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The Room – Recensione del peggior film mai realizzato!

The Room, di Tommy Wiseau, è probabilmente il peggior film mai concepito nella storia del cinema. Il film del 2003 è da poco tornato “di moda” dopo il parodizzante e geniale “The Disaster Artist” di James Franco, in uscita il prossimo mese in Italia. The Room è unanimamente un prodotto terrificante, sotto tutti gli aspetti: forse proprio per questo è diventato una sorta di cult. Ma cosa avrà di così brutto? Scopritelo in questa recensione:

Recensione di “The Room”: il film più brutto della storia del cinema

*The Room è talmente brutto che non assicuriamo un commento né serio né calmo*


Il triangolo dell’originalità

The Room ci mette al cospetto di una storia piena di coinvolgimento e originalità. Johnny (Tommy Wiseau) è un uomo spensierato, con un buon lavoro in banca e una ragazza con la quale vive felice. La situazione idilliaca però cambia: Lisa, la sua ragazza, non lo ama più, scoprendo di amare il suo migliore amico Mark (Greg Sestero). Applauso a Tommy Wiseau per l’imprevedibilità.

The Room - I protagonisti del film

La ragazza è indecisa: stare con Mark, suo amore segreto, o con Jonnhy (seguendo i consigli di amiche e della madre)? Pian piano però, il nostro protagonista, capirà che qualcosa sta cambiando. Il tutto condito con storie strappalacrime, ma neanche troppo, come il cancro al seno della madre di Lisa o il ragazzino, Denny, che “fa cose”.
Ma la trama può essere questa? La storia può solo parlare così banalmente di questo? Sì, può. Per circa 100 minuti tutto ruota attorno a questa Lisa e alle sue turbe mentali su chi scegliere (in tutto ciò è pure un po’ bruttina lei). Per giunta quasi tutto il film si articola in un claustrofobico salotto, una stanza da letto che ricorda il set di un film erotico, e una terrazza di cui parleremo più avanti.


Unica regola: niente regole

Tommy Wiseau decide, probabilmente sotto effetto di acidi, di rivestire il ruolo di produttore, sceneggiatore, attore, e forse altre cose che finiscono con -ore, oltre che quello di regista.
La scelta si rivela ampiamente disastrosa, essendo ogni ruolo fuori dalle sue competenze, ammesso che ne abbia qualcuna.
Partendo da un budget di 6 milioni (non chiedetevi come sia arrivato a tale somma), decide di sperperarli con una facilità inaudita. Colpo più basso e con meno senso? Wiseau acquista la strumentazione per le riprese, evitando il troppo semplice affitto come fa ogni casa di produzione. Altro applauso per Tommy.

Tommy Wiseau in The Room

Per non parlare del fatto che egli volle girarlo sia in digitale che in analogico, una scelta con poco senso e che stimola in noi un ulteriore applauso al nostro nuovo eroe. Wiseau era davvero fiducioso sulla buona riuscita del film: non stiamo parlando di un film trash che nasce per divertire ed essere un cult all’inverso. E come immaginabile, al primo giro nelle sale, The Room totalizzò circa duemila dollari di incasso generale.
The Room, che nasce come film drammatico-romantico pronto a regalare una storia di amori tormentati, si trasforma nel corso degli anni nel capostipite (insieme ai vari Sharknado) del genere trash. Considerato da molti il film più brutto mai partorito dalla mente umana, il “Quarto Potere dei film brutti“, ha avuto un successo postumo oltre le aspettative e diventando un vero cult. Del resto come si dice: so bad is so good!


Che faccio oggi? Quasi quasi un film!

The Room è brutto, terrificante. Tutti gli attori propongono performance di un livello improponibile, con una passività sconvolgente. Non vogliamo spoilerare le scene di sesso, ma lì il pathos tocca minimi forse mai eguagliati (l’effetto di quelle tende trasparenti genera una sorta di sensazione da soft-porno anni 90). Ma non sono di certo aiutati da una sceneggiatura con più buchi di un campo da golf. Non solo la storia ed alcune scene, oltre che poco originali, sono proprio ripetitive e di una noia abissale; alcune delle sub-storie narrate non sono approfondite e talvolta solo citate, da riempimento per scene già inutili. Un caso particolare è il citato cancro al seno della madre, esposposto alla figlia ma mai più nominato: del resto cara signora, sua figlia è impegnata a capire con chi deve accoppiarsi e in quale luogo della casa (tipo una scala a chiocciola..), che sarà mai un cancro?

Oltre agli immotivati cambi d’umore che colpiscono ogni personaggio in ogni istante del film, casualmente, gli errori grossolani sono parecchi: non è permesso avere la giacca in un’inquadratura si e in una no. Ma poi una domanda, per ricollegarsi allo spreco economico, sorge analizzando un po’ il lato tecnico, anche se di tecnico c’è ben poco. Perché diavolo la scelta di girare le scene della terrazza, in studio, con un green screen? Non solo sarebbe stato più economico trovarsi una vera terrazza, ma per giunta lo sfondo è terribile, percepibile al primo mezzo sguardo e i palazzi non corrispondono neanche ad una prospettiva esatta. E dato che ci siamo: quella terrazza da dove esce fuori? La casa dall’esterno è identificata come una semplice villetta: come fa ad avere una terrazza che sovrasta la città e sfiora le nuvole?


The Disaster Artist: un nuovo rilancio

James Franco in The Disaster Artist (2017)

Il vero vincitore è James Franco e non solo per il Golden Globe come miglior attore protagonista. Ha intrapreso una sfida quasi più difficile di quella di Wiseau: parlare proprio di The Room, fare un film parlando di quel film. In realtà The Disaster Artist è basato sul libro scritto da Greg Sestero (Mark), in cui vengono narrate la produzione del film e il rapporto con Wiseau. Il film arriverà nelle sale italiane a febbraio e non attenderemo per commentarlo e si preannuncia uno dei migliori di quest’anno cinematografico. Wiseau avrà ciò che magari attende: un successo prolungato per altri anni, confermandosi come cult trash.


The Room vivrà ancora a lungo

The Room non è di certo un colossal e neanche di serie B, probabilmente neanche C o D. Però è riuscito nel corso degli anni a diventare un cult per motivi che magari non ci aspetta dal proprio film: la totale bruttezza. Ma Wiseau sembra quasi fiero dell’orribile creatura partorita nel 2003 e si appresta a rivivere una seconda giovinezza e un secondo successo grazie a “The Disaster Artist” di James Franco. Il dimenticatoio per The Room e Tommy Wiseau è ancora lontano.

Il voto è 1, apprezziamo il coraggio. Ma in ottica cult e se volessimo considerare il trash un genere cinematografico, allora sarebbe un 10 pieno.


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Rating - 1

1

The Good

  • Un cult per gli amanti del trash

The Bad

  • Wiseau sta al cinema come l'ananas sta alla pizza
  • Regia e comparto tecnico disastrosi: forse mi mancano gli squali volanti
  • Trama e sceneggiatura inconsistenti: meglio Geronimo Stilton

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