento.

E fin da subito i vari personaggi vengono caratterizzati da un alone di mistero, descritti a spezzoni, ma accomunati da una serie di conflitti interni o tra di loro; come a voler subito puntare l’attenzione sulla loro esigenza di evadere da una quotidianità pesante, insopportabile da gestire senza qualche distrazione o piccola perversione.

Come quella di Carlotta (Anna Foglietta), che prima di recarsi da Rocco ed Eva si sfila le mutande, senza un apparente motivo; o di Lele (Valerio Mastrandea), che rifugiato in bagno manda in realtà un messaggio segreto a qualcuno.

 

E poi, finalmente, i vari invitati si ritrovano nell’appartamento di Rocco ed Eva. E questa è l’occasione per l’inizio di un continuo gioco di campi e controcampi che durerà sino alla fine; quasi esasperato nel momento della cena, in cui tutti i personaggi sono uno di fronte all’altro, ognuno con le proprie perplessità e dubbi. Perché è proprio lì, in quel momento, che Eva ha un’idea curiosa, dettata da un pretesto apparentemente casuale. Mettere sul tavolo il cellulare di ognuno e leggere a voce alta il contenuto di ogni messaggio e usare il vivavoce per le telefonate.

Ed ecco che quella che doveva essere una semplice cena tra amici si trasforma presto, in un climax di tensione perfettamente studiato, in una vera e propria guerra; in cui la vera natura di tutti salta fuori violentemente, come in un massacro psicologico in cui nessuno è al sicuro.

La sceneggiatura è intelligente e matura

Ma non si tratta solo di scoprire tradimenti, esclusioni per il calcetto o novità lavorative tenute nascoste; bensì lo sconvolgimento dell’animo umano e il cambiare opinione di chi si pensava conoscere come se stessi nel giro di pochi secondi. Se non addirittura lo scoprire che un amico storico nasconde un importante segreto da decenni.

E Genovese (insieme a Filippo Bologna; Paolo Costella; Paola Mammini e Rolando Ravello) lo fa in maniera esemplare; costruendo una pellicola eccezionale nonostante la lunghezza si aggiri all’ora e quaranta minuti. Perfetti Sconosciuti è infatti una commedia particolare, lontana dal suo senso comune. Infatti più che ridere si riflette tanto, ci si fa un esame di coscienza profonda e si prova anche un velato senso di panico e terrore nella prospettiva che i nostri segreti vengano rivelati senza la possibilità di poterci difendere.

Perfetti Sconosciuti recensione

E ciò che è necessario al risultato non sono costumi eclatanti, musiche significative o scenografie in bella vista, ma una semplice tavola e un piccolo balconcino, oltre, naturalmente, ai cellulari dei presenti, la loro fonte di condanna e rovina.

E il finale, poi, lascia lo spettatore a bocca aperta, gli dà la possibilità di riflettere ancora una volta sulla sincerità e sulla falsità degli esseri umani, ma il tutto in una chiave diversa. Con un effetto alla Sliding Doors o alla Lola Corre, infatti, le scale dell’appartamento di Rocco ed Eva diventano una sorta di tunnel spazio – temporale, in cui tutto è il contrario di tutto, in cui gli eventi sono presenti e vividi nella mente dello spettatore, ma non di chi li ha vissuti in prima persona.

Perfetti Sconosciuti recensione

E tutto questo, come insegna Roman Polanski con Carnage o Quentin Tarantino con The Hateful Eight, si può vivere e descrivere all’interno di spazi ristretti, di scenografie povere e non evidenti, di musiche di contorno ma non al centro della diegesi; e soprattutto di una regia e un montaggio quasi naturali, con i soliti trucchetti del mestiere ben nascosti, come i diversi raccordi che Genovese si diverte a celare. Ma, principalmente, grazie alla bravura e competenza di un cast veramente eccezionale, che recita con gli occhi, con i gesti e con il cuore, ma soprattutto con intelligenza. Tra tutti spicca un Giuseppe Battiston veramente perfetto.

Perfetti Sconosciuti è un esempio per il Cinema internazionale

In conclusione, Perfetti Sconosciuti è una vera perla della cinematografia italiana, nonostante abbia giusto un paio d’anni di vita. Non è un caso, infatti, che sia stato premiato con due David di Donatello (ma candidato ben nove volte) e che la pellicola sia stata riconosciuta di Interesse culturale dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Non sorprende nemmeno che siano stati realizzati diversi remake internazionali, come quello greco e quello spagnolo; perché Genovese e i suoi collaboratori riescono a prendere un’idea apparentemente semplice per trasformarla in un’opera di rara bellezza, soprattutto grazie ad una sceneggiatura sapientemente studiata e di rara raffinatezza.

 

 

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Perfetti Sconosciuti: la recensione

Rating - 8

8

The Good

  • Regia asciutta e matura
  • Sceneggiatura originale e ben studiata
  • Cast eccezionale

The Bad

  • Sono presenti alcuni cliché
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