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The Witcher: recensione della nuova serie Netflix

Le nostre considerazioni sul nuovo show fantasy tratto dalla saga di Andrzej Sapkowski

Nell’anno che sancisce la momentanea fine del dominio HBO sul fantasy televisivo, i vari colossi dello streaming vanno attrezzandosi per dar battaglia a chi, con il successo di Game of Thrones, ha regnato incontrastato nel panorama del piccolo schermo. Amazon prepara la trasposizione televisiva dell’universo di Tolkien; HBO prepara His Dark Materials in attesa di far ritorno nel mondo di Martin; Netflix, invece, ha deciso di scommettere su The Witcher, di cui vi proponiamo la nostra recensione: la peculiare saga fantasy dello scrittore polacco Andrzej Sapkowski.

I libri di The Witcher e la saga dello strigo Geralt di Rivia sono fra i racconti più amati della letteratura di genere; inoltre, complice l’enorme successo dell’omonima serie di videogiochi, possono contare su un fandom gigantesco che da tempo desiderava vedere quest’opera ottenere maggior risonanza. Dopo spasmodiche attese, la prima stagione di The Witcher arriva su Netflix con otto episodi incentrati sulla presentazione della storyline e dei personaggi principali. Le puntate saranno disponibili dal 20 dicembre e permetteranno di dare una prima occhiata allo sconfinato mondo del Continente – una terra colma di mostri e magia in cui nulla è come sembra.

Indice

“Molte persone credono nel destino, una misteriosa forza che tiene uniti certi individui, determinandone la sorte. Secondo loro, ogni persona può scegliere se seguire il percorso tracciato dal proprio destino oppure cercare di resistergli, anche se il secondo caso solitamente porta tragiche conseguenze. D’altro canto, ci sono anche persone che non credono nell’esistenza del destino, sostenendo che ci voglia ben altro per tenere unite due persone.”

Destini Incrociati – The Witcher recensione

L’ennesima giornata uggiosa fra le lande del Continente, un luogo traviato da fenomeni magici che hanno portato numerose creature diaboliche a vagare per il mondo. Appena giunto in città, un individuo scende dal proprio cavallo ed entra in taverna. La fioca luce di alcune candele permette ai presenti di riconoscere la minacciosa figura di un uomo. Occhi particolarmente accesi, due spade lucenti e un medaglione al collo. Costui è un Witcher, un umano reso mutante da esperimenti magici e dotato di particolari poteri che gli consentono di combattere le creature più temibili del Continente. Lo strigo è a tutti gli effetti un cacciatore di bestie, tanto utile quanto malvisto agli occhi della gente.

Un tempo questi formidabili combattenti formavano gruppi numerosi e rispettati in ogni angolo del mondo, ma oggi rappresentano una rarità. La trama del racconto è incentrata su uno dei pochi Witcher rimasti, Geralt di Rivia (Henry Cavill); un lupo solitario che vaga per le lande in cerca di mostri e denaro che cela dentro di sé il cuore di un cavaliere. La sua vita avanza a un ritmo lento e incessante, scandita dalle missioni che gli vengono affidate e dalle difficoltà nel vivere circondato da individui più malvagi dei mostri stessi. Quando il suo cammino si incrocerà con quello di una potente incantatrice (Anya Chalotra) e di una principessa (Freya Allan), i destini di questi tre personaggi cambieranno per sempre.the witcher recensione

Fato, mostri e magia

La saga di The Witcher è ambientata in un mondo cupo, crudele e meschino in cui non mancano numerose razze e creature mostruose pronte a darsi battaglia per il predominio – sia esso razziale, economico o territoriale. A differenza dei capostipiti del genere, l’universo narrativo di Sapkowski è quello che più di ogni altro mostra un fantasy pregno di elementi magici e atmosfere mistiche, alternandoli al lerciume, alla violenza e alla xenofobia dei contesti più comuni. Il Continente, con le sue profezie e i suoi conflitti, vive in funzione del destino e delle sue antiche leggi. Il fato è una forza fondamentale all’interno dell’ordine costituito, alla quale nessun essere vivente può sottrarsi.

Allo stesso modo, l’elemento magico sorprende e affascina con una struttura articolata ben diversa rispetto a qualsiasi altro show visto finora. Ciò che fa la differenza, inoltre, è la presenza di un ricchissimo bestiario. Decine e decine di creature faranno la loro comparsa al cospetto dello strigo, tra creature mitologiche e bestie fantastiche derivanti dal folklore slavo. Del resto, c’è un motivo se si parla di fato, magia e mostri: questi tre elementi costituiscono il cuore pulsante del mondo di The Witcher e forniscono costanti elementi per arricchire la serie.

Scegliere il male minore

Se Game of Thrones faceva della tensione e dell’epicità i suoi punti di forza, instillando il terrore della perdita nella mente dello spettatore, il nuovo show di Netflix si prefigge il compito di trovare la sua dimensione senza incappare in paragoni. Anche il mondo più cupo e crudele, secondo i racconti di Sapkowski, può mostrare ironia e pungente sarcasmo. E lo show, nell’adattare un’opera così ricca, cercherà spesso di mettere in scena questo continuo contrasto. Il confronto sarà inevitabile, specialmente per chi sconosce la saga, ma basteranno pochi episodi a comprendere perché The Witcher può avere un grande potenziale. Ogni membro della produzione, dalla showrunner Lauren S. Hissrich (Daredevil, The Defenders) ai membri del cast, nutre un profondo rispetto per il progetto e per l’universo creato dallo scrittore polacco.

Basterà ammirare la cura con cui vengono trasmesse le stesse sensazioni che si provano leggendo i racconti. Per favorire lo sviluppo creativo, la produzione è stata scelta oculatamente per essere quanto più vicina possibile alla visione dell’autore. Inevitabile dover scegliere il male minore, anteponendo le scelte stilistiche pur apportando alcune modifiche alla struttura narrativa. Di fatto, la principale divergenza dai libri si evince nello sviluppo della trama e nell’intreccio fra i personaggi. Nonostante timeline molto distanti fra loro, la maga Yennefer e la principessa Ciri vengono presentate poco dopo Geralt; pur non chiarendo sin da subito i differenti periodi temporali, questa scelta permette di approfondire le origini di ciascun personaggio ancor prima del loro incontro. Una prospettiva più ampia e profonda, che facilita il contatto dello spettatore con i protagonisti e offre prospettive differenti rispetto a quella dello strigo.the witcher recensione

Un fantasy con un’anima – The Witcher recensione

Durante la visione si ha la costante sensazione che l’opera targata Netflix possa rimanere legata a una particolare fetta di spettatori, tra fan e non, anziché diventare un fenomeno come Il Trono di Spade. Ciò non è affatto un cattivo segno, per quanto sia una scelta coraggiosa e a tratti azzardata. Il punto di forza – o lama a doppio taglio – della serie sarà proprio la sua diversità rispetto agli altri fantasy. Mostri, magia, intrighi, ma anche ironia, amicizia, passione e amore sono i temi principali di una saga destinata a brillare.

Se non altro, il coinvolgimento della produzione basterà a far risaltare l’anima del prodotto, che è forte e riconoscibile come ogni fan vorrebbe. Allo stesso modo, questi elementi potranno incuriosire i numerosi appassionati di fantasy in attesa di nuovi contenuti ai quali affezionarsi. Con lo stesso Sapkowski come consulente creativo, professionisti d’altissimo livello e un budget da serie di punta – 80 milioni di dollari soltanto per la prima stagione – le possibilità che anche The Witcher diventi una hit non sono poche.

Una questione di stile

Con una mole di materiale non indifferente e un pubblico così vasto da soddisfare, la nuova produzione Netflix è carica di responsabilità e aspettative. Trovare il giusto compromesso per la trasposizione dell’opera letteraria dal libro allo schermo rappresenta sempre il compito più difficile per una nuova produzione. Nonostante la – generica – supervisione creativa dello stesso autore, Netflix ha inevitabilmente apportato numerose modifiche all’assetto della saga, cercando di mantenerne intatta l’essenza pur cambiando a tratti la sostanza. Non dovrà sorprendere, per esempio, la scelta di un cast multietnico, fra elfi e personaggi di contorno.

La loro presenza, così come le modifiche narrative, rappresenta un’aggiunta nella maggior parte dei casi; nuovi personaggi e situazioni alimentano il flusso della narrazione senza diventare un elemento di disturbo. Fatte le dovute premesse, va precisato che l’anima delle avventure di Sapkowski viene trasposta quasi alla perfezione, sia nella ricostruzione degli scenari che nella caratterizzazione dei personaggi. Fra questi, va dato merito a Henry Cavill, che da buon fan della saga ha dato anima e corpo per portare su schermo il Geralt che tutti desideravano. I principali membri del cast sorprenderanno con le loro performance, da Anya Chalotra e un eccezionale Joey Batey.

Trasposizione e tecnica – The Witcher recensione

Ai fan dei videogiochi, una volta raccomandato di evitare paragoni fra i due adattamenti, farà piacere scoprire piccole citazioni celate fra i vari episodi. Vi è una generale somiglianza nella cura degli ambienti e del contesto, frutto del grandissimo lavoro svolto da Tomek Bagiński – a suo tempo responsabile delle cutscene dei videogiochi targati CD Projekt RED, ora direttore di produzione per la serie. Persino la colonna sonora, curata da Sonya Belousova, richiama i capolavori orchestrali della saga videoludica rendendo i brani più fruibili per il pubblico televisivo.

Trucco, costumi e scenografie creano un contesto meraviglioso, salvo alcune sbavature di una CG nel complesso apprezzabile, così come la direzione artistica e la regia dei vari episodi. Il tutto, condito da dialoghi spesso taglienti e incalzanti, scandisce il ritmo serrato dei 60 minuti di ciascun episodio senza mai annoiare. Come ciliegina sulla torta, magie imponenti e alcuni dei migliori combattimenti che si siano visti sul piccolo schermo porteranno The Witcher a guadagnarsi un posto di primo piano fra i prodotti di genere.the witcher recensione

Conclusioni – The Witcher recensione

Pur non essendo esente da difetti nell’adattamento e nella scrittura di alcuni episodi, la prima stagione di The Witcher riesce perfettamente nel suo intento. Lo show Netflix presenta un mondo ricco di sorprese e luoghi da scoprire, dei personaggi interessanti e profondi, una trama articolata che nasce dal cuore dell’ambientazione e si esprime in un contesto pieno di grigi e dubbi morali in cui bene e male si intrecciano incessantemente.

Una cosa è certa: tra potenziale inespresso e opportunità ancora da cogliere, il successo della serie è nelle mani del colosso dello streaming che dovrà prepararsi a quando i competitors scenderanno in campo con i loro prodotti di punta. In attesa di scoprire cosa il futuro avrà da dire sul destino del Witcher… Benvenuti nel Continente.

The Witcher - Recensione

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Produzione d'alto livello
  • Un Fantasy originale e nuovo
  • Combattimenti e atmosfere spettacolari
  • Interpretazioni sorprendenti e azzeccate

Lati negativi

  • Alcune sbavature in fase di scrittura
  • CG ed effetti non sempre all'altezza

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