Bastardi a mano armata: recensione del film con Marco Bocci e Peppino Mazzotta

Gabriele Albanesi torna alla regia dopo 11 anni

Gabriele Albanesi è un regista che ha diretto appena due lungometraggi in tutta la sua carriera, nonostante ciò è riuscito a sopravvivere nel cinema italiano, dapprima come produttore e poi come sceneggiatore. Dopo circa 11 anni di assenza dal grande schermo, l’autore ha deciso di puntare in alto con un nuovo progetto: Bastardi a mano armata. Un thriller dalle tinte gialle che vede come protagonista Marco Bocci, Peppino Mazzotta (Il Commissario Montalbano) e Fortunato Cerlino (Gomorra), che si giostra tra la mafia nostrana e il camuffamento borghese. Una pellicola d’intrattenimento che cerca di criticare apertamente la borghesia, sebbene mostri grossi difetti. Nella nostra recensione di Bastardi a mano armata ne approfondiamo le tematiche principali.

Prodotto dalla Minerva Pictures, Bastardi a mano armata è stato distribuito per il grande pubblico sulla piattaforma Prime Video a partire dall’undici marzo 2021. Tematiche cardine dell’opera sono la vendetta, la decostruzione della famiglia borghese, il feticcio sessuale e l’aiuto umano. Tuttavia la pellicola cade in una serie di cliché tediosi e prevedibili, che vanno a danneggiare quanto di buono il regista costruisce nell’incipit. Il risultato non appare molto positivo, per quanto ci siano scelte interessanti e alcune tematiche ben sviluppate.

Indice

La trama

Sergio (Marco Bocci) è un criminale imprigionato in Algeria e passa le sue giornate ripensando a sua figlia Giulia, una bambina di otto anni rimasta da poco orfana della madre. Il tempo per lui sembra non passare mai e ogni giorno è la copia di quello precedente. Ma un bel giorno tutto sembra cambiare: gli viene a fare visita l’avvocato Casagrande (Bruno Conti). Questo fa le veci di un suo importante cliente capace di far ottenere a Sergio la grazia presidenziale e uscire così di prigione. L’intercessione non è però un atto d’amore disinteressato, bensì prevede un corrispettivo in termini lavorativi. Sergio deve infiltrarsi in una villa e recuperare dei documenti per conto di questo fantomatico “amico del presidente algerino”. Egli decide di accettare, dal momento che si tratta dell’unica opportunità di poter riabbracciare finalmente la figlia.

Lì scopre che è abitata da quella che appare essere la tipica famiglia borghese: la madre Damiana (Maria Fernanda Candido), il padre Michele (Peppino Mazzotta) e la figlia Fiore (Amanda Campana). Sconcertato dal fatto che l’abitazione non sia abbandonata, decide di chiamare l’avvocato ma non è questo che gli risponde. Si tratta del committente, il quale non solo gli dice di mandargli le foto degli inquilini, ma anche di prenderli in ostaggio. Sergio ci riesce e li costringe a scavare nella serra dell’abitazione, dove dovrebbero esserci i documenti. Improvvisamente però viene a sapere che Michele li ha nascosti e perciò inizia a torturarlo. Ma ben presto la situazione si capovolgerà, con la cattura di Sergio e l’arrivo di Caligola (Fortunato Cerlino), un boss mafioso che si scoprirà essere il mandante dell’operazione. Chi è Caligola? E come finirà la vicenda?

Bastardi a mano armata recensione del film di Gabriele Albanesi

Bastardi a mano armata. Minerva Pictures, Prime Video

Un mare di cliché

La nostra recensione di Bastardi a mano armata non può non partire senza una specificazione iniziale: decidere di seguire i canoni del film di genere non vuol dire dover per forza scadere nel banale e nella reiterazione di molti cliché. Va bene utilizzare il thriller come base di partenza, magari anche lavorando su alcune sfumature gialle, ma il tutto deve costituire solo le fondamenta della struttura filmica. Bastardi a mano armata si lega ad esse e non riesce a svilupparle, ad erigerne al di sopra un arco narrativo peculiare e intrigante. I colpi di scena -non a caso tutti nel finale – sono manifestamente volti a sopperire alla bulimia di luoghi comuni, che si susseguono freneticamente. Alcuni di questi sono anche non volutamente comici: la scena della tortura, la morte di alcuni personaggi e lo stereotipo della famiglia borghese.

Ma è a partire dalle banalità della pellicola che si dipana la seconda anima dell’opera. Se dunque da un lato è evidente la mancanza di idee, soprattutto narrative, dall’altra la messinscena di alcune tematiche è valida. Il tema della vendetta, quello della colpa e anche la sottotraccia sessuale. Albanesi trova la quadra nell’esemplificare tramite i personaggi un concetto, una caratteristica. Ognuno è un archetipo ideale, un soggetto nel senso di sub-iectium. Ciò che sta sotto, che sostanzia concretamente la forma nominale dei vizi e delle virtù. Michele è il perverso, Sergio la sorte, Caligola l’ira, Damiana il bene e Fiore la lussuria. Una grande schematizzazione astratta, che trova riscontro nella teorizzazione dei personaggi; ma qui si apre la frattura prima solo accennata, vale a dire l’assoluta scollatura tra l’idealità dei caratteri e le loro azioni. Un risultato bilaterale, in parte interessante in parte noioso.

Bastardi a mano armata recensione del film con Marco Bocci

Bastardi a mano armata. Minerva Pictures, Prime Video

Il lato tecnico

Procediamo nella recensione di Bastardi a mano armata approfondendo il lato tecnico dell’opera. Tecnicamente la pellicola non è molto ben interpretata, con quasi tutti gli interpreti sottotono, in particolare Peppino Mazzotta. Bocci è probabilmente il peggiore di tutti, incapace di svestire i panni del solito bel tenebroso tosto e di ripensarsi in termini originali. Dovrebbe essere un personaggio tormentato, dilaniato dai sensi di colpa, ma alla fine risulta neutro: né problematico né gioioso. L’unico che si salva è Fortunato Cerlino, sebbene le azioni del suo personaggio siano troppo caricate. La regia è discreta, priva di particolari défaillance e con qualche guizzo, per quanto nel complesso appaia molto piatta. Tuttavia risente grandemente di un’impronta televisiva e ciò lascia spazio ad una domanda molto importante: il film è stato pensato per il grande schermo? Tutto il comparto tecnico lascia forti dubbi su questo interrogativo e non dà una risposta univoca.

A partire dai titoli di testa -che ricalcano le fiction Mediaset- tante scelte registiche e fotografiche appaiono al di sotto del livello del grande schermo. Se la steadycam è ben utilizzata, il crane è invece abbastanza squilibrato; e lo stesso può dirsi per il bird eye. La fotografia desaturata ed il sonoro non convincono quasi mai ed anche l’utilizzo degli effetti speciali risulta deficitario. Come sottolineato la sceneggiatura ha fondamentalmente due binari e su di essi l’opera si impernia per sviluppare la storia. Il montaggio invece è di buon livello e indubbiamente risolleva le sorti di alcune scene e sequenze di minor vigore. La scenografia ruota attorno a poche location abbastanza asettiche e, in fin dei conti, poco sfruttate. Nota di demerito per il trucco, assolutamente scialbo.

Bastardi a mano armata recensione del film con Peppino Mazzotta

Bastardi a mano armata. Minerva Pictures, Prime Video

Considerazioni finali

Nel concludere la nostra recensione di Bastardi a mano armata vogliamo sottolineare come il lungometraggio risulti indubbiamente un’opera insufficiente e mal calibrata, al di sotto dei contenuti presenti normalmente su Prime Video. Manca di identità autoriale, le performance attoriali sono scarse e la sequela di cliché non viene salvata dal climax sovversivo-distruttivo finale. Il genere mangia letteralmente ogni forma di evoluzione psicologica dei personaggi, che in fase di scrittura invece era stata pensata nel prosieguo delle vicende. Ciò non toglie che la pellicola riesca ad intrattenere per la maggior parte del tempo e che comunque, al di là di alcuni errori evidenti, introduca degli argomenti interessanti. Peccato che li introduca e basta, fermandosi ad un’analisi embrionale.

Anche la durata non rende giustizia alla settima arte: 85 minuti senza titoli di coda. Troppo poco per un progresso realistico -o quanto meno verosimile- della storia. Malgrado tutti questi punti deboli, Bastardi a mano armata oltre all’intrattenimento ha sicuramente alcuni pregi: il montaggio, Fortunato Cerlino e i costumi. Infine la critica sociale che si vorrebbe abbozzare non arriva e come detto scade purtroppo nel ridicolo. Pertanto il giudizio è inferiore alla sufficienza, ma con il rammarico di un’occasione sprecata: si poteva fare meglio e trovare una coesione efficace tra thriller e arte.

Bastardi a mano armata

Voto - 4.5

4.5

Lati positivi

  • Buon montaggio
  • Teorizzazione dei personaggi interessante

Lati negativi

  • Brutte interpretazioni
  • Troppi cliché
  • Comparto tecnico deficitario
  • Mancato approfondimento delle tematiche introdotte

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