Taxi Driver: recensione del film di Martin Scorsese

Gli orrori della guerra raccontati da Martin Scorsese

Taxi Diver, film di cui vi presentiamo la recensione, è stato diretto nel 1976 da Martin Scorsese. Nel cast troviamo Harvey Keitel, un incredibile Robert De Niro e una giovanissima Jodie Foster. Seconda collaborazione per il duo De Niro/Scorsese in quella che, probabilmente, è non solo uno dei lavori più riusciti di questa coppia ma uno dei film più riusciti della storia del cinema. Taxi Driver permetterà a Robert De Niro di consacrarsi nell’Olimpo dei migliori interpreti anche grazie ad una delle scene improvvisate più famose di sempre. Jodie Foster dopo la piccola parte in “Alice non abita più qui”, torna a lavorare con Scorsese, questa volta nel ruolo di una giovane prostituta di 13 anni.

Indice

Trama – Taxi Driver, la recensione

Il film è incentrato su Travis Bickle, ex marine reduce della guerra in Vietnam, che tenta di approcciarsi alla vita di tutti giorni. Il film denuncia gli orrori di un confronto armato che da molti fu considerato inutile e l’inadeguatezza di un uomo che non riesce a tornare in una realtà che non gli appartiene più. Travis soffre di insonnia e quindi decide di trovarsi un lavoro notturno come tassista; durante il giorno passa le sue giornate guardando film a luci rosse e scrivendo nel suo diario. Un giorno conosce Betsy, una ragazza che lavora nello staff per la campagna del senatore Palantine, ma tra loro non funziona. Una sera una ragazza di nome Iris sale sul suo taxi, chiedendogli di portarla via ma viene all’improvviso portata via da Matthew, suo protettore. Travis decide così di aiutarla e portarla a casa sana e salva per permettergli di vivere una vita normale.

De Niro è bravissimo nel dare vita ad un personaggio tormentato e a tratti psicotico che si allontana dai classici protagonisti del cinema di quel tempo. Il personaggio di Travis è la rappresentazione vivente di un uomo che non riesce ad adeguarsi a ciò che ha intorno. Un episodio emblematico è quello che lo vede portare una ragazza al cinema ma non per assistere ad un bel film ma per vedere un porno. Nel film troviamo anche un ottimo Harvey Keitel alla sua quarta collaborazione con il regista e una giovanissima Jodie Foster. L’attrice per la sua performance vinse addirittura un BAFTA come miglior attrice non protagonista a solo 14 anni.

Gli orrori della guerra

Scorsese è in grado di far sembrare la realtà ancor più vivida della realtà stessa. Anche solo con una singola inquadratura riesce a proiettarci nei quartieri americani in un periodo delicato come quello del dopo guerra. La telecamera fa le veci degli occhi di un uomo qualsiasi che guarda la sua vita, così come la sua percezione della realtà, andare in pezzi. Scena dopo scena lo spettatore diventa Travis Bickle, immergendosi nei meandri della sua mente deviata. La sceneggiatura di Paul Schrader è un fulgido esempio di scrittura, andrebbe mostrata in tutte le scuole di cinema. Uno di quei lavori che escono una, massimo due volte nella vita. Scorsese torna per la seconda volta a denunciare gli orrori della guerra in Vietnam (il primo è stato il suo cortometraggio “The Big Shave”), ancora oggi è considerato uno dei migliori film del regista italoamericano e del cinema in generale.

Travis è un chiaro esempio dell’impatto che può avere la guerra su un essere umano. La sua unica gioia è quella di provare ribrezzo per tutto quello che lo circonda dato che non si riconosce più in nulla. In Travis si può intravedere l’uomo nella concezione di Pascal, l’uomo che tenta di trovare un senso alla propria vita ma che con la fine della guerra perde le capacità utili a portare a termine il suo tentativo. Ciò lo fa sprofondare in un profondo pessimismo, qualsiasi intervento su sé stessi e sulla società risulterebbe completamente inefficace. L’unica cosa che ha permesso a Travis di andare avanti è stato il suo lavoro da tassista ed il cercare di aiutare Iris. Probabilmente la sua vita sarebbe sprofondata nell’abisso senza lei: l’aiuto reciproco sembra essere l’unica soluzione possibile.

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Taxi Driver, Bill/Phillips Productions, Italo/Judeo Productions

La paura del diverso Taxi Driver, la recensione

Nel film è palese la solitudine di Travis, gli unici con i quali riesce a scambiare due chiacchiere sono i colleghi di lavoro. Un gruppo però estremamente ristretto da cui viene anche spesso allontanato per le sue idee e il suo approccio alla vita.

Io vado per tutta la città, lavoro a Bronx e Brooklyn, lavoro anche ad Harlem che è pieno di negri, io me ne frego del colore della pelle ma certi ci badano, certi miei colleghi i negri non li portano, per me non fa nessuna differenza.

Travis si trova lui stesso ad essere allontanato da Betsy appena quest’ultima viene portata nel cinema a luci rosse. L’uomo prova in tutti i modi a ricontattarla ma lei non ne vuole sapere niente, perché non appena ha notato che persino su una cosa comune come “un appuntamento” avevano idee diverse, lei lo ha allontanato subito. A quel punto Travis esclama: “Lei è come tutti gli altri!”, deluso perché credeva di aver trovato qualcuno che avrebbe potuto essergli vicino, qualcuno che potesse capirlo ma fallendo, non tanto per colpa sua ma proprio perché lui stesso non riusciva a rapportarsi con gli altri.

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Taxi Driver, Bill/Phillips Productions, Italo/Judeo Productions

Taxi driver: cosa ti lascia?

In conclusione di questa recensione di Taxi Driver cosa possiamo dire che lasci questo film? Un’opera che è entrata nella storia del cinema, interpretazioni che sono rimaste nella memoria della gente. Su tutte la scena “Ma dici a me? Ma dici a me?”. Taxi Driver è una denuncia alla società, una lode a chi ha combattuto per il paese e nonostante questo non viene gratificato, come il personaggio di De Niro, che vive in solitudine, allontanato da tutti e con un lavoro di poco conto e sottopagato.

Il film ci fa notare come molto spesso diamo per scontate molte cose e spesso non siamo capaci di andare oltre le apparenze. Probabilmente se Betsy avesse cercato di capire Travis probabilmente le cose sarebbero andate diversamente. Il film di Scorsese, come tutti suoi i film, è una rappresentazione fedele della realtà che ci circonda, in cui la visione neorealista del regista New Yorkese ci spinge a porci domande su quello che abbiamo intorno. L’alienazione dell’uomo è solo uno dei tanti temi cari al regista che nel corso degli anni si è dimostrato essere uno dei migliori nel trattare certi aspetti della realtà.

Taxi Driver

Voto - 9.5

9.5

Voto

Lati positivi

  • Tutto il comparto tecnico: regia, fotografia, sonoro
  • Grandissima prova attoriale di De Niro

Lati negativi

  • A tratti è lento (alcuni lo considerano un difetto)

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