Recensioni

A casa tutti bene – Recensione del film di Gabriele Muccino

Dopo L’estate addosso del 2016, Gabriele Muccino torna in sala con un film corale, A casa tutti bene. Una pellicola con un cast del tutto degno di nota: Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Sabrina Impiacciatore, Valeria Solarino, Giampaolo Morelli, Carolina Crescentini, Stefania Sandrelli, Gianmarco Tognazzi, Giulia Michelini, Sandra Milo, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Elena Cucci ed Ivano Marescotti sono i protagonisti di questa commedia dai toni drammatici. Eccovi quindi la nostra recensione di A casa tutti bene.

a casa tutti bene recensione

A casa tutti bene: la recensione del film di Gabriele Muccino

Dal matrimonio di Pietro ed Alba sono nati Carlo, Sara e Paolo, che si sono imbarcati con i rispettivi figli, zie e cugine per festeggiare i loro cinquant’anni di matrimonio in un’isola del Sud. Si riunisce così una famiglia sull’orlo di una crisi di nervi. Il programma era quello di rimanere un solo giorno, per poi tornare ognuno alla propria routine. Accadrà qualcosa che li costringerà a fermarsi nella villa, che diventerà teatro di innamoramenti, litigi e disperazioni.

La famiglia

«L’ultima volta che t’ho visto eri così» dice Riccardo, interpretato da Tognazzi, a suo nipote. A casa tutti bene di Gabriele Muccino porta in scena una famiglia alle prese con non una, ma cento difficoltà. Come del resto tutte le famiglie. Attraverso frasi tipiche come l’appena citata o l’amore fraterno tra Paolo (Accorsi) e Carlo (Favino), o l’affetto di mamma Sara che vigila costantemente tutto ciò che accade in casa – come solo le vere mamme sanno fare – il regista riesce a conferire una dimensione estremamente concreta  e realistica del concetto di famiglia. Con tutti i diverbi e gli amori che esistono al suo interno.

Muccino porta sul grande schermo diverse generazioni a confronto. Rimasto ancorato ad una rappresentazione giovanile che ricorda molto bene quella di Come te nessuno mai, dall’altra parte c’è quella famiglia che accettava il tradimento, pur di “mandare avanti la baracca”. Fino a toccare ciò che di più infimo vi è sul piano sociale: i soldi. Quel denaro che può essere in grado di muovere i sentimenti e di rovinare le famiglie stesse.

Un lavoro attoriale sopraffino

Sopraffino è stato il lavoro di Gabriele Muccino nello scegliere il cast e nel saperlo dirigere alla perfezione. Avere così tanti volti noti del cinema italiano e riuscire a configurare uno spazio performativo per ognuno di essi è impresa assai ardua. Eppure, con A casa tutti bene, l’autore apprezzato anche oltreoceano torna ai fasti de L’ultimo bacio, di Baciami ancora e Ricordati di me, strizzando l’occhio a quelle pellicole girate in un’unica location come fu proprio La Famiglia del compianto Ettore Scola.

Ogni singolo attore riesce ad avere il suo spazio nel film. Muccino adotta una regia, per così dire, estremamente al servizio degli attori in scena. I piani sequenza disegnati sono estremamente coinvolgenti. E se A casa tutti bene è scritto egregiamente – con una sceneggiatura energica ed incalzante – e diretto alla perfezione, vi sono poi delle interpretazioni impeccabili. A confermare la tesi ci sono scene dalla durata relativamente breve nella maggior parte dei casi, in cui per un attore risulta ancor più complicato mostrare tutto il suo talento.

a casa tutti bene recensione

Merita una menzione speciale Massimo Ghini, probabilmente in una delle sue performance cinematografiche migliori: il suo Sandro è un malato di alzheimer che rappresenta un personaggio comico e drammatico allo stesso tempo. L’attore romano compie un lavoro peculiare sullo sguardo: i suoi occhi vispi e allegri nel riabbracciare gli affetti familiari sono simultaneamente sofferenti e persi nel vuoto. Pregni di un dolore vissuto in maniera passiva, che è un tratto caratteristico di quella malattia.

Un’altalena di emozioni

A casa tutti bene è un’altalena di emozioni in cui bisogna necessariamente immergersi. Una commedia che soffre quanto i suoi stessi personaggi ed il suo maggior interlocutore: il pubblico.

E alla fine si sente la mancanza di quella famiglia che cantava Bella senz’anima in una delle scene più belle della pellicola. Per concludere, Gabriele Muccino è tornato in sala in grande forma.

 

Leggi anche:

Perfetti Sconosciuti: la recensione

Napoli Velata, di Ferzan Ozpetek – La recensione

“Madre!” di Darren Aronofsky: la recensione

A casa tutti bene, di Gabriele Muccino

Rating - 8

8

The Good

  • Regia al servizio degli attori
  • Sceneggiatura estremamente pimpante
  • Interpretazioni attoriali
Voto Utenti: Vota per primo !
Tags

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close

Adblock Rilevato

Per favore supportaci disabilitando il tuo Ad Blocker