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Tintoretto, un ribelle a Venezia: la recensione

Sarà disponibile in sala per pochi giorni "Tintoretto, un ribelle a Venezia", documentario Sky narrato da Stefano Accorsi. Ecco la nostra recensione

Il 25, 26 e 27 febbraio sarà possibile guardare su grande schermo Tintoretto, un ribelle a Venezia. Il documentario, prodotto da Sky Art, arriva in occasione dei cinquecento anni dalla nascita dell’artista. Nexo Digital ha pensato di distribuirlo anche nelle sale per rendere giustizia allo sforzo produttivo.Il documentario racconta sia il lato artistico che quello privato del pittore simbolo della città veneta. A garantire l’efficacia della narrazione è la penna della scrittrice Melania Mazzucco, autrice dei testi.

L’attore Stefano Accorsi, già artefice di svariate operazioni con Sky, presta la sua voce alla narrazione della vita del Tintoretto. A lui si aggiungono gli interventi di molti studiosi ed esperti in materia che tracciano un profilo articolato di questa figura. Tra riprese che sfrecciano fra i canali veneziani e droni che percorrono i dettagli di capolavori pittorici, il documentario trae forza dalla proiezione in sala. Noi di Film Post abbiamo assistito all’anteprima del prodotto e alla conferenza stampa milanese; eccovi la nostra recensione!

Tintoretto: la recensione

Tintoretto ha costruito la sua carriera come una proto-rock star

La dichiarazione del Duca Bianco in persona David Bowie, proprietario di un’opera del Tintoretto, viene citata più volte nel corso del film. In effetti, chi dovesse affrontare questo documentario conoscendo per sommi capi il pittore veneziano rimarrebbe sorpreso da ciò che viene narrato. Jacomo Robusti, figlio di un tintore dal quale deriva il soprannome, non ha mai abbandonato la sua Venezia. Nemmeno quando la devastante epidemia di peste del 1575-1577 ha trasformato una delle città più belle del mondo in un cimitero a cielo aperto. Anche in quel periodo, barricato nel suo studio, ha proseguito il suo lavoro e lo ha fatto fino alla tarda morte. Nulla avrebbe potuto fermare il suo perenne desiderio di diventare l’artista che, più di ogni altro, sarebbe stato indissolubilmente legato alla sua Venezia.

Il cinquecentesimo anniversario della nascita ha permesso a Sky Arte di sviluppare un progetto multi-piattaforma a lui dedicato. Il documentario, infatti, è solo uno dei numerosi progetti che vedremo in questo 2019. Un fumetto di Alberto Bonanni e Gianmarco Veronesi, infatti, sarà destinato alle scuole; una mostra monografica del Tintoretto sarà ospitata alla National Gallery of Art di Washington. Media diversi per raccontare sfumature diverse del medesimo personaggio attraverso punti di vista alternativi. Un progetto trans-mediale che andrebbe spesso replicato perché potenzialmente efficace e capace di impattare sul pubblico anche sulla lunga distanza.

Tintoretto Ribelle a Venezia Recensione

Tintoretto: l’artista e l’uomo

Un documentario, anche il più curato e visivamente coinvolgente, ha bisogno di un punto di vista. Inutile continuare a veicolare la menzogna che prevede questa forma artistica legata esclusivamente alla rappresentazione del vero. Anche un docu-film che vive di interviste, commenti e opinioni come questo ha bisogno di una direzione dal punto di vista narrativo. A infonderla ci pensa Melania G. Mazzucco, scrittrice Premio Strega e grande appassionata del Tintoretto. Al pittore ha già dedicato il romanzo La lunga attesa dell’angelo che narra il suo rapporto con l’amatissima figlia Marietta. Portata con sé durante il lavoro (ma travestita da maschietto per via delle convenzioni dell’epoca), Marietta divenne una ritrattista di tutto rispetto per poi morire molto giovane. La sua scomparsa annientò il padre e il loro rapporto è uno dei dettagli più intensi tra quelli narrati.

Ma Tintoretto, un ribelle a Venezia alterna diversi registri proprio per via della multiforme vita del suo protagonista. Attraverso delle interviste a massimi esperti provenienti da tutto il mondo, compreso il regista Peter Greenaway, vengono toccati tutti i lati di questa controversa figura. Il suo talento andava di pari passo con un’arroganza capace di portarlo a scavalcare chiunque pur di riuscire nei suoi intenti. Tintoretto non si faceva scrupoli nel violare le regole, nell’inquinare il mercato degli artisti proponendosi a prezzi inferiori rispetto agli altri… persino nel copiare lo stile altrui per rubargli degli ingaggi!

Tintoretto Ribelle a Venezia Recensione

Durante l’anteprima e la conferenza stampa a Milano, si è parlato molto della sua rivalità con Tiziano, l’altro grande artista veneziano di quel periodo storico. Lo stesso Stefano Accorsi ha confessato di avere scoperto molti lati di questi personaggi solo affrontando questo lavoro:

Certo, li avevo studiati a scuola ma molto tempo fa. Sui libri di testo, Tiziano e Tintoretto occupano quasi sempre lo stesso capitolo, le stesse pagine ed è surreale quando si pensa che, in realtà, quei due si detestavano!

Il documentario trae la sua forza dalle possibilità di saltellare tra pubblico e privato, tra ostentazione del genio e scatti di furibonda arroganza.

Tintoretto: tra Cinema e Documentario

Tintoretto Ribelle a Venezia RecensioneStefano Accorsi, già citato nella nostra recensione, narra la storia del Tintoretto dalle origini fino alla morte L’interprete di Veloce come il Vento e A Casa tutti bene rappresenta l’elemento più cinematografico dell’intero prodotto; la sua voce dall’impostazione ferma sa raccontare questa storia come fosse un monologo teatrale. Si alterna agli interventi di studiosi ed esperti per accompagnare la scansione dei capitoli. Accorsi, in un certo senso, “pilota” la narrazione, decidendo quando abbandonare un passaggio per dedicarsi a un altro.

Il film sceglie di non dedicarsi a ricostruzioni visive del Cinquecento e di momenti della vita del Tintoretto. La regia di Giuseppe Domingo Romano opta per suggerire alcuni flashback, attraverso piccoli dettagli e campi strettissimi su mani che impugnano pennelli all’interno di studi in ombra. Il resto del tempo si concede lunghe planate sulle calli veneziane contemporanee, associando le vicende del passato all’attuale skyline della città. Le opere sono le protagoniste indiscusse e, da questo punto di vista, il formato cinematografico è una scelta magnifica. Gli esperti affrontano opere come Il Paradiso o Il Miracolo dello Schiavo percorrendone ogni centimetro e noi spettatori con loro.

Fatevi un favore personale e recuperate Tintoretto, un ribelle a Venezia su grande schermo. Mai come in questo caso la sensazione di trovarsi di fronte a un grande spettacolo viene confermata dai fatti.

Tintoretto, un Ribelle a Venezia

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Notevole dispiego di mezzi per creare uno spettacolo che trae potenza dalla proiezione su grande schermo
  • L'efficace alternanza di vicende pubbliche e private, narrate da grandi esperti, permette un ritratto a 360 gradi

Lati negativi

  • Parliamo pur sempre di un documentario... e non tutti sono bendisposti a favore di questo genere.

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