Island: la recensione del k-drama fantasy firmato Amazon Original

Dal 27 febbraio su Prime Video i primi episodi della serie coreana ambientata su un isola infestata da demoni

Disponibile su Prime Video dal 27 febbraio la prima parte della serie coreana Amazon Original Island. Un k-drama, scritto da Oh Bo Hyun e Yoon-Mi Jang, a tema fantastico, tra demoni, esorcismi e leggende popolari ambientato sull’isola di Jeju. La storia di una lotta senza quartiere per salvare il mondo da una minaccia mostruosa che unisce insieme immaginari e narrazioni differenti, dando vita, non senza qualche criticità, a un fantasy capace di unire horror e action, commedia e thriller soprannaturale.

Un insieme di temi e suggestioni solo all’apparenza curioso e insolito, quello di Island. Perché la serie, diretta da Kwang-Hyun Park, si colloca perfettamente all’interno di una tradizione tutt’altro che inconsistente. Un mix di generi e toni che il cinema e la serialità coreana già hanno dato prova di saper maneggiare sapientemente e che questa nuova serie tenta di portare a un livello ulteriore di complessità. Il rischio, sempre dietro l’angolo, è però quello di generare confusione e dispersività attraverso una storia con troppa carne al fuoco.

Indice:

Trama – Island recensione

Sull’isola di Jeju, in Corea del Sud, un antico male sigillato da tempo pare essersi risvegliato. I demoni, infatti, ricacciati nell’abisso secoli prima da una sacerdotessa, sono tornati a impossessarsi degli ignari abitanti, attirando l’attenzione del Vaticano e di un misterioso individuo dal completo scuro. Chi è inconsapevole di tutto ciò è sicuramente la ricca ereditiera Won Mi-ho (Lee Da-hee), ritiratasi a Jeju in seguito a uno scandalo. Le cose cambieranno però quando si renderà conto di essere proprio lei l’obiettivo delle spaventose creature. Per fortuna, a offrirle una mano, ci penseranno il misterioso cacciatore di demoni Van (Kim Nam-gil) e un giovanissimo prete esorcista (Cha Eun-woo).

Quello che Mi-oh ancora non può sapere, però, è di essere la reincarnazione nientemeno che di quella sacerdotessa il cui compito era di tenere i demoni imprigionati. Un compito già messo a dura prova nel passato da un misterioso uomo in nero…Tra profezie, colpi di scena e scontri demoniaci Mi-oh dovrà così scoprire il suo destino e decidere di chi potersi fidare davvero.

Island recensione

Island. Studio Dragon

Tutti insieme appassionatamente

Più di una volta, nel corso di Island, la protagonista, disorientata e confusa dalla strana serie di eventi di cui è vittima, si chiede a quale divinità sia meglio rivolgersi. Un aspetto che riflette il sincretismo religioso e culturale tipico della società coreana ma anche la vicenda stessa che la serie racconta. Una storia che unisce insieme e con disinvoltura buddhismo, sciamanesimo e cristianesimo, mischiando mitologia locale ed esorcismi cattolici, demoni e spiriti ancestrali, ma anche generi e suggestioni differenti ed eterogenei.

“La mia vita è diventata un action horror” dice infatti, ad un certo punto, Mi-oh. Una definizione calzante, a cui si potrebbero aggiungere altri generi, dal fantasy ai film di supereroi, dalla commedia al wuxia, passando persino per il dramma. In quel calderone che è Island si finisce così per trovare di tutto, dai riferimenti al fantastico seriale di ieri e di oggi (Buffy, The Witcher), alle tendenze e alle mode della nuova società dello spettacolo coreana. È così che a un improbabile esorcista più simile a un idol k-pop che a un prete (e il suo interprete, Cha Eun-woo, un idol lo è davvero) si accompagnano riferimenti all’attualità e alla società della penisola, tra intrighi finanziari e drammi quotidiani.

Island recensione

Island. Studio Dragon

Tra manga, anime e live action

Tutto ciò pare fare da corollario a una storia perfettamente inscritta all’interno della tradizione di manga e manhwa – non a caso la serie è ispirata al fumetto di Youn In-wan e Yang Kyung-il – a tema demoniaco. Una derivazione che si riflette anche nella resa estetica, più simile in questo ai numerosi live action di anime presenti sulle piattaforme piuttosto che a una storia originale con una sua marca visiva ed estetica riconoscibile.

È così che a scontri demoniaci all’arma bianca sulla falsariga di Inuyasha o Demon Slayer si accompagnano effetti speciali approssimativi e, spesso, discutibili. Un approccio alla materia che toglie inevitabilmente forza a una storia senza dubbio evocativa e piena di spunti, annacquando quanto di innovativo c’è (la contaminazione tra luoghi comuni del genere e una mitologia locale ben circoscritta e definita) e accontentandosi di adagiarsi sul solco di un immaginario già visto. Contaminazione tra generi e registri differenti compresa. 

Island recensione

Island. Studio Dragon

Una narrazione altalenante e discontinua

Sono proprio queste suggestioni differenti, questi cambi repentini e improvvisi di generi e toni, d’altronde, ad andare a scapito di una storia interessante ma dal ritmo così altalenante e discontinuo da risultare a tratti disomogenea e dispersiva, se non addirittura confusionaria. Tra storyline secondarie poco amalgamate con la trama principale (la storia di stalking e violenza domestica, il background del prete) e colpi di scena non sempre disseminati con sapienza, Island si accontenta così di uno svolgimento scostante e a tratti ripetitivo.

Una discontinuità e una sovrabbondanza che si ripercuotono sull’anima stessa della serie. Non è infatti perfettamente chiara la direzione che Island voglia prendere, persa com’è tra mille riferimenti e spunti. Un’incertezza che traspare dalle sue troppe linee narrative, dai suoi cambi improvvisi di registro e dal suo voler essere contemporaneamente fantasy fumettistico e cupo thriller soprannaturale. Forse non una delusione per gli appassionati del genere ma sicuramente un maggiore rigore nel dosare le diverse anime della storia avrebbe giovato di più.

Island

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Il mischiare i classici luoghi comuni dell'horror demoniaco ad aspetti della mitologia e del folklore locale è interessante

Lati negativi

  • L'estetica piatta da live action e gli effetti speciali approssimativi spesso tolgono mordente alle scene d'azione
  • L'insieme di toni e registri differenti si ripercuote su una storia dal ritmo altalenante e dispersivo

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