Wonder Man: la recensione della nuova miniserie Marvel

Una serie meta-televisiva dalle premesse interessanti che unisce dramedy e supereroi nel mondo dello star system hollywoodiano, ma che fatica a essere davvero brillante

Arrivata su Disney + il 28 gennaio con tutti e otto i suoi episodi, Wonder Man è l’ultima miniserie Marvel approdata sulla piattaforma. Una storia, scritta da Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la Leggenda dei Dieci Anelli, Spider-Man: Brand New Day) e Andrew Guest (Community, Hawkeye), svincolata (o quasi) dal sempre più intricato e complesso MCU, che mette al centro della sua narrazione le vicissitudini di Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II), aspirante attore di Hollywood segretamente dotato di superpoteri, il cui sogno è interpretare proprio un celebre supereroe degli anni ’80. Premesse decisamente interessanti e originali per un’offerta, quella seriale della Marvel, spesso restia a rischiare o sperimentare con nuove storie e nuovi formati.

Ispirato all’omonimo personaggio nato nel 1964 sulle pagine di Avengers, questo Wonder Man ai tempi delle piattaforme, delle multinazionali e dello star system diventa così il secondo titolo, dopo Echo, a essere prodotto dall’etichetta Marvel Spotlight, dedicata proprio a personaggi secondari e autonomi rispetto alla narrazione principale. A uscirne fuori è una sorta di anomalo buddy movie (ad affiancare Simon torna il Mandarino di Ben Kingsley) capace di gestire i toni da dramedy ma mai davvero graffiante o originale quando si tratta di descrivere dal di dentro l’industria hollywoodiana contemporanea o di mettere in piedi una riflessione davvero meta-televisiva sul mondo dei supereroi.

Indice:

Trama – Wonder Man recensione

La vita a L.A., per Simon Williams (Yahya Abdul-Mateen II), non è proprio quella che aveva sempre sognato. Aspirante attore da un decennio, perso tra infiniti provini, self-tape e callback, dopo l’ennesimo lavoro finito male a causa della sua aderenza eccessiva al Metodo, Simon è sul punto di rinunciare. Tutto cambia però quando, casualmente, incontra in un cinema nientemeno che Trevor Slattery (Ben Kingsley), alias Il Mandarino, il quale, tornato in America per riprendere in mano la sua carriera di attore, gli parla di un provino per Wonder Man, remake di un film degli anni ’80 molto amato da Simon.

Determinato a farsi prendere per il ruolo della vita, Simon, aiutato da Trevor e dai suoi consigli, farà così di tutto per essere Wonder Man. Anche mentire e tenere nascosto il suo più grande segreto: quello di possedere a sua volta dei superpoteri. Superpoteri che preoccupano il Department of Damage Control, che, con la minaccia di arrestare Trevor per il suo passato di (finto) terrorista, chiede proprio a lui di spiare le mosse del suo nuovo amico.

Wonder Man recensione

Wonder Man. Marvel Studios

Un’altra direzione

Dopo un 2025 fatto di graditi ma sicuri ritorni (Daredevil: Rinascita) e nuovi personaggi già nati vecchi (Ironheart), era tempo per la Marvel di rivedere la propria offerta seriale live action (per quella animata è tutto un altro discorso) e osare con un prodotto non immediatamente inquadrabile. Nata sotto l’etichetta Marvel Spotlight, pensata per storie più intime e legate a personaggi fruibili anche senza una conoscenza approfondita del MCU, Wonder Man segue infatti l’esempio della miniserie Echo mettendo però da parte la sua spiccata componente action e guardando alla commedia di costume con tocchi esplicitamente meta.

Nell’anno del successo di The Studio nasce così una serie che (nelle intenzioni, almeno) riprende l’eredità di WandaVision riflettendo (anche) su se stessa, sul suo mondo e sull’immaginario che ha generato. È così Hollywood questa volta a diventare vera e propria protagonista di una storia fatta di set cinematografici, provini e sogni di successo. Un E’ nata una stella aggiornato ai tempi frenetici e autoironici dei supereroi, con un occhio di riguardo per i sentimenti e i rapporti tra i protagonisti (la strana coppia con tutti i riferimenti cinematografici del caso, Un uomo da marciapiede in primis).

Wonder Man recensione

Wonder Man. Marvel Studios

Tra coming of age e satira mancata

Pensata per un pubblico eterogeneo rispetto a quello dei soli fan (gli unici appigli alla macro-narrazione principale sono il Mandarino e il Department of Damage Control), Wonder Man, con il suo underdog desideroso di aver successo nonostante tutto gli remi contro, segue così i passi del più classico (e tardo) coming of age, dove i superpoteri, questa volta, non sono il mezzo per vincere ma il principale ostacolo. Una condanna che Simon si porta dietro come un fardello, bloccato da un segreto che gli impedisce di vivere appieno, di inseguire davvero i proprio sogni e la propria vocazione.

Ma se i personaggi e le loro parabole funzionano (e il tema dell’identificazione tra supereroe e attore è interessante), è proprio nel contesto, nel delineare quel mondo che li circonda e ne segna i destini, che la serie non riesce mai a osare davvero, a essere realmente graffiante e attuale. Eccezion fatta per un episodio totalmente autonomo, il quarto, che confeziona una interessante parabola di successo e caduta nel mondo dello spettacolo ai tempi dei supereroi, i riferimenti all’industria dell’intrattenimento, tra battute e strizzate d’occhio (Joe Pantoliano e Josh Gad nel ruolo di sé stessi), sono infatti quasi sempre risaputi e a un passo dallo stereotipo (la figura dell’autore premio Oscar che vuole cimentarsi coi cinecomics, la trafila di provini che regolano la vita degli aspiranti attori).

Wonder Man recensione

Wonder Man. Marvel Studios

Non all’altezza delle premesse

Quello che resta è una serie (con l’eccezione di WandaVision, che rimane inarrivabile) comunque anomala nel panorama televisivo Marvel, senza (quasi) azione né un vero antagonista se non i traumi che i protagonisti si portano dietro. Un punto di vista originale che guarda quel mondo da una prospettiva differente, fondendo insieme i supereroi e la loro rappresentazione mediatica, il loro impatto tanto nel mondo reale quanto nell’immaginario che li ha creati.

Un esperimento interessante, più attento alla serialità contemporanea che lo circonda che al suo mondo (autoreferenziale) fatto di multiversi, superpoteri e minacce cosmiche. Ma decisamente più timido di quanto ci si sarebbe potuti aspettare. Più interessante nelle sue premesse che nel suo effettivo svolgimento, un andamento discontinuo che, a tratti, sembra non sapere quale direzione prendere, quale identità fare propria. Quasi fosse un semplice divertissement volto a far riprendere il fiato agli spettatori in attesa di Avengers: Doomsday e dei suoi supereroi senza (troppi) superproblemi.

Wonder Man

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • L'idea di ambientare una serie Marvel nel mondo di Hollywood e dei cinecomics è interessante e originale
  • Le dinamiche tra i due interpreti principali restano la cosa più riuscita della serie

Lati negativi

  • Scissa tra l'attenzione per le psicologie dei suoi personaggi e il desiderio di raccontare l'industria hollywoodiana “da dentro”, Wonder Man resta senza una vera identità, indecisa su quale direzione prendere
  • Il dietro le quinte di Hollywood non aggiunge nulla di nuovo a quello che già conosciamo, rischiando di ridurre il tutto a stereotipo innocuo

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