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Recensione “The Babysitter”: la commedia horror originale Netflix

The Babysitter è un film diretto da McG (Charlie’s Angels, Terminator Salvation), da qualche giorno (13 ottobre) rilasciato sulla piattaforma di streaming Netflix. Un nuovo film originale Netflix, dunque. Ma che di originale, come vedremo in questa recensione, ha ben poco. Si tratta di una commedia horror teen (Netflix ci riprova, dopo Little Evil) che vede un folto cast di attori emergenti nel panorama cinematografico statunitense. Ed è la storia di Cole Johnson (Judah Lewis), un ragazzino di 12 anni piuttosto timido e impacciato, bullizzato poiché ancora al soldo della sexy baby sitter Bee (Samara Weaving, già sul genere in Mayhem e nella serie televisiva Ash vs. Evil Dead). Tuttavia un giorno, invece di dormire, Cole scoprirà come quest’ultima, e la sua cerchia di particolari amici (tra cui spicca Bella Thorne), nascondano ben più di un segreto. Un incipit interessante, per quanto non originalissimo… Cosa sarà andato storto?

The Babysitter: la commedia horror che non è horror né commedia.

Cos’è The Babysitter? E’ l’arrogante fusione di generi del regista McG o un pastrocchio stilistico? Volutamente o non volutamente semi-trash? Viaggio di maturazione di un adolescente che supererà le proprie paure o continua presa per i fondelli? Il problema principale di The Babysitter è che sta sempre nel mezzo.

judah lewisLa miscela d’ingredienti (notare la fotografia passare dalla patinata iniziale a quella sgargiante centrale fino alla più cupa finale) è sì apprezzabile ma rivedibile, rimanendo ancorata in un limbo autoriale caotico ma poco coraggioso, che mai riesce a raggiungere i vorticosi eccessi di un Edgar Wright. La tendenza al trash c’è, ma con un’incostanza tale da farci chiedere se il regista voglia raggiungere il no-sense esasperato, non riuscendoci, o voglia ancorarsi a non si sa bene cosa. La maturazione del protagonista è il vero punto cardine. Peccato che non ci sia spazio per sottotesti e addirittura l’intenzione filmica venga dichiarata con tanto di flashback (ad ex. quando Cole deve usare la macchina).
Ne deriva un film il cui target è difficilmente decifrabile. Non è per i più piccoli, vista la presenza di scene marcatamente gore; non è per i più grandi, data la struttura narrativa elementare.

samara weavingConclusione recensione The Babysitter: Judah Lewis e Samara Weaving, qualche spiraglio di luce in uno scenario cupo

In un universo di macchiette sacrificabili, ben identificabili appaiono Cole e la babysitter Bee, la cui caratterizzazione è tutto sommato discreta. La chimica c’è, ed è ben ravvisabile nella buona sequenza finale, che gioca col montaggio sulle note di We are the champions. Ma a stupire sono anche e soprattutto gli attori: Samara Weaving è più del bel faccino; Judah Lewis, da tenere d’occhio in futuro, fornisce l’interpretazione migliore del pacchetto.
Apprezzabili i riferimenti cinematografici, nonostante vengano dichiarati (Mamma ho perso l’aereo/Il Padrino II) o siano talmente ripetuti da risultare asfissianti (Mad Men/Star Trek/Alien). Nonostante tutto, l’intrattenimento è garantito: sebbene funzioni più su alcune scene splatter/trash che non sugli intercalari più comici. In definitiva, se cercate un film usa e getta (ottima la durata, 80 minuti circa) da vedere con gli amici, The Babysitter potrà fare al caso vostro. A patto di spegnere accuratamente il cervello prima della visione.

THE BABYSITTER: Pregi & Difetti

Rating - 5

5

The Good

  • i protagonisti
  • intrattiene, nel bene e nel male

The Bad

  • sceneggiatura carente
  • battute squallide o poco memorabili
  • trash involontario o meno
  • narrazione elementare

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