True Detective 3: recensione della serie con il Premio Oscar Mahershala Ali

Oggi parliamo della terza stagione di True Detective, la serie antologica creata da Nic Pizzolato con il premio oscar Mahershala Ali

True detective 3: recensione. Ormai conclusa da un paio settimane e andata in onda su Sky, la terza stagione di True Detective è stata una delle più attese del 2019. Dopo una prima stagione acclamata da pubblico e critica, e una seconda considerata da molti sottotono, la terza della serie HBO ha avuto l’ingrato compito di riportare il prodotto ai livelli della prima. Un obiettivo non certo facile, se si considera il largo bacino di fan che è rimasto deluso dalla seconda stagione, con Colin Farrell e Vince Vaughn.

Ritornano, per l’occasione, tematiche e ambientazioni più simili alla vicenda narrata nel 2014 e che ha visto come protagonisti Matthew McConaughey e Woody Harrelson. Stagione con la quale si cerca di creare anche un ponte fra le vicende. Con queste premesse la serie è approdata in prima serata su Sky Atlantic e si è protratta per otto episodi in totale. Oggi vogliamo analizzare la serie sotto vari punti di vista per vedere se il risultato è stato quello sperato dal pubblico, o se anche questa stagione ha deluso le aspettative dei milioni di spettatori. Sarà bastato il talento del premio oscar Mahershala Ali a farci gridare un’altra volta al capolavoro?

True Detective 3: recensione

true detective 3 recensione

Replicare il successo raggiunto dalla prima stagione di True Detective deve essere stato senza dubbio il più grande grattacapo per Nic Pizzolato. A gran ragione, infatti, il capitolo con protagonisti Matthew McConaughey e Woody Harrelson rimane ancora oggi nell’olimpo delle serie migliori di sempre. Anche se parliamo pur sempre di un prodotto che ha mantenuto grandissimi livelli di qualità, e nonostante le grandi performance di Farrell e Vaughn, la seconda stagione è stata percepita da tutti come un deciso passo indietro. Ciò detto, la terza stagione di True Detective è stata sin da subito presentata e pubblicizzata con il chiaro intento di restituire le emozioni e le atmosfere della prima. Ed ecco che ci ritroviamo catapultati di nuovo in un’altalena temporale; anche qui il caso che fa da perno per la vicenda si svolge in diversi archi temporali.

I detective Hays e West, nel 1980, si ritrovano a indagare sulla scomparsa dei due fratellini Julie e Tom Purcell in un sobborgo di campagna dell’Arkansas. Il caso, che si presenta da subito oscuro e inquietante, porterà i due detective a una ricerca lunga più di trent’anni per scoprire il mistero dietro la scomparsa dei due bambini. Fin dalla trama si percepisce la somiglianza con le vicende narrate nella prima stagione, oltre che con l’ambientazione stessa. Si abbandona la metropoli californiana per tornare alle cupe, ma allo stesso affascinanti, pianure della parte centrale degli Stati Uniti. In particolare l’Arkansas della prima linea temporale (quella del 1980) rappresenta uno spaccato di una società fortemente arretrata e razzista. Un contesto dove si consuma una vicenda drammatica e che tiene col fiato sospeso l’intera comunità.

True Detective 3: recensione – La scomparsa dei Purcell

La storia narrata in questa stagione conta, come detto, di tre linee temporali fin dal primo episodio. Facciamo la conoscenza del narratore della storia che è anche il protagonista della serie, il detective Wayne Hays. E facciamo  la sua conoscenza nei vari binari temporali su cui si svolge la vicenda: il 1980, il 1990 e il 2015. In ognuno di questi segmenti ritroviamo un protagonista che cambia decisamente carattere e atteggiamento, segno delle profonde cicatrici lasciate dagli eventi legati al caso. Oltre ai due detective troviamo anche il coinvolgimento di diversi membri della comunità in cui è accaduto il misfatto. Su tutti il padre e la madre dei due bambini scomparsi. L’evento porterà dietro di sé una scia di morti sospette e misteri sempre più oscuri.

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Ci si chiede dunque: è riuscita questa terza stagione a replicare il successo della prima e a far dimenticare ai fan il presunto scivolone della seconda? Analizzando le varie componenti dell’intera opera non è facile arrivare ad una risposta oggettiva e incontrovertibile. Quello che è certo è che le interpretazione di Ali nei panni di Hays nei vari archi temporali vale da sola il prezzo di un abbonamento mensile a Sky.

La performance del (due volte) premio Oscar mostra ancora una volta il talento dell’ attore; un attore che è passato in una manciata di anni da una piacevole sorpresa ad interprete acclamato universalmente. Non solo Ali però: a cominciare da Stephen Dorff che qui interpreta lo scorbutico detective West, fino a Carmen Ejogo, che interpreta l’affascinante Amelia, moglie di Hays. Personaggio che qui svolge un ruolo ben più importante di semplice compagna del detective.

True Detective 3: recensione – Casi irrisolti

La serie, indubbiamente, proprio per i naturali confronti che vengono fatti fra le varie stagioni, soffre proprio questo continuo paragone. E, ad essere sinceri, il confronto vede chiaramente la terza stagione prevalere sulla seconda; ma la si vede soccombere, se paragonata alla prima. Questo non significa, tuttavia, che non stiamo parlando di una serie decisamente al di sopra di molti prodotti concorrenti di questo periodo. Ciò che manca a questa stagione è quel qualcosa che ha reso unica la prima, e che proprio per questo risulta irripetibile.

Più in particolare l’espediente narrativo dei tre archi temporali sembra spesso sfuggire di mano agli sceneggiatori: in molti momenti il risultato è quello di rivelare alcuni risvolti che forse avrebbero funzionato meglio con una narrazione lineare. Il tutto porta a un allentamento generale della tensione, che comunque resta palpabile durante tutti gli episodi, ma che non ci fa avvertire un pericolo imminente.

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L’espediente narrativo, d’altra parte, apporta dei risvolti interessanti soprattutto per quanto riguarda l’immedesimazione dello spettatore con il detective Hays da vecchio, nel 2015. Visto che la storia è raccontata da un vecchio detective affetto da demenza senile e continui vuoti di memoria, il pubblico è costantemente portato a chiedersi quanto di ciò che è raccontato sia vero o attendibile. Più che la risoluzione del caso, lo spettatore si ritrova a interessarsi maggiormente alla componente psicologica del personaggio.

True Detective 3: recensione – Confronti ingiusti

Tutto ciò perché si è tentato di riproporre una struttura già vincente senza però avere una storia che giustificasse l’utilizzo della stessa. Nella prima stagione, infatti, il pericolo percepito per la presenza del serial killer si perpetra per l’intero arco temporale coperto dalla stagione. In questa, invece, si ha più la sensazione di un pericolo non imminente, ma di una situazione già conclusa di cui si devono solo ripercorrere alcuni passaggi. Inoltre, senza voler fare spoiler, il modo in cui si arriva a scoprire finalmente la verità risulta meno sorprendente di quello che ci si aspettava.

Infine vengono presentati personaggi e aperte molte parentesi (come quella del rapporto fra Hays e la figlia o il razzismo della comunità) in maniera interessante, ma poi queste vengono poco sviluppate. Da notare, inoltre, che in molti momenti il ‘vero’ detective della situazione sembra essere Amelia (che seguirà il caso per scrivere un libro) piuttosto che Hays e West. I quali sembrano spesso più occupati a pizzicarsi fra di loro che a risolvere il caso.

true detective 3 recensione

True Detective 3: recensione – Conclusioni

I confronti fra le stagioni probabilmente sono i fattori che più di tutti potrebbero minare le opinioni di chi si è appassionato a True Detective. E da un lato è sbagliato, perché questa stagione ha tutte le caratteristiche di una grande serie: dialoghi scritti in maniera impeccabile; recitazione perfetta da parte di tutti gli attori; una fotografia affascinante ed evocativa e infine una colonna sonora sempre eccezionale. Quello che si percepisce da True Detective 3 è la sensazione di una grande bomba pronta ad esplodere in qualunque momento; ma che, al momento della detonazione, provoca una piccola esplosione e non regala la grande deflagrazione che ci si aspettava.

A volte facciamo delle cose per ferirci perché pensiamo di meritare di soffrire

Sembrerebbe una recensione negativa, ma non lo è. True Detective è grande televisione, intrattenimento allo stato dell’arte. L’unico problema di questa stagione è quello di essere stata preceduta da un’altra (la prima) decisamente inarrivabile, anche per l’effetto sorpresa che l’ha caratterizzata e che ha spiazzato un pubblico allora non consapevole di cosa aspettarsi da True Detective. Quindi, forse, in questo caso il problema siamo proprio noi spettatori che siamo ormai abituati a serie sempre più di qualità e tendiamo a fare paragoni che spesso non rendono giustizia. Proprio come in questo caso.

True detective 3

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Interpretazioni perfette
  • Ritroviamo le atmosfere della prima stagione
  • Storia e personaggi intriganti

Lati negativi

  • Storia che non esplode come sperato
  • I diversi archi temporali non sempre funzionano

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