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Prendimi! – Recensione della commedia con Jeremy Renner

Ecco la recensione di Prendimi!, con Jeremy Renner e Jon Hamm, ispirata a un'incredibile storia vera

Prendimi!, interpretato da Jeremy Renner, Jon Hamm, Isla Fisher, Ed Helms e Jake Johnson, è la traduzione italiana di “Tag!” ma non ha nulla a che vedere con le foto di Facebook. Una commedia che vuole analizzare il cameratismo maschile in maniera spiritosa e dinamica e, in larga parte, ci riesce. Uscito da noi il 5 luglio, finalmente riusciamo a parlarne in dettaglio nella nostra recensione!

L’opera prima di Jeff Tomsic è una commedia ispirata a un’incredibile storia vera narrata in un articolo del Wall Street Journal. Nel film un gruppo di amici quarantenni porta avanti da trent’anni una bizzarra tradizione: giocare a “Prendimi”, da noi conosciuto come “Ce l’hai” o “Acchiappino” (o “Rimorso” per chi ricorda Radiofreccia) per un mese all’anno. Una lotta senza esclusione di colpi che rischia di interrompersi quando uno di loro, l’unico a non essere mai stato “preso”, decide di sposarsi e interrompere la tradizione.

Prendimi! – La Recensione

Fieramente immaturi

Partiamo dal dato più surreale: sì, Prendimi! è tratto da una storia vera. Un gruppo di quarantenni di Spokane, Washington, gioca a questo passatempo infantile per tutto il mese di febbraio, ogni singolo anno. Non c’è limite al loro ingegno: tendono trappole, si travestono, si ingannano senza pudore… tutto per “prendere” i loro avversari. Grazie a un pezzo pubblicato sul Wall Street Journal, la storia è diventata subito appetibile per Hollywood. Originariamente, il film avrebbe dovuto vedere Will Ferrell e Jack Black nel cast ma, dopo svariate revisioni, il progetto è finito nelle mani dell’esordiente Jeff Tomsic.

Hoagie (Ed Helms) raduna gli amici Bob (Jon Hamm), Randy (Jake Johnson) e Kevin (Hannibal Bures) per compiere un’impresa storica. Il brillante Jerry (Jeremy Renner), asso del fitness, sta per sposarsi e sembra che questo lo porterà ad abbandonare le sessioni di “Prendimi”. Il problema è che Jerry è sempre stato il più bravo tra tutti loro, l’unico a non essere mai stato preso; quale occasione migliore per ovviare a questa insopportabile mancanza? Si uniscono ai giochi la moglie di Hoagie (Isla Fisher) e una giornalista che avrebbe dovuto intervistare Bob ma che finisce per partecipare all’avventura.

Se c’è una cosa che il film non vuole fare è perdere tempo. Bastano pochi minuti per immergersi nel contesto e nel tono di goliardia virata all’assurdo che lo contraddistingue. I personaggi vengono descritti forse troppo meccanicamente attraverso un reclutamento da film di supereroi dove ci si reca a casa di ognuno per chiedergli di unirsi al team. A farla da padrone, fin da queste prime sequenze, è la rappresentazione di maschi adulti (in alcuni casi anche realizzati professionalmente) che abbandonano tutto per un gioco infantile. Sarebbe stato facile puntare solo sulla dicotomia “Maschi = Immaturi Cronici” ma, per fortuna, Prendimi! non gioca così sul sicuro.

Quel personaggio mi ricorda qualcuno…

Il film punta a raccontare quel cameratismo indistruttibile che permette alle amicizie maschili di sopravvivere a qualunque cosa. Nonostante i personaggi si accaniscano l’uno sull’altro attraverso inganni efferati tutto questo non scalfisce mai il loro rapporto. Non è un caso che l’unica donna del team non possa giocare per via di una decisione presa quando iniziò la tradizione, ai tempi delle elementari (ma anche perché sarebbe la più competitiva). Compito della storia è anche quello di capire se una simile strampalata tradizione permetta alla squadra di mantenere ben saldo il loro rapporto o, al contrario, lo congeli in una eterna adolescenza.

Prendimi Recensione Commedia Jeremy RennerLa sceneggiatura cerca di alimentare questo dilemma senza esagerare e, nel terzo atto, gioca una carta tanto scontata quanto efficace. I protagonisti, infatti, arriveranno al punto di dubitare della veridicità di tragedie e incidenti, talmente ubriachi dei mille espedienti adottati in trent’anni di gioco. Sarà qui che alcuni di essi inizieranno a domandarsi se, forse, il prolungamento di quella spassosa tradizione non li abbia in qualche modo “rovinati”. Da questo punto di vista, “Prendimi!” fa il suo dovere e spinge gli spettatori a momenti di riflessione.

Il cast è l’elemento che più aiuta ad elevare il giudizio della nostra recensione. Se Jon Hamm e Jeremy Renner, però, giocano fuori dalla loro comfort zone con personaggi e toni inusuali, Ed Helms e Jake Johnson sembrano riproporre sempre i medesimi personaggi per i quali sono noti. Menzione d’onore a Isla Fisher che coniuga bellezza e tempi comici con la consueta (sottovalutata) abilità. Un po’ fuori parte e preda di un personaggio superfluo ai fini della trama la sempre piacevole Rashida Jones.

Quindi siamo stati “Presi?”

Così come nel recente “Game Night“, in questo film c’è il tentativo di coniugare generi e toni evitando di farli sovrapporre. Le sequenze in cui i protagonisti duellano fra di loro per “prendersi” attingono persino agli action movies ma non sempre l’amalgama con il tono da commedia funziona. La scena dello scontro nella foresta in cui Jerry si difende adottando tecniche alla Rambo, ad esempio, è fin troppo parodistica per il contesto. La nostra recensione, comunque, evidenzia un tentativo non banale di riflettere, ironizzando, sulla maturità e la crescita personale nel macrocosmo maschile. Un cast ben utilizzato e alcune idee di sceneggiatura semplici ma funzionali rendono “Prendimi!” un film onesto negli intenti e dignitoso nei risultati. I titoli di coda composti da filmati amatoriali della combriccola di amici ispiratori della storia mentre, tra baffi finti e fughe in aeroporto, si divertono come folli strappa un sentito sorriso finale.

Prendimi Recensione Commedia Jeremy Renner

 

Prendimi!

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Buon ritmo ed efficace sfruttamento dello spunto originario
  • Jeremy Renner e Jon Hamm usati per ruoli inusuali

Lati negativi

  • Non sempre l'amalgama di toni e generi funziona a dovere
  • Ed Helms e Jake Johnson sempre uguali a loro stessi, Rashida Jones sottoutilizzata

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