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Snowpiercer: recensione della serie tv prodotta da Bong Joon-ho

Arriva su Netflix la serie con protagonisti Jennifer Connelly e Daveed Diggs

La prima stagione di Snowpiercer, nuova serie tv prodotta da Bong Joon-ho, è stata rilasciata su Netflix e noi ve ne presentiamo la recensione. La serie rappresenta un nuovo tassello dell’universo ideato dai belgi Jacques Lob e Jean Michel Charlier, autori nel 1982 della graphic novel Le Transperceneige. La saga ha nel corso del tempo superato i confini della carta stampata, sbarcando prima al cinema nel 2013 e ora in televisione. La serie si colloca nella continuity prima degli eventi narrati nel film diretto da Bong Joon-ho con protagonista Chris Evans; quest’ultimo invece si colloca subito dopo gli eventi narrati nella graphic novel originale del 1982 e prima delle due opere sequel, intitolate The Explorers e Terminus. È stata poi pubblicata una trilogia prequel alla quale segue la serie televisiva, che si colloca quindi prima dell’opera originale a fumetti The Escape.

Nonostante Snowpiercer film e Snowpiercer serie tv approfondiscano momenti diversi di una storia appartenente ad uno stesso universo narrativo risulta impossibile non fare dei paragoni. In questo incontro-scontro il piatto della bilancia pende sicuramente a favore del film. La pellicola di Bong Joon-ho nonostante un minutaggio inferiore riesce a trasmettere il messaggio dell’opera in modo più efficace. La serie si lascia senza dubbio guardare, con i suoi alti e i suoi bassi, ma manca completamente di forza narrativa. Con l’arrivo di una serie sarebbe stato auspicabile approfondire tematiche ed elementi che nel film erano stati trattati frettolosamente. Tutto ciò non viene fatto, le puntate si susseguono l’una dopo l’altra sorrette dalla sola Jennifer Connelly, autrice di una prova maiuscola.

Indice

Trama – Snowpiercer, recensione della serie tv

Anno 2027. L’uomo e la Terra sono vittime del riscaldamento globale che sta mandando in crisi l’economia mondiale e sta rendendo sempre più difficile la sopravvivenza. Gli scienziati studiano così una drastica soluzione per porre fine ad una condizione di vita divenuta proibitiva. Il piano è quello di raffreddare il mondo e riportare le temperature a dei livelli accettabili, ma qualcosa va storto. Il clima da caldo e torrido che era diventa freddo a tal punto da inaugurare una nuova era glaciale e costringere l’umanità a cercare una nuova via di fuga.

A questo punto un uomo si erge al di sopra di tutti, il magnate Wilford. L’uomo mentre tutti gli altri annaspavano ha deciso di costruire una nuova arca di Noé, un treno lungo ben 1001 vagoni in grado di ospitare la vita e traghettarla verso un futuro più luminoso. La salvezza però, come ogni cosa al mondo, non è gratis. Per salire sul mezzo serve sborsare cifre folli che solo i più ricchi possono permettersi, ma poco prima della partenza un gruppetto di persone assalta l’ultimo vagone prendendone il controllo. Nasce così lo Snowpiercer, il treno dove nei vagoni di testa la vita scorre agiata e nel lusso mentre la coda è costretta in uno stato di povertà estrema.

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Snowpiercer, Tomorrow Studios, CJ Entertainment, Studio T

1000 vagoni + 1

L’introduzione di ogni puntata è lasciata ad un personaggio diverso così che lo spettatore possa vedere ogni volta attraverso occhi nuovi com’è vivere sullo Snowpiercer. Nonostante ognuno abbia un ruolo differente al di sopra della Locomotiva Eterna tende sempre a marcare il numero di vagoni che la compongono. 1001 non è un numero intero né un numero pari. Perché 1001 e non 1000? È come se quel vagone in più fosse messo li per “infastidire” lo spettatore, per fargli sorgere il dubbio che effettivamente il milleunesimo vagone e chi lo abita siano di troppo. Gli abitanti della coda infatti sono a tutti gli effetti dei clandestini, veri e propri immigrati che si sono appropriati di qualcosa che non gli spettava. I ricchi hanno pagato profumatamente i loro privilegi, dimentichi però del fatto che se la Terra è finita in malora una grossa parte di responsabilità è loro.

1001 è anche un numero palindromo, questo vuol dire che da qualunque lato lo si guardi apparirà sempre uguale a sé stesso. Un numero volto a simboleggiare un’effettiva parità tra la testa e la coda e che sembra evocare un’uguaglianza ingenerata tra i ricchi di testa e i poveri del Fondo. Non esistono razze, classi o ceti in natura, è l’uomo che per i propri bisogni egoistici manipola la realtà introducendo divisioni e differenze. Passando oltre queste fantasiose digressioni sulla numerologia della serie è opportuno mettere in evidenza la natura eccessivamente didascalica dello script. Il concetto alla base secondo il quale non tutti i poveri sono cattivi e non tutti i ricchi sono buoni viene affrontato in maniera troppo semplicistica e ridondante. Anni luce dalla complessità emotiva del recente Parasite; chiunque pensava che Bong Joon-ho potesse in qualche modo avere un’influenza positiva sulla sceneggiatura si dovrà ricredere.

Analisi in breve – Snowpiercer, recensione della serie tv

Nonostante il film di Bong Joon-ho sia stato mal giudicato da una fetta di pubblico e di critica perché bollato come “troppo americano” manteneva in sé lo spirito critico tipico del cinema coreano. Il lento incedere dei personaggi lungo il treno diventava il vero protagonista della pellicola, andando così a rappresentare metaforicamente la lenta e complessa scalata sociale messa in atto dagli abitanti del fondo. Nella serie tv tutto questo viene meno a causa della relativa semplicità con cui i protagonisti si muovono lungo le carrozze. Mancando il piacere della scoperta e della suspense viene anche meno la voglia di andare avanti con gli episodi. Per porre rimedio a questo viene introdotta una sottotrama crime che per quanto possa risultare interessante va un po’ a stonare con quella che è l’atmosfera originale di un prodotto dell’universo Snowpiercer.

A beneficiare di questa scelta è però il comparto visivo. Dovendo per forza di cose seguire i personaggi durante le indagini si ha la possibilità di spaziare tra diversi tipi di ambientazione e spezzare un po’ la monotonia. Gli interni vengono riprodotti in modo dettagliato e le differenze tra le diverse classi sono marcate in modo veramente efficace. Non è stata riservata altrettanta cura agli esterni realizzati in computer grafica. La qualità degli effetti speciali digitali è così bassa da far saltare subito all’occhio l’artificiosità degli ambienti che circondano il treno. Una fotografia che si tiene sui toni freddi del grigio e del bianco accompagna i personaggi di carrozza in carrozza, facendo risultare asettici anche gli opulenti appartamenti delle persone di prima classe.

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Snowpiercer, Tomorrow Studios, CJ Entertainment, Studio T

Considerazioni finali – Snowpiercer, recensione della serie tv

Concludendo questa recensione della prima stagione di Snowpiercer va specificato che chiunque pensi di ritrovare nella serie tv gli stessi elementi del film del 2013 dovrà ricredersi. Jennifer Connelly sostiene sulle proprie spalle tutto il peso della serie; così come il personaggio da lei interpretato regge sulle proprie spalle il peso del destino di ciò che resta dell’umanità. Gli attori che la affiancano nonostante facciano il loro risultano essere anni luce distanti dagli interpreti del film diretto da Bong Joon-ho. Tutto questo va a discapito dell’empatia che sarebbe necessario instaurare tra personaggio e spettatore per avere un minimo coinvolgimento.

Un onesto prodotto che non riesce, nonostante gli evidenti sforzi in fase di scrittura, a raggiungere qualsivoglia picco. Tutto questo si traduce in un’opera perfettamente nella media che può garantire qualche ora di svago e nulla più. Il potenziale di critica sociale e di analisi della condizione umana si risolve in una bolla di sapone, tutto viene affrontato in modo didascalico e sbrigativo. L’approfondimento sui perché e i per come viene sostituito da situazioni più adatte ad una serie investigativa che ad una serie distopica; andando così ad inficiare sul risultato finale.

Snowpierce - I stagione

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • L’interpretazione di Jennifer Connelly
  • L’idea di fondo

Lati negativi

  • Assenza di spunti interessanti sia dal punto di vista visivo che narrativo
  • Mancati approfondimenti dei temi sociali e umani

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