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The Place: recensione del film di Paolo Genovese con Valerio Mastandrea

Un film ambientato in un solo luogo, non di certo una novità per il mondo del cinema. The Place, film di cui vi presentiamo la recensione, va ad inserirsi proprio in questo particolare filone narrativo popolato da tanti nomi illustri. La pellicola di Paolo Genovese succede a grandi classici come Nodo alla gola e La finestra sul cortile di Hitchcock e ai più moderni Carnage e The Hateful eight. The Place si svolge interamente al’interno di un ristorante, più nello specifico intorno ad uno stretto tavolo dove il protagonista (Valerio Mastandrea) si confronta con tutti gli altri personaggi del film.

Il film non è altro che la trasposizione cinematografica della serie televisiva statunitense The Booth at the End, andata in onda dal 2010 fino al 2012. Il cast del film è stellare, tra gli attori coinvolti grandi nomi del cinema italiano attuale: Marco Giallini, Alessandro Borghi, Vinicio Marchioni, Valerio Mastandrea, Silvio Muccino, Rocco Papaleo, Vittoria Puccini ed Alba Rohrwacher. Il film ha ricevuto molte candidature per i David di Donatello del 2018 tra cui quella per miglior regista e per miglior attore protagonista; non riuscendo però a portare a casa nessun premio.

Indice

La trama – The Place, la recensione

Cosa accadrebbe se esistesse un genio della lampada in grado di realizzare i nostri desideri? E cosa accadrebbe se dovessimo compiere delle azioni che vanno contro morale e legge per ottenere quello che abbiamo chiesto? The Place di Paolo Genovese, parla proprio di questo. Un uomo misterioso (Valerio Mastandrea) che siede fisso al tavolo di un ristorante ha il potere di esaudire desideri. Molte persone hanno seduto al suo tavolo e molte altre vi si siederanno, il racconto però si concentra su un ristretto gruppo di individui. Un poliziotto (Marco Giallini), una suora (Alba Rohwacher), un meccanico (Rocco Papaleo), un padre di famiglia (Vinicio Marchioni), una moglie (Vittoria Puccini), un’anziana signora (Giulia Lazzarini), un cieco (Alessandro Borghi), una ragazza (Silvia D’Amico) e il suo fidanzato (Silvio Muccino) decidono di rivolgersi all’uomo per cambiare qualcosa della loro vita.

C’è però un prezzo da pagare: bisogna superare delle prove, a volte moralmente inaccettabili. Si aprono così degli scenari inquietanti e surreali: uccidere una bambina per salvare il proprio figlio dal cancro, pestare a sangue un ragazzo per ritrovare dei soldi rubati, stuprare una donna per riacquistare la vista. Si aggiunge alla lista di persone una bella barista di mezza età (Sabrina Ferilli) che non ha richieste se non quella di conoscere meglio il misterioso personaggio del locale.valerio mastandrea

Analisi in breve – The Place, la recensione

Nello sviluppo della trama le varie storie si intrecciano tra loro. I nove personaggi si rivolgono alla misteriosa figura nel ristorante per chiedere consigli e raccontare i progressi dei compiti a loro assegnati. L’uomo si trasforma in un confessore, una sorta di psicoterapeuta mistico con una voluminosa agenda nera piena di appunti apparentemente disordinati. Profondamente interessato ai dettagli, ai pensieri e alle emozioni umane, sembra tuttavia che soffra quando la persona seduta di fronte accetta di compiere del male per realizzare il desiderio espresso. Ma quale sarà il senso di tutto questo?

The Place analizza il comportamento umano di fronte ad una scelta difficile, spesso estrema e dicotomica. È un film provocatorio che parla di morale, di desideri, di possibilità e pone come fulcro di tutto il libero arbitrio dell’uomo. Di fronte all’occasione di ottenere qualcosa di agognato, l’animo umano è corruttibile? Cosa si è disposti a sacrificare perraggiungere i propri scopi? C’è un mostro dormiente in ognuno di noi ed è pronto a risvegliarsi qualora si presenti la giusta occasione. Pur assegnando spesso compiti deplorevoli, il misterioso uomo al bar lascia sempre libera la scelta. Non c’è obbligo o costrizione; e, se pensate che “il cattivo” della storia sia lui, forse vi state sbagliando.

Aspetti tecnici

The Place riprende il soggetto dalla serie TV The booth at the end differenziandosi  notevolmente per diversi aspetti tecnici che sono di gran lunga più curati nel lungometraggio di Paolo Genovese. La struttura portante del film sono i dialoghi. Grazie ad un’ottima recitazione lo spettatore riesce ad immergersi completamente nei racconti dei protagonisti riuscendo ad immaginare perfettamente tutto ciò che non viene mostrato ma solo descritto dalla voce narrante dei vari personaggi. La sceneggiatura riesce a far empatizzare lo spettatore con ognuno dei protagonisti, che si tratti dell’uomo misterioso o di un disperato venuto alla ricerca di una soluzione per il proprio problema. Non è tutto oro quel che luccica, infatti alcuni aspetti della sceneggiatura del film risultano meno convincenti.

Il messaggio principale arriva allo spettatore già verso metà film. Non c’è un ulteriore arricchimento e sviluppo nella seconda parte che sembra avere la sola funzione di concludere le storie dei vari personaggi. Il finale stesso, inoltre, non chiude in maniera del tutto soddisfacente un film altrimenti ricco di spunti interessanti. Agli occhi di un certo tipo di pubblico la chiusura potrebbe risultare troppo sbrigativa e poco chiara. Palrando invece del lavoroUn’attenta regia ci propone sia classici primi piani che ricercate inquadrature da insolite prospettive, cercando in questo modo di scavare all’interno della psicologia dei personaggi. Il film è sostenuto anche da un buon montaggio e da una raffinata fotografia desaturata e virata su tonalità verdi.the place recensione

Considerazioni finali

In conclusione della nostra recensione di The Place dobbiamo sottolineare come il film sia estremamente valido dal punto di vista recitativo e tecnico. Un film basato sui dialoghi necessita di grandi nomi per poter essere considerato credibile e in questo il cast fa un lavoro encomiabile. A rendere il tutto più interessante e stimolante per lo spettatore la fotografia di Fabrizio Lucci e la scenografia di Chiara Balducci.

In termini di messa in scena rimane però qualche dubbio sulle scelte in fase di scrittura. Se da un lato c’è stato un lavoro certosino per far emergere la psiche e le storie dei personaggi, dall’altro c’è stata una scelta sicuramente divisiva per quanto riguarda gli snodi principali della storia e il finale. The Place potrà piacere o meno ma, in ogni caso, non lascerà indifferente lo spettatore.

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Recitazione
  • Regia, montaggio e fotografia
  • Soggetto

Lati negativi

  • Il finale
  • Alcuni aspetti della sceneggiatura

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