Suspicion: recensione della serie con Uma Thurman

Una crime story tra New York e Londra è al centro del nuovo show di Apple TV+

Da anni ormai Apple si è affacciata senza remore sul mercato cinematografico e televisivo e forse non è più il caso di definire la sua piattaforma di streaming come una sorpresa. I contenuti proposti migliorano di anno in anno e spaziano da un genere all’altro, riservando spesso novità stupefacenti apprezzate da pubblico e critica. Tra le proposte del servizio, serie tv di successo come The Morning Show e Ted Lasso, così come lungometraggi del calibro del Macbeth di Joel Coen e Cherry, film con Tom Holland e diretto dai fratelli Russo (Avengers: Endgame). In questo articolo la nostra recensione di Suspicion, nuova serie di Apple TV+ (versione americana dell’iraniana False Flag) con la sempreverde Uma Thurman (Kill Bill). Nel cast dello show anche Kunal Nayyar (Raj Koothrappali in The Big Bang Theory) e Georgina Campbell (Krypton).

Le vicende seguono un gruppo di cittadini londinesi che sembrano essere coinvolti in un crimine di portata internazionale. Leo Newman, studente di Oxford e figlio del CEO di un’importante agenzia di comunicazione e pubbliche relazioni statunitense, è stato rapito in un albergo di New York. A commettere il reato, un gruppo di individui mascherati da membri della corona inglese. In breve tempo le immagini delle telecamere d sorveglianza vengono diffuse in rete ma non arrivano richieste di riscatto. L’unica cosa che i rapitori vogliono è che la madre di Leo, Katherine, renda pubblica una presunta verità rimasta sepolta. Iniziano le indagini e le accuse ricadono su un gruppo eterogeneo di persone che sembrano non avere nulla in comune tra loro. Tranne due piccole cose: tutti erano presenti in quell’albergo la sera del rapimento e hanno un legame con i Newman.

Indice

Questione di attenzione – Suspicion recensione

Non è difficile imbattersi, tra serie tv e cinema, in prodotti dalle ottime premesse che però, dopo qualche episodio, iniziano a mostrare tutti i loro limiti e le loro imperfezioni. Così come, viceversa, un titolo può iniziare in sordina per poi crescere nel corso delle puntate o spesso delle stagioni. Suspicion sembra non appartenere a nessuna delle due categorie ma piuttosto ad una terza, molto meno frequente: quella composta da opere che ad un certo punto escono dall’anonimato, illudendo di poter ambiare a qualcosa di più, salvo poi tornare nel buio. C’è infatti un momento, all’inizio del secondo atto (cioè quando molti dei protagonisti iniziano ad interagire per un lasso di tempo più prolungato), in cui appare chiaro l’obiettivo dello show: dopo un inizio dedicato al contesto, alla presentazione dei meccanismi e dei personaggi, adesso è ora di andare al sodo.

Suspicion recensione
Suspicion. Apple TV+, Keshet Production.

Ma allora cosa porta Suspicion a perdere il passo dopo un cenno di risveglio? Più si procede e meno il mistero legato alla scomparsa di Leo e alle vite degli indagati si fa interessante. E quando la serie inizia a sganciare piccoli indizi sparsi, l’attenzione e il coinvolgimento sono ormai quasi totalmente crollati. A mancare è, infatti, un buon intrattenimento, capace di dar valore ad una gestione delle informazioni, dei tempi e delle risposte che almeno in parte funziona. Perché se ad una prima visione il finale può sembrare affrettato, campato per aria e troppo frettoloso, non sarà difficile, andando a ritroso, comprendere le basi piantate nei precedenti episodi. Eravamo solo un po’ annoiati per notarle. E ad annoiare è stato principalmente quel primo segmento, che rischia di scoraggiare il prosieguo della visione.

Le facce della credibilità – Suspicion recensione

Narrativamente poco (e forse per niente) equilibrato, lo show di Rob Williams non riesce così a mettere in pratica quello che, sulla carta e dalle premesse, poteva realmente essere un prodotto notevole. Pesa molto, ad esempio, un approfondimento psicologico dei protagonisti, positivi e non così come quelli secondari, estremamente approssimativo e prevedibile. Ma ciò che condanna forse più di ogni altra cosa lo show è il fatto di essere costantemente poco credibile. Sono, invero, imbarazzanti alcune delle trovate non solo per far andare avanti gli eventi ma anche nel tentativo fallimentare di generare pathos. L’esempio più lampante ed esemplificativo è, in tal senso, il momento in cui uno dei sospetti riesce incredibilmente ad eludere i controlli aeroportuali. Vero è che proprio nella seconda parte della stagione i toni si fanno più seri e concitati, ma ciò non è mai abbastanza per mantenere alto il ritmo.

Suspicion recensione
Suspicion. Apple TV+, Keshet Production.

Ma Suspicion non è solo una serrata caccia all’uomo, tra indagini e interrogatori. La sua anima investigativa, che forse dovrebbe esser quella principale, fatica sempre a trovare guizzi originali, convincenti e minimamente d’impatto. Ciò che, in parte, sorprende è invece quando mette da parte il poliziesco e si focalizza sulla comunicazione, le notizie e le voci. In un’epoca in cui, usando le parole degli stessi personaggi, nessuno crede più a niente, ognuno crede a ciò che preferisce e ad interessare non sono più i dati reali ma le storie. La serie lavora su questi aspetti e trova i suoi migliori momenti in questi frangenti ma il problema resta sempre uno: il focus non si spinge mai nel profondo e le tematiche sono troppe (compresa quella, estremamente secondaria e toccata fugacemente, legata al cambiamento climatico); niente è mai il vero centro del discorso.

Uma senza Uma – Suspicion recensione

Il cast della serie crea più di un problema ma va segnalata l’intuizione di scegliere attori e attrici meno noti, o lontani dalle scene di recente, per gli accusati così da poter lavorare meglio su di loro. Il punto è che poi ciò non viene fatto. I personaggi non solo sono poco interessanti ma è anche difficile comprendere le loro azioni; così come gli ideali che muovono i fili di una storia che, alla fine della visione, risulta estremamente banale. A questo si aggiunge una prova deludente da parte di ognuno, svogliata e piatta, che vede nella performance di Elizabeth Henstridge uno dei punti più bassi. Se singolarmente non c’è interprete che riesca a risaltare, diversamente si può dire per il lavoro di squadra: sia gli indiziati che il reparto di polizia mostra per fortuna una buona alchimia in scena.

Suspicion recensione
Suspicion. Apple TV+, Keshet Production.

L’unica che sembra a suo agio e fa percepire la sensazione di provare a recitare è Uma Thurman, sprecata in un ruolo così marginale a conferma della sua presenza come volto-copertina. A conclusione di questa recensione di Suspicion non è facile tirare le somme su uno show problematico. La componente crime e mistery è ben presente, come da premesse, ma a mancare è il coinvolgimento e l’interesse nei confronti delle vicende e dei personaggi. Partita molto in sordina e migliorata leggermente nel corso del secondo atto, la serie originale Apple TV+ sembra non avere un’identità precisa. Così confusa e priva di grandi stimoli da presentarsi solo come anonima. La troppa carne al fuoco, poi, non fa altro che danneggiare un sistema fondato su una struttura semplice e funzionale ma allo stesso tempo parecchio fragile.

Suspicion

Voto - 4.5

4.5

Lati positivi

  • Un interessante sguardo su come la verità possa essere manipolata a proprio piacimento

Lati negativi

  • L’intreccio banale e poco coinvolgente rischia di non far arrivare molti spettatori a sapere cosa si cela dietro la scomparsa di Leo Newman
  • Un cast completamente fuori forma e la scrittura dei personaggi a dir poco approssimativa

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