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Vita di Pi – Recensione del film di Ang Lee

Quattro premi Oscar per Vita di Pi del regista Ang Lee: noi di filmpost.it vi proponiamo la nostra recensione

Con ben undici nominations agli Academy Awards 2013, Vita di Pi si classifica di merito tra i migliori film del 2012. Il film, che vede alla regia Ang Lee, esordì nelle sale cinematografiche nel 2012, e fu un immediato successo sia di pubblico sia di critica. In questo articolo, Vita di Pi recensione del film di Ang Lee, noi di filmpost.it vi proponiamo la recensione di uno dei più riusciti lavori del regista. Adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Yann Martel, il film porterà a casa ben quattro Premi Oscar; tra cui quello per la migliore fotografia e migliore regia.

Vita di Pi – recensione del film di Ang Lee

Vita di Pi recensione

Due Oscar per la miglior regia per Ang Lee, che dopo I segreti di Brokeback Mountain porta a casa la seconda statuetta con Vita di Pi. Il film, che oltre agli Academy ha trionfato anche ai Golden Globes e ai BAFTA non ha avuto una elaborazione semplice. Dopo essere passato tra le mani di diversi registi per circa cinque anni, è solo nel 2009 che il progetto ottiene l’attenzione di Ang Lee; al regista fu poi affiancato – sempre dopo una lunga fase di accettazioni e rinunce – lo sceneggiatore David Magee; sarà lui, celebre per Neverland – Un sogno per la vita, a redigere lo script finale.

Vita di Pi recensione – La trama

Con una struttura particolare, che parte dal presente e ci guida tramite un onnipresente flashback a guardare indietro alla vita del giovane Pi, il film si apre con il racconto del Pi contemporaneo, ormai anziano, dell’avventura che egli ha vissuto quando era poco più di un ragazzo. Quasi con un che di metanarrativo, ci ritroviamo quindi ad assistere al racconto – che subito si tramuta in immagini – dell’ormai adulto Pi; il quale si confronta con lo scrittore Yann Martel, interessato ai fatti accaduti anni prima nella vita del giovane indiano.

Tramite questa struttura, difatti, veniamo a conoscenza della storia di Pi; sopravvissuto a un naufragio per 227 giorni insieme a una tigre del Bengala, facente parte dello zoo di famiglia andato perduto durante la devastante tempesta che funge da motore della storia. E se la sceneggiatura risulta non essere eccelsa, non è questa a insinuare il dubbio nello spettatore per quanto riguarda a veridicità del racconto del protagonista.
Tra elementi surreali, che il film cerca di far passare per veri fino alla fine, il giudizio finale diventa di competenza dello spettatore; sta a lui credere o meno al racconto di Pi, e sta a lui interpretare oltre la metafora tutti gli avvenimenti che in successione si alternano sullo schermo. Qualunque sia la sua scelta, ci viene detto, il risultato non cambia.

Un film metaforico e la presenza divina

Vita di pi recensione

Che la presenza della fede sia un elemento portante del film è indiscutibile. Questo elemento, che traspare sin dai primi momenti della pellicola, si ingigantisce man mano; arrivando ad essere, se possibile, ma vera chiave d’interpretazione di Vita di Pi. E da questo tassello chiave si sviluppa anche la concezione della vita del ragazzo stesso. Seguace non di una, ma di ben tre religioni completamente (Induismo, Islam e Cristianesimo), e da sempre sedotto dalla razionalità paterna, Pi si spinge al di là delle semplici constatazioni logiche per immergersi in una considerazione più ampia della vita.

Una considerazione che rende gli animali non mero simbolo quanto allegoria della vita umana stessa. E le scelte, i comportamenti di questi animali-uomo – le cui azioni tanto devono giustificarsi agli occhi divini – si tramutano in una metafora delle scelte che l’essere umano è costretto a compiere quando si trova davanti a un bivio. La razionalità, che spesso perde spessore, viene abbandonata; e i toni favolistici, sottolineati anche da particolari incontri ed eventi inspiegabili, prendono il sopravvento.L’ambivalenza tra realtà e racconto, che si intrecciano all’interno della storia, viene così perfettamente integrata nella personalità del giovane Pi. La razionalità trasmessagli dalla figura paterna e la sua indole che si riallaccia ad una comprensione più ampia della fede di quella a cui noi siamo abituati, trovano entrambe una loro dimensione. La prima, tuttavia, lascia alla seconda un più campo campo di gioco per tutto l’arco narrativo del film.

Analisi tecnica e giudizi della critica

Come già accennato, il film di Ang Lee ottiene all’edizione del 2013 degli Academy Awards ben quattro premi Oscars, per un totale di undici nominations. Miglior regia per Ang Lee; miglior colonna sonora a Mychael Danna; migliori effetti speciali a Bill Westenhofer, Guillaume Rocheron, Erik-Jan De Boer e Donald R. Elliott; e, infine, miglior fotografia a Claudio Miranda, grande collaboratore di David Fincher.

Si tratta, se lo notiamo, di tutti premi assegnati al comparto tecnico. E per una buona ragione Perché per quanto la sceneggiatura abbia avuto come soggetto l’omonimo libro di Yann Martel, non si è dimostrata così accattivante; al contrario della regia di Ang Lee, che con vari virtuosismi ha fatto in modo di dar vita a un film difficilmente dimenticabile. Un fascino che che colpisce direttamente lo spettatore caratterizza tutta la visione, in particolar modo la parte centrale, quella inerente al naufragio. Il lavoro congiunto di Lee e di Miranda ha dato vita a un film che senza dubbio ha espresso nel suo comparto tecnico il suo punto di forza.

Menzione d’onore infine per il cast, dove un esordiente Suraj Sharma si è dimostrato non solo all’altezza delle aspettative, ma le ha anche superato. Con una interpretazione convincente ed emotivamente coinvolgente, ha spinto lo spettatore a empatizzare non solo con il suo personaggio, ma con l’intera storia.

Vita di Pi recensione – Conclusioni

Vita di Pi è un film esteticamente piacevole; e punta molto su questo, rendendosi interessante e assolutamente godibile allo sguardo. Con una trama che punta più su varie elucubrazione mentali che sulla concretezza, riesce comunque a tenere lo spettatore incollato allo schermo, interessato sia alla storia sia alla maniera in cui essa viene raccontata. Il finale, soprattutto, ci permette di andare oltre la volontà di dare un senso alla metafora, rimettendo in mano allo spettatore la propria capacità interpretativa; facendo rendere conto al pubblico che, a volte, a prescindere da come una storia venga raccontata, l’unica cosa che importa è il significato che essa riesce a trasmettere.

Vita di Pi - recensione

8 - 8

8

Lati positivi

  • Ottima regia e ottima fotografia
  • Significato morale ben strutturato

Lati negativi

  • Sceneggiatura a tratti poco convincente

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