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Mine: quando è un ordigno a bloccare il nostro cammino

Recensione e analisi del film Mine, lungometraggio d'esordio diretto dal duo Fabio Guaglione e Fabio Resinaro

Mine è un film apparso nelle sale nel 2016. Pur essendo una co-produzione italo-spagnola, sembra possedere un’anima tutta italiana, donata dai due giovanissimi registi Fabio Guaglione e Fabio Resinaro, nome d’arte: Fabio&FabioEntrambi hanno partecipato, insieme, a progetti come alcuni cortometraggi e lo script di True LoveMine è un vero e proprio lungometraggio d’esordio, per il quale i registi si sono affidati ad un cast di qualità.

Inoltre, il film ha ottenuto modesti riconoscimenti: 2 candidature ai Nastri d’Argento, 2 candidature al David di Donatello. In Italia Mine, al Box Office, ha incassato nelle prime due settimane di programmazione una cifra che si aggira al milione di euro, riscuotendo critiche alquanto positive. Pertanto, buona visione e, soprattutto, buona lettura!

Trama (Spoiler)

mine analisi

Mike Stevens (Armie Hammer) e Tommy Madison (Tom Cullen) sono due marines a cui è stata affidata una missione. Tuttavia, per una futile distrazione, falliscono e i due sono costretti a fuggire dagli inseguitori. Vagando nel deserto, nel tentativo di tornare alla base, si ritrovano al centro di un campo minato. Tommy calpesta uno di quegli ordigni sparsi per il territorio e perde entrambe le gambe. Mike cerca di soccorrerlo, ma inavvertitamente poggia il piede su una mina, restando immobile e impassibile dinanzi all’amico che nel frattempo si suicida per il dolore.

Rimasto solo, Mike dovrà restare fermo e ancorato in quella posizione per ben 52 ore, tempo stimato per l’arrivo dei rinforzi. A peggiorare il tutto, c’è l’ambiente ostile: il deserto. Questo, infatti, costringe, di giorno, il povero marine a fare i conti con il caldo e le allucinazioni del suo difficile passato; di notte, invece, col calare del temperature al di sotto dello zero e con il sopraggiungere delle iene, le quali tentano di sbranarlo più volte.

Semper fidelis, recita il motto dei marine. Così Mike resiste alle ore che sembrano non passare mai. E un solo ricordo l’aiuta e gli dà la forza necessaria per resistere: l’immagine e il ricordo della sua fidanzata Jenny (Annabelle Wallis). Ella diventa l’oasi  contro cui resistere alle intemperie del deserto e riuscire, infine, a salvarsi dalla morte che sembrava certa.

Mine analisi: un labirinto di trappole invisibili e letali

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Ogni venti minuti qualcuno nel mondo mette un piede su una mina

Un passo sbagliato e si finisce avvolti in un’esplosione. È difficile fare i conti con una realtà tanto vera quanto drammatica e tragica. Facile, invece, è comprendere perché tale concetto è usato come frase di lancio per Mine, concludendolo con la spietata spiegazione del funzionamento di una mina, su come sia il peso di un corpo ad innescarla e su come sia impossibile impedirne l’esplosione una volta attiva.

Ci troviamo di fronte a degli ordigni di una pericolosità enorme, che rendono il campo minato un vero e proprio labirinto di trappole invisibili e letali, dove un passo falso conduce alla morte certa. Ed è proprio ciò che capita ai due soldati Mike e Tommy, i quali attraversano questo campo minato, finendoci quasi per caso. Ma se declinassimo questa immagine in una prospettiva più metaforica, senza, tra l’altro, mettere da parte l’immobilità in attesa dei soccorsi, i pericoli dell’ambiente circostante, unita a quell’intollerabile pressione psicologica? Uscirebbe un interessante quadro su cui riflettere. Ed è un po’ ciò che Fabio&Fabio  hanno voluto comunicare attraverso il film.

Il campo minato diventa un vero e proprio simbolo di un cammino arduo che Mike deve affrontare. Notiamo, però, che non è nuovo a questo tipo di difficoltà, a questo tipo di tragitto. Mike già in passato è inciampato su delle zone minate, a causa di passi falsi, alcuni dei quali compiuti senza coraggio, e soprattutto da decisione importanti mai prese. Ma ha avuto alle spalle qualcuno pronto a sorreggerlo e a rimetterlo in piedi. Quindi spingerlo ad andare avanti. Quando, invece, a tenergli compagnia è il deserto, riesce, nonostante la profonda esitazione, a trovare gradualmente la forza necessaria per rimanere lucido e freddo. Per analizzare il pericolo che gli piomba attorno e a trovare le soluzioni più idonee. Ma soprattutto, il coraggio per poter andare sempre più avanti.

Analisi tecnica

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Sarebbe risolutivo liquidare Mine come un semplice film di genere. Il film, infatti, nasconde un’anima thriller che fuoriesce grazie alla cura e maestria dei due registi. Mine passa da essere un mero war movie, ad un thriller imbevuto di tensione. Ciò grazie anche alle inquadrature su di un Mike, spesso in primo piano,  sofferente, angosciato, timoroso dell’arrivo imminente di un pericolo. Unito alle riprese del deserto che trasmettono una paradossale sensazione claustrofobica, nonostante l’ampio spazio aperto. Il Mike di Armie Hammer è capace di mantenere da solo, a lungo e con grande intensità, l’intero film.

Tuttavia, e qui il duo Fabio&Fabio  mettono in evidenzia tutta la loro bravura, Mine ha la forza e la pretesa di trasformarsi in una patina emotiva; il cui protagonista rivela le proprie fragilità, scavando nella propria intimità, per concretizzare la metafora che nasconde. Mine è costruito su degli strati capaci di offrire molto di più, invitando il pubblico ad andare fino in fondo lo spazio emotivo del protagonista. Fabio&Fabio  hanno creato un’opera di interesse, non esente da lievi debolezze, tutta al più perdonabili, ma promettente a carattere internazionale.

 

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