Matrix: la pioggia di codici verdi non è altro che una ricetta di sushi!

Il visual designer Simon Wheteley ha svelato i retroscena della pioggia di codici

Nonostante si sia analizzata ogni sfumatura del classico del cinema fantascientifico Matrix, a distanza di anni sono rimasti vari misteri da risolvere legati alla pellicola delle sorelle Wachowski, tra questi la provenienza della famosa pioggia di codici verdi che ha contraddistinto il film. Nel corso di un’intervista con C/Net, Simon Wheteley ha rivelato la origin story dietro a questi, che sarebbero una collezione di caratteri giapponesi provenienti dal libro di ricette giapponese della moglie. Di seguito la dichiarazione:

Vorrei informare tutti quanti voi sulle origini della pioggia di codici di Matrix! Beh, quei codici nascono dal sushi! Senza quei codici non esisterebbe Matrix! Senza quei codici non esisterebbe Matrix! Le sorelle volevano che il design fosse più giapponese e manga. Così mi hanno coinvolto nel loro progetto perché mia moglie è giapponese e lei avrebbe potuto aiutarmi a elaborare dati e a darmi ulteriori informazioni!

matrix

I codici di Matrix (1999). Warner Bros.

Matrix: la pioggia di codici verdi non è altro che una ricetta di sushi!

Insomma, l’intera equazione posta alla base di Matrix equivale a un sushi roll e dimostra che, spesso, le cose più difficili hanno soluzioni assai semplici. Una volta ultimata la prima tavolozza – disegnata con la massima cura – fu digitalizzata da Justin Marshall. Originariamente, però, le lettere avrebbero dovuto scorrere da sinistra verso destra, ma successivamente furono fatte scorrere dall’alto verso il basso per migliorare l’impatto emotivo trasmesso dal codice.

Il film è molto orientato alle macchine. Adoro l’idea che si tratti di qualcosa di davvero ‘meccanico’, ma tra questi il ​​codice viene estratto da qualcosa di così organico e scorrevole. Sono stato gentile a non voler dire a nessuno che cos’è il ricettario, in parte perché è l’ultimo tocco di magia. […] In realtà non è un libro, è una rivista, ma si chiama libro. È qualcosa che la maggior parte dei giapponesi avrebbe sentito o visto sul proprio scaffale.

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