The Gilded Age: recensione della serie spin-off di Downton Abbey

La nuova serie in costume dove sono le donne a tirare i fili della società newyorkese di fine Ottocento

Dopo Dowton Abbey, Julian Fellowes colleziona l’ennesimo gioiellino in costume ponendo la firma sul nuovo The Gilded Age. Le voci sulla serie hanno iniziato a circolare già dieci anni fa quando Fellowes ha dichiarato di star lavorando ad uno spin-off prequel della famosa serie britannica Downton Abbey. Il progetto ha subito molteplici ritardi e deviazioni: inizialmente doveva essere un libro, ma poi la rete britannica ITV ha richiesto la sceneggiatura per una serie tv.

La conferma della produzione ci fu nel 2018, quando NBC ha confermato di esserne il produttore. Produzione che poi è passata alla tanto famosa HBO che, il 14 febbraio di questo anno, ha ordinato la seconda stagione.
La serie è il coronamento di un sogno di Fellowes che si è dichiarato fortemente attratto dalla storia americana di quegli anni, in pieno fermento tecnologico, ma anche sociale ed economico su una New York ai suoi massimi splendori.

Indice

Trama – The Gilded Age, la recensione

Marian Brook, da poco diventata orfana, ha appena scoperto che il padre non le ha lasciato nessuna eredità, ma solo debiti.
Non avendo nessuno che possa provvedere a lei nella sua città natale, si trasferisce a New York a casa delle sue zie Agnes (Christine Baranski) e Ada (Cynthia Nixon). Agnes mostra fin da subito una forte avversione contro il fratello, che ha venduto tutte i loro averi quando erano giovani, costringendola ad un matrimonio riparatore che l’ha profondamente segnata. Vedendo in Mirian un’altra vittima della spregiudicatezza del fratello, l’accoglie nella propria casa e la introduce alla società newyorkese, ma solo ad una parte di essa, quella composta dalle vecchie famiglie aristocratiche.

The Gilded Age

The Gilded Age. Neamo Film and Television, Universal Television.

New York è una città in piena evoluzione in cui ha fatto il suo ingresso “la nuova ricchezza”, persone che sono riuscite ad acquisire uno status di ricchezza e fama in forte contrapposizione con le loro umili origini. Persone che Agnes non vede di buon occhio. Tra di loro c’è la famiglia Russell, i nuovi vicini di Agnes e Ada, che arrivano in città dopo aver fatto costruire appositamente per loro una villa che rispecchi il loro nuovo ruolo sociale. George, difatti, è il classico Robber baron che, grazie al suo fiuto, ha costruito il suo capitale sulle industrie ferroviarie. Bertha, sua moglie, è ancora più determinata di lui nel voler scalare le alte sfere della società newyorkese.

L’America di fine Ottocento – The Gilded Age, la recensione

La seconda metà del Milleottocento è stata protagonista di eventi grandiosi che hanno cambiato il mondo intero così come lo conosciamo oggi: sono stati gli anni della nascita della fotografia che poi ha portato al cinema, dei treni a vapore, dell’evoluzione delle industrie, della fitta rete elettrica che ha dato la luce ad abitazioni e strade. La vita di tutti, volenti o nolenti, è cambiata e non è mai più tornata quella di prima.
Da questo proposito nasce The Gilded Age, dove il vero protagonista non è un personaggio, ma lo scontro tra il vecchio e il nuovo negli anni di fermento tecnologico nell’Upper Side di New York.

Il lato ricco di New York, città che è stata simbolo del tanto chiacchierato sogno americano. Il luogo dove persone da tutto il mondo approdavano, piene di speranza nel costruire un futuro luminoso e florido.
Un cambiamento radicale che The Gilded Age mette in luce creando una spaccatura tra la vecchia società e la nuova che ha, alla base, una differenza netta: i nuovi ricchi sono persone che ce l’hanno fatta da soli, che hanno sollevato il loro status anche se sono nati in una famiglia umile; la vecchia società invece è governata da persone con un alto lignaggio, quando ancora i titoli e il nome della propria famiglia erano le cose più importante.

The Gilded Age

The Gilded Age. Neamo Film and Television, Universal Television.

I Russell e i van Rhjin – The Gilded Age, la recensione

Le protagoniste simbolo di questo delicato momento storico sono Agnes van Rhijn e Bertha Russell. La prima è un’anziana vedova, obbligata a sposarsi con un uomo che non amava e rispettava, Agnes è diventata la matriarca che si occupa della sorella Ada e della nipote Marian. Agnes è rigida, rancorosa e ha dei ferrei valori morali con la quale conduce la casa: per lei, le sole persone da frequentare sono quelli appartenenti alla vecchia società, coloro che per generazioni hanno rappresentato il fiore all’occhiello newyorkese. Bertha e il marito George rappresentano il sogno americano.

Entrambi provengono da umili origini, spesso di Bertha si dice che la madre vendeva patate per vivere, ma grazie alla volontà della donna di costruirsi un posto in una collettività che non li vede di buon occhio, i due sono il fulcro della nuova società, composta da una generazione al passo con i tempi e le nuove tecnologie.
Non a caso George Russell ha fatto fortuna grazie all’industria ferroviaria, un campo nuovo in cui è stato tra i primi ad investire e avere grossi ambiziosi. Tra le due famiglie si colloca Marian, la giovane nipote di Agnes che sfugge dalle rigide regole della zia, affascinata dallo sfarzo che la città offre e contraria alle norme sociali.

Una società governata dalle donne – The Gilded Age, la recensione

The Gilded Age è una versione romanzata di quel periodo, una serie che vuole puntare agli intrecci dei personaggi, sulle amicizie e sulle relazioni sentimentali. Sono personaggi che vivono in un preciso contesto storico, economico e sociale e che sono influenzati da esso. Il razzismo che Peggy Scott subisce è sistemico e non viene nascosto. Anche se appartiene alla media borghesia, Peggy lavora come segretaria e la sua piccola stanza è allo stesso piano con quella del resto della servitù. Agnes fa appena un accenno agli abusi che ha dovuto subire da sposata, ma non sono temi su cui la serie si sofferma troppo.

Quel che invece The Gilded Age fa è prendere quelle norme sociali, quei ruoli prestabiliti e guardarli da un altro punto di vista: mentre il mondo lavorativo è nelle mani degli uomini, alle donne non resta che badare alla casa, all’educazione dei figli, al mettere sotto una campana di vetro la propria figlia finché non viene combinato un matrimonio vantaggioso e all’organizzazione della vita sociale della famiglia. Il ruolo che la società impone alle donne diventa il punto di partenza per giochi di potere, per una feroce competizione che include chi ha già potere e soldi e che esclude chi non rientra in rigorosi standard.

Una narrazione (troppo) frammentata – The Gilded Age, la recensione

Una New York in costruzione, costumi curati nei minimi dettagli, abitazioni che ben rispecchiano i padroni di casa fanno da cornice alle tante storie che The Gilded Age porta sullo schermo.
Le vicende principali dell’ascesa sociale dei Russell si intreccia con molteplici personaggi che, nella trama principale, ricoprono importanze differenti. Da Oscar, il figlio di Agnes, che ha una relazione omosessuale clandestina e cerca moglie per crearsi un alibi in un mondo che non vede di buon occhio il non essere etero; dal sentimento nascente di Marian nei confronti dell’avvocato Raikes fino alla vita piena di misteri di Peggy.

The Gilded Age

The Gilded Age. Neamo Film and Television, Universal Television.

Al mosaico di personaggi principali si aggiungono quelli secondari: dai vertici della società borghese, ai volti delle donne che tirano i fili decidendo chi escludere e chi includere, ai brevi ritratti che vengono fatti alle domestiche, governanti e valletti. La volontà di inserire così tanto in appena nove puntate non gioca molto a favore del quadro completo, dove il focus principale segue un flusso lineare e ben congeniato, mentre le stoyline più piccole si ammassano, vengono abbandonate in fretta per far posto a colpi di scena creando una frattura nel ritmo della narrazione.

 

The Gilded Age

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • La società viene analizzata da un nuovo punto di vista, dove viene enfatizzato lo sfondo storico
  • L'estetica è meravigliosa

Lati negativi

  • Alcuni dei numerosi intrecci narrativi non sono ben gestiti

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