L’avvocato del Diavolo: l’inconsapevolezza del libero arbitrio

Spiegazione L'avvocato del Diavolo, il film con Al Pacino e Keanu Reeves, che parla di vanità e di libero arbitrio

Prima di addentrarci nella spiegazione de L’avvocato del diavolo, crediamo che sia importante soffermarsi sull’origine del suo titolo. Potrà sembrarvi strano, ma la dicitura “advocatus diaboli” non è stata coniata grazie all’omonimo film del 1997 diretto da Taylor Hackford. Si tratta infatti di una figura istituita da Papa Sisto V nel 1587, ideata in modo da evitare che il suo contrapposto, il “promoter dei”, istituisse troppo facilmente nuovi Santi e Beati. In pratica, questo avvocato aveva il compito di muovere più obiezioni possibili pur di demolire la proposta di santificazione. 

In un certo senso, questa definizione combacia quasi alla perfezione con quella di Kevin Lomax, protagonista della pellicola; che è famoso per non aver perso nemmeno una causa. La sua particolarità è proprio quella di avanzare tutte le opposizioni del caso per mettere in dubbio l’innocenza della contro parte. Come potete ben capire, si tratta di un film complesso che affronta provocatoriamente la dialettica tra bene e male. Per questo, crediamo che sia importante proporre quella che secondo noi è un’esaustiva spiegazione de L’avvocato del Diavolo; il film è da poco entrato anche nel catalogo Netflix. 

Indice

Trama

Prima di iniziare la vera e propria spiegazione de L’avvocato del diavolo, vogliamo fornirvi alcune linee guida sulla sua trama. Kevin Lomax (Keanu Reeves) è un brillante avvocato di Gainesville in Florida. Il film ha inizio in medias res, durante un processo che coinvolge un professore di matematica, evidentemente colpevole, accusato di molestie sessuali su minorenni. Nonostante la vittima, una ragazzina dalla giovanissima età, avesse dichiarato la violenza tra le lacrime; Kevin riuscirà, grazie alla sua spudorata dialettica, a strappare alla giuria il verdetto “non colpevole”.  Dopo il processo, Kevin verrà chiamato dal potente studio legale Milton, con sede a New York. L’uomo si trasferirà nella metropoli con la moglie Mary Ann (Charlize Theron), dove i due, resisi conto dei privilegi economici e sociali conseguenti al nuovo lavoro di Kevin, decideranno di trasferirsi.

Il capo di Kevin è l’affascinante John Milton (Al Pacino), un uomo misterioso, a tratti inquietante, ma dotato di un fascino e uno sguardo magnetico. John Milton darà a Kevin l’incarico dapprima di seguire una causa di diritto sanitario, per poi dargli la responsabilità di un triplice omicidio. A questo punto, avranno inizio due spirali parallele: quella del successo di Kevin, e quella dell’autodistruzione di Mary Ann, che la porterà alla morte. In tutto ciò, la figura di Milton prenderà sempre più forma e contorno, svelandosi alla fine del film come padre stesso di Kevin ed angelo caduto: Satana. spiegazione l'avvocato del diavolo

L’inferno è nei dettagli – L’avvocato del Diavolo spiegazione

Nonostante la rivelazione di Milton sia avvenuta poco prima del finale, sono innumerevoli gli indizi ed i dettagli disseminati in itinere che danno vita una vera e propria iconografia del male. I più evidenti sono naturalmente le citazioni derivanti dalla Bibbia, dalla Divina Commedia e dal Paradiso Perduto. Forse non tutti si saranno accorti della chicca da cui deriva il nome del Satana-Pacino: John Milton è infatti lo scrittore del poema epico “Il paradiso perduto”; che racconta il momento della caduta di Lucifero all’Inferno, e l’episodio biblico della tentazione di Adamo ed Eva. Curiosa è anche la struttura dello studio legale Milton: un grattacielo simile ad una cattedrale gotica, dove sono presenti tutti gli appartamenti regalati da Milton ai dipendenti. La struttura è gerarchica: in basso ci sono gli ultimi arrivati, mentre salendo si raggiungono le posizioni più prestigiose.

Naturalmente, in cima alla costruzione, giace John Milton. Sembra una una gerarchizzazione banale, a primo impatto. Ma provate a capovolgerla: si otterrebbe la struttura dell’Inferno descritto dal Sommo Poeta, dove ogni piano rappresenta allegoricamente un girone dell’Inferno, mentre l’estremità della torre, ora incastonata nel punto più basso, diventerebbe la “natural burella” dove Lucifero è imprigionato nell’immaginario dantesco. Ma qui non siamo nella Divina Commedia, siamo a NY, dove invece è normale che un uomo d’affari, ricco e potente, sia ai vertici della società, e non nei suoi abissi. avvocato del diavolo spiegazione

La vanità

Questo ci fa capire come L’avvocato del diavolo non voglia giudicare la figura di Milton in maniera scontata, con una critica evidente ed incontestabile, da un tradizionale punto di vista cristiano. Il Satana che emerge nel film è infatti una figura emblematica: da un lato, viene messa su un piedistallo da parte degli altri comuni mortali; d’altro canto, come potrebbe essere diversamente, trattandosi di un uomo che pullula di successo e ricchezze? Dall’altro lato, Milton vuole restare in trincea, volare basso, e cerca di insegnarlo anche a Kevin. 

Anche se sei il migliore, non puoi lasciare che ti vedano arrivare. […] Devi mantenerti piccolo, innocuo.  [..] Guarda me, sottovalutato dal primo giorno. Non penseresti mai che io sia un padrone dell’universo, vero? […] Questa è la tua unica debolezza, per quanto posso vedere. […] Sai cosa ti manca? Ti manca quello che ho io.  […] Sono una sorpresa, Kevin. Non mi vedono arrivare. È questo che ti manca.

Quello che Milton critica al giovane avvocato è la sua vanità, che nel finale del film, dopo essersi rivelato come padre-Satana, definirà come “il mio peccato preferito. […] La vanità è l’oppiaceo più naturale”.

La vanità che accompagna Kevin nel corso della pellicola è quell’auto celebrazione che gli farà credere di poter avere tutto, e di poter ambire ad avere sempre di più. Una donna più bella, una casa più grande, un caso più complesso. Anche la bravura stessa di Kevin nel vincere le cause è dovuta ad un connubio di talento e vanità. Sentimento che vince su qualunque altro istinto presente nell’uomo; la vanità ha dato più importanza a non interrompere la lunga sfilza di vittorie in tribunale, anziché fare quanto dettato dalla coscienza. avvocato del diavolo spiegazione

La figura di Mary Ann – L’avvocato del Diavolo spiegazione

Dopo avervi parlato della centralità della vanità all’interno delle vicende raccontate, crediamo che sia interessante aprire una parentesi sulla figura di Mary Ann. La donna giovanissima e bellissima appare da subito come sicura di sé, indipendente, sapendo con precisione ciò che vuole. È però disposta a mollare tutto per trasferirsi a New York, ammaliata da tutti quei benefit che risultano subito palesi non appena Kevin inizia a lavorare per lo studio Milton. Mary Ann ancora non lo sa, ma ben presto verrà risucchiata da una spirale di depressione e follia che la porterà all’autodistruzione. Il primo granello della spirale è estremamente banale: il colore del nuovo appartamento. Lei lo voleva tinteggiare di verde, ma la sua vicina di casa continuava a fare smorfie di disapprovazione ad ogni proposta di Mary; seguite però dalla frase “Però devi scegliere tu”.

Mary prende la direzione dettata dalla sua nuova amica, tinteggiando la casa di un colore che disgusta sia lei che Kevin. Inizia ad essere disgustata non solo dal giallo caldo che padroneggia le pareti dell’appartamento, ma anche dall’atteggiamento vuoto ed estremamente vanitoso delle mogli dei colleghi di Kevin. Chirurgia estetica ed abiti costosi riempiono la vita di queste donne, ma Mary non ci sta. Lei vorrebbe di più, vorrebbe una famiglia, ma il marito non c’è mai. E così, all’improvviso, iniziano le allucinazioni. Vede ghigni malefici su quelli che dovrebbero essere volti amici, e vede indifferenza nello sguardo di colui che dovrebbe amarla.avvocato del diavolo spiegazione

Mary Ann: uccisa da una doppia vanità

Quello che porterà Mary nel baratro più nero, e che infine la ucciderà, sarà la vanità stessa, la sua e quella di Kevin. Come vi abbiamo già spiegato, la donna si è fatta ammaliare dai privilegi newyorchesi allo stesso modo di Ulisse con il canto delle sirene; e si è fatta ammaliare anche da Milton stesso, di cui ha ascoltato i consigli, tagliando la sua chioma bionda e selvaggia, optando per un più sobrio taglio corto e castano scuro. Le allucinazioni e l’indifferenza di Kevin la faranno uscire di testa, anche se paradossalmente si renderà conto prima di lui che all’origine di tutto quel male è presente solo la vanità di entrambi. Prima di essere ricoverata, gli dirà:

So perché sta succedendo tutto questo. Sono i soldi, soldi di sangue. Ce la siamo bevuta, tutti e due. Lo sapevamo, vincendo quei casi, incassando i soldi. Lo sapevamo che erano colpevoli. […] Non riesco a guardarmi allo specchio. Vedo solo un mostro.

 

Mary è meno vanitosa di Kevin, e capisce che le uniche persone da incolpare per tutto questo sono solamente loro due, non cerca scusanti. Per questo è crollata, a differenza di Kevin che è invece ancora troppo concentrato sul suo caso per pensare a tutto il resto del mondo che lo circonda. È sicuramente significativa la scena della morte della donna: una collega di Kevin la invita a guardarsi in uno specchio, ma Mary vede un ghigno sul volto della stessa, spaventandosi, e distruggendo lo specchio. Sarà proprio con una di quelle schegge che si taglierà la gola. Lo specchio, simbolo per eccellenza della vanità e del narcisismo, sarà – di fatto – quello che ucciderà Mary Ann. 

Il (primo) finale ed il libero arbitrio – L’avvocato del Diavolo spiegazione

Ancora con la camicia macchiata dal sangue di Mary Ann, Kevin si reca presso lo studio di Milton, additandolo ed incolpandolo di tutto quello che è accaduto. “Cosa hai fatto a Mary Anne?”, sbraita prima di aprire una scarica di proiettili su Milton stesso che, inaspettatamente, sopravvive senza alcun graffio. Ed ecco, la rivelazione: Milton è Satana, ma anche padre di Kevin. Dapprima inizia a difendersi dalle accuse di Kevin riguardanti la morte di Mary Ann. “Libero Arbitrio: è come le ali di una farfalla. […] Io allestisco solo il palco, i fili li muovi da solo”, gli dice. Gli ricorda inoltre di avergli dato la possibilità di abbandonare il caso, per dare le dovute attenzioni alla mogli, ma lui, deliberatamente, ha scelto di non farlo per non perdere il caso. Kevin gli risponde che non avrebbe potuto fare diversamente, perché lui è un avvocato, il suo lavoro è vincere, non perdere.

Ed ecco che Milton gli dice una delle frasi più note del film:la vanità è decisamente il mio peccato preferito. Ed è qui, esattamente in questo momento, che ci si rende conto che quello che ha motivato tutte le decisioni di Kevin, influenzando completamente il suo libero arbitrio, è da sempre stata la vanità, e non Milton. Questo significa che è l’uomo che si dà e si toglie qualunque cosa, grazie al proprio al libero arbitrio. Certo, Milton può mettere la pulce nell’orecchio, insinuando qualche dubbio, ma nulla di più. lavvocatodeldiavolo

Il (primo) finale: un Satana umanista

Dopo che Kevin ha finalmente ammesso i suoi peccati, Satana cerca di liberarlo dal peso del senso di colpa. Perché dovrebbe portarsi per tutta la vita quel fardello inutile? Per Dio, forse? Milton ritiene Dio il fautore del più grande scherzo di tutti i tempi: dona l’istinto all’uomo, e poi crea regole in opposizione. Guarda, ma non toccare. Tocca, ma non assaggiare. Assaggia, ma non ingoiare.  Dio rimane in alto, guarda e, chissà, forse ride sadicamente dell’uomo; che cerca di barcamenarsi tra l’istinto ed il senso di colpa. L’uomo viene perennemente giudicato e condannato per i suoi errori; per questo viene utilizzata la metafora dello studio legale. avvocato del diavolo spiegazione

Ma Satana non fa come Dio, Satana è un umanista: lui ama l’uomo, si mescola con lui, lo capisce e non lo giudica. Per questo dice che “è meglio regnare all’inferno che servire in Paradiso”. Il discorso di Milton è estremamente convincente, e non fa altro che accentuare la distanza tra l’uomo e quel Dio che la madre di Kevin ha sempre pregato in maniera tanto bigotta. Ed ecco, infine, la richiesta di Milton: per poter perpetuare “il male” nello stesso modo anche nel XXI secolo, è necessario che si generi un figlio tra Kevin e la sua sorellastra, una sorta di Anticristo. Ma ecco che, per la prima volta, Kevin sembra accantonare la vanità: si suicida, e presa finalmente coscienza del suo libero arbitrio, questa volta non si farà abbindolare da Milton. La forza del divino, che sia Dio o che sia Satana, si svuota completamente non appena l’uomo si rende conto di essere il fautore del proprio destino. 

Il vero finale rimane aperto – Avvocato del diavolo spiegazione

Dopo la morte di Kevin, l’uomo riapre gli occhi e si scopre nel bagno del tribunale in cui si trovava all’inizio del film; durante il processo del professore-pedofilo. Tutta la vicenda si rivela essere stata un’allucinazione realistica a tal punto da aver effettivamente risvegliato la consapevolezza del libero arbitrio in Kevin; che decide di abbandonare il processo, convinto della colpevolezza del professore. 

Poco dopo, lo stesso giornalista che l’aveva stuzzicato in bagno, gli chiede di rilasciargli un’intervista esclusiva in quanto “Un avvocato con la crisi di coscienza è (una storia) enorme”. Pane per i denti dell’opinione pubblica. Mary Ann convince Kevin ad accettare la proposta, così infine l’uomo asseconda la richiesta. Ed ecco il colpo di scena: il volto del giornalista si trasforma in quello di John Milton, che dice “Vanità, decisamente il mio peccato preferito”. Kevin è un uomo libero, ma è ancora incatenato alla sua vanità. Sarà ugualmente autodistruttiva? Si tratta decisamente di un finale aperto. 

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