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Ricordi?: recensione del film con Luca Marinelli

Valerio Mieli torna alla regia con Ricordi?: ecco la nostra recensione!

Ricordi? recensione. Dopo aver trionfato con la sua opera prima, Dieci Inverni, che gli valse il David di Donatello e il Nastro d’argento, il regista Valerio Mieli torna dietro la macchina da presa con una nuova emozionante storia. Ricordi? – questo il titolo del film, vincitore del premio del pubblico alle Giornate degli Autori del festival di Venezia 2018  – si presenta fin da subito come una pellicola del tutto particolare.

Caratterizzato da riprese in soggettiva, Ricordi? non lascia spazio all’oggettività, perché d’altro canto – come afferma anche il regista stesso – è così che noi esseri umani viviamo la nostra vita. In una continua sequenza di soggettive; filtrando ogni cosa secondo il nostro punto di vista: anche le storie d’amore. Proprio questa qui diventa protagonista, e lo fa quasi sottoforma di archetipo, presentandoci le dinamiche dal punto di vista di una Lei (Linda Caridi), e di un Lui (Luca Marinelli), che incarnano l’umanità nella loro completezza.

Ricordi? recensione

Ricordi recensione

Ricordi? fa immergere lo spettatore nell’intimo mondo del subconscio dell’essere umano. Con una narrazione che procede in maniera appositamente discontinua – forse troppo, a volte – il secondo film di Valerio Mieli racconta di due interiorità, tralasciando i fatti. Soffermandosi, piuttosto, su come quella che potrebbe sembrare una qualsiasi storia d’amore sia stata vissuta dai due protagonisti. E lo fa dando spazio ai ricordi, alle memorie, alle sensazioni che tutto appaiono tranne che oggettive. La soggettività, in questo senso, fa da protagonista; e tutto si snoda, si riavvolge su se stesso, e si scioglie ancora rimanendo parziale.

Il film ci presenta quelli che, a detta del regista, appaiono come «due mondi privati che si mischiano». Vi è indubbiamente alla base l’idea di una influenza reciproca. Di Lui, e di Lei, che insieme, sperati, vicini, lontani e poi ancora alla ricerca l’uno dell’altra orbitano attorno alla stessa, interminabile, storia. Storia che noi viviamo non come spettatori passivi, bensì come interpreti a nostra volta. E ciò è possibile sopratutto grazie ad un buon lavoro da parte del regista, che è stato in grado di realizzare un soggetto che presentasse un’arcata cronologica soggetta a manipolazioni continue. Questa, difatti, nel corso della proiezione, viene smontata e rimontata sia a livello narrativo, sia a livello formale.

Ricordi? recensione: caratteristiche tecniche

Ricordi recensione

Nel tentativo di affrontare un’analisi di Ricordi?, risulta essere imprescindibile una menzione al già sopracitato montaggio. Il film di Mieli si presenta come un puzzle, un’insieme di frammenti che insieme ci restituiscono una visione, sempre di parte, della storia d’amore tra i due protagonisti. Si tratta senza dubbio di un tentativo ben riuscito, che nella sua complessità riesce a far immedesimare lo spettatore, che si ritrova alla fine davanti a quel bivio che la letteratura del Novecento gli ha già presentato più volte: credere o non credere al narratore?

L’affidabilità viene messa in crisi, perché tramite i personaggi di Luca Marinelli e Linda Caridi il regista vuole farci capire come nulla, effettivamente, possa essere considerato solo da un unico punto di vista esterno. Soprattutto (e questo lo notiamo nel film e ne abbiamo testimonianza diretta dalle parole di Mieli), quando ciò che viviamo viene contaminato dalle nostre emozioni e dai sentimenti. In un susseguirsi di taglia e cuci, opportunamente accompagnati da una buona colonna sonora, Ricordi? satura lo schermo di emozioni. Tuttavia, lo fa in maniera un po’ troppo invadente per essere completamente riuscita.

Ricordi recensione
Linda Caridi, Valerio Mieli, Luca Marinelli durante la conferenza stampa del film

Essendo la pellicola un elogio all’interiorità, questa non poteva che essere rappresentata da due attori perfettamente nel ruolo. Linda Caridi, classe 1988 e vincitrice del premio NuovoImaie Talent Award come attrice italiana emergente alle Giornate degli autori di Venezia del 2018, ci restituisce una Lei solare, energica; una Lei che filtra ogni ricordo, ogni sensazione con la spensieratezza che la caratterizza. Attraverso i suoi occhi il mondo è un posto bellissimo; anche le difficoltà del mondo quotidiano sembrano scemare.

Parallelamente, l’ormai acclamato Luca Marinelli  presta invece il volto a un Lui disilluso dalla vita. Un giovane uomo fondamentalmente depresso, che nella sua mente immagazzina solamente i momenti peggiori. Tuttavia, questo primo impatto al personaggio va mano a mano deostruendosi. E, come già annunciato, la sua infinita cupezza viene smorzata grazie all’intrecciarsi inevitabile con la visione di Lei. I due mondi, così, entrano in collisione; e così facendo allo spettatore è finalmente permesso creare un proprio punto di vista.

Ricordi? recensione: conclusioni

Si tratta, nel complesso, di un film riuscito. Le intenzioni, le premesse da cui il regista è voluto partire, proseguendo in un certo senso lo stesso discorso già iniziato con la sua opera d’esordio, hanno la loro ragione d’esistere. Tuttavia, Ricordi?, proprio per la sua struttura particolare, risulta essere anche un film non per tutti. La presenza costante di soggettività, espressa anche tramite le riprese, la focalizzazione che sfuma, la distorsione delle memorie e la loro manipolazioni, sono tutti elementi che concorrono a creare un’arma a doppio taglio.

Questo perché senza dubbio ciò che rimane è un prodotto molto autoriale; che proprio in virtù di ciò probabilmente potrebbe non essere apprezzato da un’ampia fascia di pubblico, il quale potrebbe ritenerlo lento o ripetitivo. Tuttavia, la visione è consigliata; sopratutto perché, a mente fredda, ci ritroviamo a riflettere non tanto su quegli elementi che non ci hanno convinto, ma ritorniamo sui nostri passi per rivere quelle sensazioni che, come spesso è stato sottolineato (a volte, bisogna dirlo, con un po’ troppi luoghi comuni), il film ci ha lasciato.

Ricordi?

6.5 - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Montaggio ben strutturato
  • Interpretazione degli attori

Lati negativi

  • Intreccio troppo confuso
  • Estremismo della soggettiva che può stancare

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