I miserabili: recensione dell’esordio alla regia di Ladj Ly

Andiamo ad analizzare questo piccolo gioiello del cinema francese contemporaneo

Ladj Ly si è tuffato nel mare dei lungometraggi con un titolo già di per sé ambizioso: Les misérables. Disponibile attualmente su MioCinema, regge sulle proprie spalle un nome importante, denso e corposo che difficilmente si può immaginare accostato al nome di un esordiente. Un progetto ambizioso dunque che però, stando alla critica, ha ripagato l’audacia e lo ha fatto con gli interessi. Candidature a Oscar, Golden Globe, European Film Awards, Satellite Awards e ai Critics’ Choice Awards, ma soprattutto le vittorie del Premio Goya, del Premio César e del Premio della giuria al Festival di Cannes. La critica ha inserito I miserabili tra i migliori film europei dell’anno passato e in questa recensione proveremo a capire se è la verità.

Il film inizia con una Francia festante, reduce dalla vittoria ai Mondiali e intenta nel crogiolarsi nei fumi della vittoria. Issa e altri ragazzi, che conosceremo più tardi, sono drappeggiati con la bandiera tricolore e celebrano la conquista della propria nazionale. Ly non ci mette molto a cambiare registro e, in fretta, si passa alla vita nuda e cruda nelle banlieue parigine. Una squadra di poliziotti composta da Chris e Gwada e che opera al limite della legalità, riceve un nuovo e più onesto innesto, Stephan. I tre girano nei sobborghi di Montfermeil e, tra crimine organizzato e violenza, ci mostrano l’altro lato della Francia contemporanea.

Indice

Nelle banlieue di Montfermeil – I miserabili recensione

Il passato documentarista di Ly emerge prepotentemente quando il francese ci porta a visitare le banlieue del suo quartiere nativo, Montfermeil. Più precisamente tra le terre selvagge di Les Bosquets, una delle zone col più alto tasso di criminalità di Montfermeil. In questo tour del quartiere, affrescato da Ly nelle sue numerose sfaccettature, siamo guidati dall’auto della polizia della Squadra anti-crimine. Troviamo dunque il leader della criminalità organizzata del quartiere, il Sindaco (Steve Tientcheu), il leader di un’altra banda, stavolta ispanico, Zorro (Raymond Lopez), e un gruppo di giovani tra cui spiccano Issa (Issa Perica) e Buzz (Al-Hassan Ly).

È importante sottolineare come il regista non intenda tanto mettere in luce il livello di povertà e di degrado dei sobborghi parigini, quanto piuttosto il contrasto sociale con una polizia violenta e corrotta. È su questi binari che I miserabili prende davvero piede e lo fa con una tranquillità insospettabile. Sia chiaro, uno zoom sulle precarie condizione di vita non viene disdegnato, mostrando come queste siano appena appena migliorate rispetto a quelle descritte da Victor Hugo, ma la via che Ly decide di intraprendere gode di un respiro più ampio. Il crudo realismo del sobborgo si mischia dunque alla carica metaforica derivante in modo inevitabile dal pesante titolo che il film si porta appresso.

I miserabili recensione

I miserabili, Srab Films

I nuovi coltivatori – I miserabili recensione

Nonostante Ly palesi in questo titolo una dubbia simpatia per il corpo di Polizia è curioso notare come affidi proprio alla loro gazzella il compito di scarrozzare lo spettatore nel quartiere. I “Nuovi coltivatori” del film sono Chris (Alexis Manenti), Gwada (Djibril Zonga) e Stéphan (Damien Bonnard). Il primo, soprannominato “Il maiale rosa”, è un poliziotto che spesso e volentieri abusa della sua posizione di potere, operando sempre al limite della legalità. Il secondo invece è un po’ più mite, contestando anche sovente l’operato del compagno, ma rimanendo sempre in un ruolo subordinato. Stéphan, appena arrivato, non è ancora a conoscenza delle meccaniche che quotidianamente si esauriscono nella tenuta e non riesce ad accettarle.

Quest’ultimo si oppone all’autorità di Chris e tenta sempre di percorrere la via più giusta. Esempio emblematico, nonché fulcro narrativo, è il rapporto con la banda di giovani criminali che assedia il quartiere. Cresciuti in un contesto che li ha portati ad essere ciò che sono e nel quale nemmeno la polizia riesce a far rispettare le regole, cosa altro si può diventare se non fuorilegge? Da violenza nasce violenza. Una violenza fisica e psicologica che, dopo essersi accumulata per gran parte del film, esplode poi nel finale in tutta la sua brutale forza.

I miserabili recensione

I miserabili, Srab Films

Considerazioni tecniche – I miserabili recensione

Le performance attoriali del cast impallidiscono di fronte a quella di Manenti, ubriaco di potere al punto giusto ci regala un “Maiale rosa” davvero ipnotico e sopra le righe. Da segnalare anche la bravura del giovane Perica, che dona al suo Issa quel tanto di crudo realismo che basta per farci immedesimare nella sua condizione di perenne svantaggio. Il film si sviluppa nell’arco di due giorni. Questo unitamente alla sua intrinseca natura di thriller urbano implica un ritmo piuttosto frenetico, fatto di tanti spostamenti in tempi brevi. Forse è anche per questo che Bonnard, protagonista ideale della pellicola, non riesce a emergere caratterialmente, lasciando della sua interpretazione solo il concetto che rappresenta.

L’azione vivida di spostamenti e inseguimenti è però catturata al meglio da Joulien Poupard, che con riprese mobili e veloci riesce a rendere al meglio quell’atmosfera concitata che Ly voleva imprimere alle scene tutto campo. Il regista mostra indubbio talento quando si tratta di massimizzare l’energia di una scena, come ad esempio la tesa sequenza del circo. Da questo il film ne trae un solido vantaggio. La sensazione che le cose possano sfuggire di mano da un momento all’altro è perenne e incentivata dalla tensione sempre alta, probabilmente anche quando la sceneggiatura non lo necessita.

I miserabili recensione

I miserabili, Srab Films

Considerazioni finali

I miserabili, come già detto all’inizio di questa recensione, inizia con la felice consumazione della vittoria dei Mondiali. La macchina da presa vaga mostrando il tricolore ovunque e inchiodandosi solo alla fine su Issa, personificazione di forte Fede verso proprio il Paese. Ebbene, mentre la pellicola scorre, questo preponderante senso di appartenenza e fiducia va via via scemando. Al suo posto, invece,ecco che si erge un clima di incertezze nei confronti di un futuro che non sembra poi così solare. Nel processo Ly qualche volta si perde, procedendo a tratti in modo un po’ goffo, ma recuperando in pieno con un finale carico di drammaticità.

Tra attori vissuti e giovani sconosciuti il regista da vita ad una buona amalgama che sicuramente contribuisce in modo determinante alla buona riuscita del film. Povertà e voglia di rivalsa si mescolano per dar sfogo ai diversi soprusi subiti in un’inesorabile vortice di violenza. Le associazioni con il romanzo sono libere e ispirate e non appesantiscono la trama con superflui intellettualismi, lasciando che siano le azioni nude e crude a parlare. Insomma, secondo Ly la vera rivoluzione non è lontana.

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I miserabili

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Il crudo realismo con cui vengono rappresentate le banlieue parigine
  • Regia e fotografia dinamiche al punto giusto

Lati negativi

  • Qualche inflessione di troppo che va a minare la tensione

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