Sulla giostra: recensione della commedia al femminile con Claudia Gerini

La nostra recensione di Sulla Giostra, commedia al femminile diretta da Giorgia Cecere, con Claudia Gerini

Il confronto tra passato e presente così come anche quello tra diverse generazioni è sempre stato e sarà uno degli argomenti cari al nostro cinema. Mantiene pertanto la tradizione Giorgia Cecere, regista di Sulla giostra, film di cui vogliamo parlarvi meglio nella nostra recensione. Partiamo con il dirvi che questa volta siamo di fronte ad una commedia un po’ atipica: toni malinconici, a tratti freddi e spenti come in una tela di Munch. Protagonisti incastrati ed incarcerati nella tela di un presente che sembra non presentare alcuna via di fuga certa per il futuro, per nessuno. Un cast quasi esclusivamente al femminile, due storie principali intrecciate indissolubilmente tra loro; Irene (Claudia Gerini) è una donna decisamente lanciata sul lavoro ma che sta pian piano perdendo i pezzi della sua famiglia.

Quando sua madre decide di vendere la vecchia casa di famiglia, Irene, in difficoltà economiche, ne approfitta per provare a ricavarci qualche soldo. É costretta però a fare i conti con Ida (Lucia Sardo), la vecchia governante di casa. Tra una scusa e l’altra l’anziana signora sembra non avere alcuna intenzione di abbandonare l’abitazione dove ha vissuto e lavorato per una vita. Sulla giostra ci racconta la storia di una generazione vecchia fortemente ancorata al passato, messa a confronto con le nuove generazioni, sempre più proiettate al futuro e svincolate dalle proprie radici. Se volete conoscere le nostre opinioni in merito a Sulla giostra, commedia diretta da Giorgia Cecere con Claudia Gerini, proseguite con la lettura della nostra recensione.

Indice:

Sulla giostra, la recensione – Trama

Dopo aver trascorso un’intera infanzia nella periferia salentina, Irene si è trasferita a Roma dove ha aperto una casa di produzione. Nella capitale le sue giornate sono scandite unicamente da impegni lavorativi mentre la sua famiglia sta andando in malora. Dopo un divorzio alle spalle, infatti, Irene deve fare i conti anche con un figlio sempre più ribelle. Nonostante il lavoro, Irene sta passando un periodo economicamente problematico. La fortuna sembra però essere dalla sua parte quando scopre che sua madre ha intenzione di vendere la vecchia casa di famiglia in Puglia per venire a vivere a Roma. Le due però non hanno fatto i conti con Ida, la vecchia governante di casa da una vita che sembra non abbia alcuna intenzione di trasferirsi.

Sulla giostra recensione

Sulla Giostra – Anele con Rai Cinema e in associazione con Notorious Pictures e Luigi de Vecchi

Spinta dalle necessità economiche Irene si prende l’impegno, apparentemente semplice, di convincere in qualche modo Ida a lasciare casa così da poterla vendere. Nel tornare nel paese di origine riscopre una vita lontana, in cui non si riconosce e che non le appartiene più. L’inevitabile scontro/incontro tra le due donne, conoscenti da una vita, non è affatto semplice. In un sotterfugio di cose non dette e segreti, Irene cercherà di fare tutto il possibile per liberare la casa e venderla. Il suo unico scopo è intascare quei soldi che le farebbero tanto comodo. Nel frattempo però, per strane circostanze, si ritrova a fare i conti con i pezzi della sua vita tentando di recuperare quello che le è rimasto della sua famiglia: suo figlio.

Sulla giostra, le recensione – Analisi in breve

Attraverso una cortina malinconica, Sulla giostra ci racconta una storia abbastanza risentita specie ai giorni nostri. I temi trattati sono molteplici: dallo scontro generazionale alla crisi della famiglia moderna, dalla quiete del paese al caos della città. Non c’è in verità molto altro da dire sul contenuto del film. Un tono malinconico, ma mai noioso, scandisce i tempi di un genere per certi versi un po’ atipico: diviso a metà tra commedia e dramma. Un cast quasi completamente al femminile con Claudia Gerini e Lucia Sardo nei panni di due protagoniste che si “scontrano” con finalità diametralmente opposte. Oltre al “core” principale della trama, la disputa per vendere la vecchia casa di famiglia, si inseriscono altre storie parallele che tentano di arricchire il background e la caratterizzazione dei personaggi.

In maniera piuttosto improvvisa vengono “quasi scaraventati” nella storia il figlio e l’ex marito di Irene, testimonianze di una famiglia divisa ed andata in frantumi; ferite che sembrano ormai impossibili da ricucire. Ma nonostante tutto Irene è con il pensiero sempre a Roma, al lavoro che non può svolgere e alla casa che deve assolutamente vendere. L’attaccamento morboso dettato dal legame affettivo di Ida per quella proprietà si scontra con il freddo bisogno economico di Irene di incassare i soldi della vendita. Irene che ha troncato i legami con il passato, interamente assorbita dal suo lavoro e dai ritmi di Roma, una città completamente differente da quella idilliaca periferia salentina dove era cresciuta e che sembra non (voler) ricordare.

Sulla giostra, la recensione – Cosa non ci ha convinto

Sebbene i toni siano malinconici ed a tratti drammatici il film scorre decisamente bene, complici dialoghi ben scritti ed anche una buona interazione fra i vari personaggi. Quello che non ci ha convinto è alla fin fine il senso di tutta “questa giostra” messa in moto. Ci saremmo aspettati una ben più profonda riflessione filosofica rispetto a quel semplice “panta rei” eracliteo tatuato sulla pelle di uno dei personaggi. Il senso è mettere diverse generazioni a confronto? Oppure mettere in risalto il contrasto sempre più presente tra famiglia e lavoro, tra affettività e denaro? Ma soprattutto cosa c’è di questa storia che già non conosciamo? Parliamo di tematiche attuali con cui tutti, più o meno, abbiamo avuto a che fare.

Inoltre durante la storia vengono introdotti personaggi e storie secondarie che rimangono aperte, senza una definita conclusione. Allora ce lo siamo tornati a ripetere: quale è il senso di tutta questa giostra? Infine, elemento non da meno, il “pathos” generato dall’attaccamento della vecchia governante alla casa non arriva mai a colpire emotivamente il pubblico come dovrebbe. Una storia che dovrebbe essere commovente ma che non commuove mai veramente. Alla fine del film, fermi sulla poltrona del cinema con le luci che si riaccendono, siamo consapevoli di aver visto una storia come tante, scorrevole e forse a tratti divertente, ma cosa ci rimane realmente dentro? In poche parole, Sulla giostra non funziona, non arriva e non comunica efficacemente quello che vorrebbe

Le nostre conclusioni

Tirando le somme, al termine della nostra recensione di Sulla Giostra, possiamo dire che questa sorta di commedia al femminile è riuscita per metà. Gli attori protagonisti convincono nell’interpretazione dei rispettivi personaggi, in particolare modo Claudia Gerini nei panni di Irene, vera protagonista del film. Una storia triste e malinconica che non riesce mai a smuovere emotivamente il pubblico come vorrebbe. Un ritmo scandito da dialoghi tutto sommato scorrevoli e ben pensati, ma una vicenda che offre veramente troppo poco per poter essere anche solo ricordata. L’introduzione di alcuni personaggi, anziché creare spessore e sfaccettature complesse alla vicenda, crea confusione generando una serie di sottotrame che finiscono in un vicolo cieco.

Peccato, perché dopo i primi minuti Claudia Gerini ci aveva pienamente convinto nei panni di Irene, una donna forte ma anche fragile, cinica ma anche emotiva, un personaggio controverso e semplice allo stesso tempo. La storia non ha punti di forza e non trova comunque riscatto e risvolti positivi con lo scorrere del minutaggio. Non è assolutamente semplice girare una commedia con una trama così coinvolgente e piena che ci faccia riflettere a lungo anche una volta terminata la visione. E come avrete capito leggendo questa recensione, Sulla Giostra di Giorgia Cecere non ci ha affatto conquistati. Ci piace pensare però che il nostro pubblico di lettori si faccia una sua idea su tutti i film che recensiamo.. L’invito è dunque quello di recuperare Sulla Giostra andando al cinema.

 

Sulla Giostra

Voto - 5.5

5.5

Lati positivi

  • Scorrevole
  • Interpretazione di Claudia Gerini e Lucia Sardo

Lati negativi

  • Concettualmente debole
  • Personaggi e storie secondari poco sensati
  • Emotivamente poco coinvolgente

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2 commenti

  • giovanni ha detto:

    “colori freddi e spenti COME IN UNA TELA DI MUNCH”??? Ma scusami, volevi citare un altro pittore, spero. Le hai viste le tele di Munch?

    • Francesco Santini ha detto:

      Gentile lettore grazie innanzitutto per il commento. Certamente la frase può essere pensata male se uno immagina i quadri più famosi come l’urlo. Munch però vanta anche una serie di altre tele dai colori spenti e freddi, soprattutto quando la tematica è il cattivo presagio o i temi di salute e morte. Prenda ad esempio questi quadri: “la bambina malata”, “Autoritratto con sigaretta”,”notte a St. cloud”, “adolescenza”, “sogno di una notte d’estate”, “chiaro di luna”,”la tempesta”,”il bacio”,”cenere”,”la donna in tre fasi”, “sera sulla via Karl Johan”, ma soprattutto un’opera molto famosa che è “il bacio con la finestra”. Certamente essendo un espressionista in alcuni quadri il colore “letteralmente” urla ed allora, tornando al suo commento, la frase nella recensione può sembrare del tutto errata. Grazie per il commento.

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