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Serpente a sonagli: recensione del thriller-horror di Netflix

Zak Hilditch torna all'horror dopo l'ottimo adattamento di 1922

La stragrande maggioranza dei registi horror è purtroppo assuefatta da jumpscare e sangue, dimenticandosi totalmente di cosa è davvero fatta la paura. Tra coloro che si sono distinti c’è sicuramente Zak Hilditch, regista con una concezione particolare dell’orrore. L’australiano è sbocciato grazie all’intrigante thriller apocalittico These final hours e si è confermato grazie a uno dei migliori adattamenti kingiani: 1922. Hilditch ha donato a Netflix una piccola perla da esporre nel suo catalogo e il colosso lo ha ricompensato distribuendo il suo ultimo film, Serpente a sonagli, di cui oggi vi proponiamo la recensione.

Il film narra della giovane madre single Katrina e della piccola figlia Clara, in viaggio insieme verso una nuova vita. Durante l’infinito tragitto in auto dall’Arizona all’Oklahoma si buca una gomma e Katrina si ferma per un veloce cambio. Nel mentre però Clara viene morsa da un serpente a sonagli e la madre, nel bel mezzo dell’arido Texas e con una gomma a terra, non sa cosa fare per salvare la vita alla giovane figlia. Fortunatamente scorge una roulotte nelle vicinanze e, disperata, decide di entrarci alla ricerca di qualche cura miracolosa. Trova una strana donna che, inspiegabilmente, riesce a guarire Clara.

Katrina decide comunque di andare in ospedale dove i dottori, non vedendo alcuna traccia del morso, incolpano il sole rovente e il viaggio stancante, ritenendo il tutto frutto di un colpo di sole. Ecco però che si presenta nella stanza di Clare un uomo in giacca e cravatta, recatosi fino a lì per parlare con Katrina del suo debito. La donna nella roulotte ha salvato sua figlia, ma se non riceverà in cambio un’altra vita la piccola Clara sarà spacciata. Katrina è dunque obbligata a uccidere qualcuno prima del tramonto per poter salvare la figlia da morte certa. Un’anima per un’anima.

Indice

Combustione a fuoco lento – Serpente a sonagli recensione

Hilditch, proprio come in The final hours, pone dinnanzi ai propri personaggi un destino oscuro e un tempo prestabilito. Quello che nel suo primo lungometraggio era l’apocalisse in Serpente a sonagli diventa la perdita della propria figlia, mentre le tempistiche rimangono all’incirca uguali. Le tematiche sono simili e, per quanto la situazione sia di ben diversa portata, Hilditch punta sull’empatia che si dovrebbe provare per un essere umano prossimo a una grave perdita.

L’australiano, similmente a quanto fatto con 1922, intende cucinare lo spettatore a fuoco lento, evitando di sbattergli in faccia tutto e subito. L’operazione stavolta però fallisce su tutta la linea, distanziandosi notevolmente dal potentissimo effetto ottenuto con l’opera precedente. Se in 1922 la relativa “lentezza” aveva un senso ben preciso, qui finisce solo per allungare un brodo piuttosto insipido. Serpente a sonagli dura 85 minuti, relativamente poco se si pensa all’aumento esponenziale della durata che ultimamente sta investendo la scena cinematografica. Nonostante il breve minutaggio il film si dilata spaventosamente, perdendo qualsiasi tipo di efficacia.

Il ritmo lento, stavolta poco funzionale alla trama, è però dettato con grande perizia tecnica. Hilditch, furbo nello sfruttare per le riprese le lande deserte del New Mexico, confeziona dei b-rolls di grande qualità. Questi non portano avanti la trama, ma trasmettono perfettamente l’idea dell’essere “in mezzo al nulla”. A questi si aggiungono M.O.S. davvero interessanti: panoramiche con audio non sincronizzato, ma con un sonoro davvero ipnotico che rapisce lo spettatore e lo trasporta in un contesto inquietante.Serpente a sonagli recensione

Chi merita di morire? – Serpente a sonagli recensione

Il fulcro narrativo e tematico di questa pellicola è certamente il dilemma sulla pena di morte: c’è davvero qualcuno che merita di morire? E soprattutto, chi può stabilirlo? Nel film è la giovane madre Katrina a vedersi costretta nella fatidica scelta. Si capisce immediatamente che il personaggio interpretato da Carmen Ejogo è una brava persona e una brava madre, tanto da insegnare a sua figlia che “nessuno merita di essere ferito”, nemmeno la bambina che in classe le faceva le boccacce.

Durante il corso del film Katrina attraversa diverse fasi, nelle quali medita una soluzione sempre diversa e via via più estrema e disperata. In una scena esplicativa la madre cammina nel corridoio dell’ospedale in cerca di una vittima, passando per le diverse stanze. Hilditch grazie a una carrellata ci fa notare come queste persone, apparentemente vittime sacrificabili per il bene di una dolce bambina, abbiano anche loro una famiglia e una propria storia che non può essere spezzata così alla leggera. L’australiano traccia anche un’interessante connessione visiva e simbolica fra Katrina e un lupo, identificando di fatto la madre come un predatore che esce per cacciare.

Un altro tema presente nella pellicola è l’evoluzione che un uomo compie grazie a avvenimenti spiacevoli. Come raccontato in un podcast a inizio film, la vita ci pone appositamente davanti eventi terribili con lo scopo di guidarci verso un miglioramento, un’elevazione. Una sorta di test naturale al quale non ci possiamo sottrarre e che si collega direttamente al pluricitato promemoria di Katrina: “non importa cosa affrontiamo, importa come lo affrontiamo”.Serpente a sonagli recensione

Thriller-horror – Serpente a sonagli recensione

Arriviamo al principale punto debole di Serpente a sonagli: non fa paura. La scelta di allontanarsi dai jumpascare dell’horror moderno è certamente apprezzabile, ma Hilditch è ben lontano dall’atmosfera densa di suspance che ha saputo ricreare in 1922. Questo suo ultimo thriller-horror fallisce in ambo i binari, mancando di creare tensione e brividi. Il ritmo posato del suo precedente lavoro viene totalmente svuotato della carica ansiotica e diviene semplicemente lento.

Colpa primaria del fiasco è da imputarsi a un cast secondario praticamente inesistente, trainato a forza da una Carmen Ejogo sicuramente ottima, ma che non può sorreggere da sola un intero film. Il suo personaggio, come l’incipit del film, è intrigante ma mal adoperato risultando più che altro, per quanto ben interpretato, un’occasione persa. La figura più barbina la fa di certo la parte horror, svilita a banale contorno di qualche scena. Le figure che Katrina vede presentano in realtà le ferite che le hanno uccise: un trucco più che un dettaglio horror.

La figura più inquietante è dunque la donna della roulotte, che già alla prima apparizione lascia un’ottima impronta. Una sorta di personificazione della morte che fa sempre effetto, calma e onnipresente, accompagnata da una scenografia e una musica che generano un angosciante ossimoro con il personaggio. Peccato che questo venga relegato a un ruolo incredibilmente marginale e che venga dunque a mancare il centro orrorifico della pellicola, che alla fine sembra addirittura orientarsi verso il rettile che le da il nome.Serpente a sonagli recensione

Considerazioni finali

È innegabile, dopo il grande passo avanti con 1922 Zak Hilditch ne fa uno altrettanto grande indietro con Serpente a sonagli. Chiaramente questa non vuole essere una sentenza di morte in quanto il regista australiano ha ampiamente dimostrato il suo talento dietro la macchina da presa. Anche in questo caso infatti ha a tratti incantato sfruttando la sua capacità di costruzione della scena, abilità che però ben poco si sposa con una storia di questo tipo. Questo film concede poco alla scenografia, terreno fertile dove Hilditch potrebbe invece coltivare, con calma, la sua suspense.

Aldilà dell’errato tentativo di coniugare una storia e uno stile registico non amalgamabili, c’è del buono. La storia, ispirata a La piccola bottega degli orrori e all’immaginario kingiano, ha potenziale e Carmen Ejogo le prova tutte per dare profondità al suo personaggio. Errare è umano e un passo falso è concesso a tutti, ci auspichiamo solo di rincontrare lo Zak Hilditch che ci aveva tanto stregato con le orribili vicende di casa James.

Serpente a sonagli

Voto - 5

5

Lati positivi

  • Le pacate riprese di Hilditch, bellissime e iqnuietanti
  • La performance attoriale di Carmen Ejogo, unica pervenuta

Lati negativi

  • Cast secondario inesistente
  • Arido sposalizio fra trama e stile del regista
  • Elementi horro ridotti all'osso

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