The Father – Nulla è come sembra: recensione del film con Anthony Hopkins

La recensione di The Father con il premio oscar Anthony Hopkins

Era il 1992 quando Anthony Hopkins ritirava sul palco il suo primo Oscar per la memorabile interpretazione di Hannibal Lecter ne Il silenzio degli innocenti. A distanza di quasi 30 anni, dopo altre candidature, è finalmente giunta la seconda statuetta, questa volta per The Father, di cui vi parliamo meglio nella nostra recensione. Serviva un titolo proprio come The Father per portare luce in un periodo in cui l’industria cinematografica è stata duramente colpita a causa della pandemia in corso.

L’esordio alla regia di Florian Zeller è un dramma intelligentemente camuffato da thriller psicologico. Un Anthony Hopkins stellare nei panni di un anziano padre, suo omonimo, che sta andando sempre di più incontro ai malanni della demenza senile. Il film ci racconta la vicenda sfruttando il punto di vista del protagonista. Dalla malattia al rapporto con la figlia fino al tema dell’abbandono degli anziani: The Father affronta in circa 100 minuti di girato una serie di tematiche complesse ed estremamente attuali. Tra i protagonisti, in un cast di pochi attori, c’è Olivia Colman, nei panni di Anne, la figlia di Anthony. Se volete conoscere le nostre opinioni proseguite con la nostra recensione di The Father – Nulla è come sembra.

Indice:

Trama

Anthony ha 81 anni e vive da solo in un appartamento a Londra. A causa di un peggioramento della sua salute, sua figlia Anne cerca in tutti i modi di assumere una badante che possa aiutarlo. Anthony però vuole i suoi spazi, si sente ancora in perfetta forma e rifiuta qualsiasi tipo di assistenza. Dal momento che dovrà trasferirsi a Parigi Anne si fa sempre più insistente proponendo anche soluzioni drastiche per mettere suo padre in sicurezza. Un giorno come tanti Anthony trova uno sconosciuto in casa che afferma di essere il marito di sua figlia da almeno 10 anni.

Come se non bastasse al rientro in casa Anne afferma di non aver mai detto che andrà a Parigi. Anthony si sente confuso, inizia ad avere perfino dubbi se la casa dove sta vivendo sia effettivamente la sua. Qualcosa di molto strano sta accadendo intorno a lui; da un momento all’altro la sua vita è cambiata. Che sia effettivamente un problema di salute come sostiene sua figlia o sta vivendo solo in un brutto incubo?

The Father, la recensione

Partiamo con il dire che la pellicola in questione è un adattamento cinematografico di un dramma teatrale dello stesso Florian Zeller (The Father, del 2012). Come da previsione non siamo affatto rimasti delusi dell’ennesima interpretazione magistrale dell’attore premiato come miglior protagonista agli Oscar. Anthony Hopkins indossa una seconda pelle in maniera così credibile e veritiera che sembra essere la sua. Nei panni del suo omonimo, un anziano padre di 81 anni, Hopkins riesce a creare dramma, comicità, tristezza, commozione e tanta ma proprio tanta tenerezza. Un’esplosione di emozioni che gli è valsa la prestigiosa e meritata statuetta. Ma il film ci ha stupito anche per molto altro.

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Ci si aspettava di assistere all’ennesimo dramma lento e struggente tutto improntato sull’impatto scenico di Hopkins. Ma The Father regala molto di più. Perché improvvisamente compare in salotto uno sconosciuto che afferma di essere sposato con Anne da ben dieci anni? Perché Anthony va incontro a situazioni già vissute e ricorda cose in realtà mai avvenute? Cosa c’è sotto? Un piano per farlo impazzire? O sta veramente diventando pazzo? Tanti gli interrogativi che sorgono in mente allo spettatore che si accorge che non sta vedendo solo un film drammatico. Non a caso la pellicola si è portata a casa la statuetta anche per la miglior sceneggiatura non originale. E se l’interpretazione di Anthony Hopkins poteva essere prevista, il vero colpo di scena lo regala proprio la storia, o meglio il modo in cui viene raccontata.

The Father, la recensione: il punto di vista

Un uomo anziano e solo lentamente divorato dalla demenza senile va incontro ad un peggioramento progressivo del suo stato di salute. Dove sta la novità? Sebbene inizialmente si abbia la sensazione di essere semplici spettatori esterni di una realtà oggettiva, in fondo non è affatto così. Noi siamo Anthony, la sua persona, la sua mente, il suo modo di concepire e percepire il mondo circostante. Il punto di vista dello spettatore si fonde con quello del protagonista. In realtà ce ne potremo accorgere già dalla prima scena dove sentiamo quella bella musica che si interrompe bruscamente quando Anthony si toglie le cuffie. La sceneggiatura procede per gradi, inizialmente ci mette di fronte ad una realtà solida e convincente, apparentemente normale. Qualcosa poi non sembra tornare, una semplice domanda senza risposta, un deja-vu. La concezione di spazio e tempo di Anthony si fa sempre più incerta.

Improvvisamente la percezione del reale si sgretola e perde di nitidezza come fosse un quadro impressionista. A dipingere questa tela sempre più confusa ed evanescente una mente malata ed in continuo declino. Ma quella mente siamo anche noi; viviamo in prima persona il dramma di non capire perché nostra figlia ogni giorno abbia un compagno diverso o di chi sia effettivamente l’appartamento in cui viviamo. Tutti bene o male sappiamo cosa dice e come si comporta una persona affetta da demenza. Ma abbiamo mai provato ad essere quella persona? The Father ci mette di fronte proprio a questo, cerca di rispondere alla domanda cosa si prova quando il nostro cervello smette di essere razionale, quando i pensieri si confondono e la memoria non immagazzina più informazioni? Ecco la trovata geniale del film diretto da Florian Zoller che non si accontenta di avere semplicemente un attore straordinario in un ruolo drammatico.

Le nostre conclusioni

La scenografia e fotografia di The Father ci catapultano in una casa grande, dispersiva, con i soffitti alti e tante porte da aprire: una metafora dei lati oscuri e complessi della mente del nostro Anthony. Scene girate quasi esclusivamente negli interni che, con lo scorrere della storia, sono sempre meno illuminati. Viviamo in questo modo la prigionia di un protagonista non più autonomo ed al sicuro. Una colonna sonora con brani di musica classica che racchiudono l’intero dramma della vicenda ma anche la solennità di un personaggio come Anthony. Le soundtracks scelte sono uno dei punti di forza del comparto tecnico; fondamentali per completare la narrazione di una storia drammatica, raccontata come fosse un thriller psicologico. Un Anthony Hopkins grandioso, con quello sguardo e quel modo di recitare magnetico e devastante.

The Father ci travolge con uno spettro di emozioni opposte, di situazioni che vanno dal riso al pianto. L’aumento della sopravvivenza media ha comportato un invecchiamento generale della popolazione con malattie sempre più frequenti come la demenza senile. The Father si concentra proprio su queste tematiche sfruttando il punto di vista del diretto interessato. Noi spettatori siamo chiamati in prima persona a vivere questa drammatica dissintonia con la realtà circostante. L’opera pone più interrogativi che risposte. Dandoci il punto di vista del protagonista la storia ci rende tremendamente empatici con lui. Giunti alla fine di questa recensione di The Father non possiamo che consigliare la visione dell’opera prima di Florian Zeller, promuovendola con ottimi voti. L’occasione perfetta per tornare finalmente in sala.

The Father - Nulla è come sembra

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Interpretazione di Anthony Hopkins
  • Sceneggiatura e colonne sonore

Lati negativi

  • Mancanza di un background introduttivo

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