Stranger Things 5: recensione del primo volume
Un ritorno che riconferma tutti i pensieri, sia negativi che positivi, della serie
Dopo 10 anni, Stranger Things arriva alla sua conclusione. Con i suoi alti e i suoi bassi, sia che piaccia o no, la serie (qui la recensione della quarta stagione) creata dai fratelli Duffer ha cambiato la storia della serialità e imposto degli standard sulla fruizione delle piattaforme streaming.
Dal momento in cui la prima stagione è andata online, l’estetica – così ben precisa, che richiama gli anni Ottanta con tutto quello che ne concerne come la musica, gli abiti, le pettinature, ma anche quel particolare modo di girare, con una pellicola sgranata e colori vibranti e cupi – è entrata nell’immaginario collettivo e ci siamo ritrovati a sospirare nostalgici di fronte ad una narrazione che non si vedeva più da qualche anno e che ha riportato in auge un certo modo non solo di far cinema, ma proprio di trattare i protagonisti adolescenti.
Indice
- Estetica e racconto di formazione
- Dove eravamo rimasti
- Un pastiche pieno di nostalgia
- In conclusione
Estetica e racconto di formazione – Stranger Things 5, la recensione

Stranger Thngs. Camp Hero Productions, 21 Laps Entertainment, Monkey Massacre.
C’è un prima e un dopo Stranger Things che ha influenzato molto più dell’algoritmo di Netflix che è corso a cercare di ricreare la strategia vincente, anche l’industria hollywoodiana che è tornata a riproporre Stephen King – grande fonte d’ispirazione per i Duffer – con i suoi racconti in cui dei bambini sono i protagonisti come IT, la cui prima parte è dedicata tutta ai protagonisti quando hanno poco più di dieci anni e tra cui, non a caso, c’è anche Finn Wolfhard, seguita da Welcome to Derry.
Stessa cosa è successa nell’editoria in cui libri fuori catalogo con atmosfere simili, come L’estate della paura di Dan Simmons, sono stati riproposti. Questa miscela tra estetica, nostalgia e protagonisti adolescenti che si comportano come tali per salvare il mondo si è rivelata non solo vincente, ma necessaria. Non sono stati pochi nemmeno gli scivoloni, come le stagioni meno riuscite di altre o le lunghissime pause che hanno fatto ritardare molteplici volte le date di uscita con il rischio – che è diventato realtà – che tutto il cast diventasse troppo grande per il ruolo e che si rischiasse l’effetto Grease. Finalmente, dopo dieci anni, siamo arrivati al punto di chiusura con un’ultima stagione suddivisa in tre parti; la prima uscita il 27 novembre con quattro episodi – di cui parleremo tra poco -, la seconda prevista per il 26 dicembre e il gran finale in uscita a Capodanno.
Dove eravamo rimasti – Stranger Things 5, la recensione

Stranger Thngs. Camp Hero Productions, 21 Laps Entertainment, Monkey Massacre.
Arriviamo al dunque, com’è questa prima parte? È Stranger Things, con i suoi pregi e difetti, ma procediamo con calma.
Sebbene gli attori sono tornati a vestire i panni dei protagonisti anni dopo, con tutte le conseguenze fisiche che ne derivano, la storia riprende esattamente da dove l’avevamo lasciata. Hawkings è stata divisa a metà da un portale del Sottosopra, tutti gli abitanti sono in quarantena e i militari sorvegliano la zona, diffondono bugie e fanno esperimenti. Il solito delle autorità secondo i fratelli Duffer, insomma. Gli unici a sapere davvero cosa sta succedendo e a tentare di fermare Vecna sono il nostro strambo gruppo di eroi.
Da qui riprende la solita struttura a cui siamo abituati. La nutrita compagnia si divide, ognuno con il suo compito e con diverse storyline che procedono a scaglioni, ritrovandosi solamente quando la narrazione lo richiede. Dopo dieci anni, questa formula si rivela ancora una volta vincente. Il ritmo ha una buona cadenza, l’attenzione rimane sempre alta e la storia è piacevolissima da guardare soprattutto se si strizza l’occhio al bingewatching.
Un pastiche pieno di nostalgia – Stranger Things 5, la recensione

Stranger Thngs. Camp Hero Productions, 21 Laps Entertainment, Monkey Massacre.
Questo primo volume è piacevolissimo da vedere, ma presenta alcuni difetti. Il primo riguarda l’estetica. Sebbene sia sempre curata e le diverse ambientazioni, fotografia e palette di colori accompagnano la narrazione, la CGI pecca in diversi momenti. Difetto che, per una serie che si basa in più occasioni sugli effetti visivi, inizia ben presto a pesare.
Interessante è, invece, il modo in cui è stato ringiovanito Will durante la prima sequenza. Come dicevamo, gli attori sono cresciuti sensibilmente ed è impensabile che Noah Schnapp possa rivestire i panni del Will della prima stagione, per cui per il flashback iniziale è stato chiamato un attore diverso i cui tratti sono stati modificati.
Interessante è il modo in cui è stato fatto. Stranger Things è un pastiche di molte altre cose, un continuo citazionismo che varia da Stephen King a Spielberg, ma anche il più volte citato D&D e Il signore degli anelli. Non è un caso, quindi, che i parallelismi siano continui e quello di Will è chiaro, anche esteticamente. Più volte, sia nei flashback sia quando il personaggio è interpretato da Schnapp, Will prende le sembianze di Frodo e, nel caso della sequenza d’apertura, la somiglianza è anche visiva.
In conclusione – Stranger Things 5, la recensione

Stranger Thngs. Camp Hero Productions, 21 Laps Entertainment, Monkey Massacre.
In conclusione, questo primo volume dell’ultima stagione di Stranger Things tiene fede alle aspettative grazie al suo essere una narrazione coerente ed unita. La struttura sa di già visto, ma nel senso migliore del termine. Come una coperta calda, una chiacchiera con un vecchio amico, una battuta che fa ridere ogni volta che la si ascolta. L’affezione che si prova per i personaggi non è cambiata grazie alla loro caratterizzazione che rimane stabile, una storia su cui poter fare affidamento e un ritmo incalzante.
Peccato per la CGI e, una deriva che Netflix sta prendendo sempre di più, per una sceneggiatura che rallenta quando i personaggi ripetono più volte le stesse informazioni, spiegando passo passo i momenti salienti. Una tecnica che la famosa piattaforma streaming sta adottando già da diverso tempo per strizzare l’occhio agli spettatori occasionali, quelli che vedono le serie tv mentre fanno altro. Una scelta poco felice che appesantisce i dialoghi e rende inutilmente più lunghi gli episodi in cui intere scene servono solamente a riassumere scelte e vicende accadute magari soltanto un’ora prima.
Sebbene la serie non sia perfetta e alcuni difetti avevano tutto il tempo per essere risolti, Stranger Things rimane un caposaldo della serialità e ha tutte le carte in tavola per garantire un addio con i fiocchi.
Stranger Things
Voto - 7
7
Lati positivi
- Si riconferma una struttura vincente
- Il ritmo garantisce una visione piacevole che cattura facilmente l'attenzione
- L'estetica nostalgica
Lati negativi
- La CGI non sempre è curata
- La sceneggiatura ruba minutaggio per spiegare azioni e piani più volte, strizzando l'occhio al pubblico meno attento