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Curon: recensione della nuova serie italiana Netflix

Un mistery drama dalla forte connotazione sovrannaturale

Una storia ricca di mistero, personaggi enigmatici e un suggestivo paesino di montagna teatro di segreti e antiche leggende. Sono queste le premesse alla base della nuova serie italiana originale Netflix, Curon, di cui vi proponiamo la nostra recensione. La serie tv – un dramma a forti tinte mistery – arriverà sul catalogo Netflix il prossimo 10 giugno. Si tratta della quinta serie made in Italy per la piattaforma streaming dopo Suburra, Baby, Luna Nera e Summertime.  A dare il nome allo show è proprio il piccolo paese dell’Alto Adige dove si svolgono le vicende narrate; una località turistica nella Val Venosta con una caratteristica davvero particolare.

Curon Venosta, piccolo comune nelle Alpi tra Italia e Austria, è noto per il suo suggestivo campanile sommerso, che spunta nelle acque del lago Resia. Il vecchio villaggio di Curon, nel 1950, venne sommerso da un bacino artificiale per la produzione di energia idroelettrica; dall’acqua emerge oggi solo il campanile della chiesa. Creatori della serie sono Ezio Abbate, Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano; nel cast, Valeria Bilello, Luca Lionello, Federico Russo, Anna Ferzetti e Alessandro Tedeschi. Accanto a loro, la giovane esordiente Margherita Morchio. Alla regia si alternano Fabio Mollo prima e Lyda Patitucci negli ultimi episodi. La prima stagione si articola in sette puntate della durata di 45 minuti circa ciascuna.

Indice:

La trama – Curon, la recensione

Dopo l’ennesima minaccia del suo ex compagno e padre dei suoi figli, Anna Raina (Valeria Bilello) decide di scappare da Milano e rifugiarsi nel suo paese di origine, Curon. I ragazzi – i gemelli Mauro (Federico Russo) e Daria (Margherita Morchio) – non sono particolarmente entusiasti della decisione della madre; non è facile, da adolescenti, lasciarsi tutto alle spalle e adattarsi a una vita diversa. Anche Anna è preoccupata: tornare a Curon significa rivivere incubi e traumi legati al suicidio della madre, avvenuto quando lei era appena una ragazzina. Arrivati al paese, il padre di Anna, Thomas (Luca Lionello), li accoglie con freddezza e non fa mistero del fatto che non siano i benvenuti.

Anna riesce a convincere Thomas a farli restare; i tre possono cominciare una nuova vita. Nonostante le difficoltà, Mauro e Daria iniziano ad ambientarsi, anche facendosi forza dello stretto rapporto, quasi simbiotico, che li lega. Rientrato da una serata durante la quale ha esagerato con l’alcol, Mauro sente dei rumori provenire da una stanza chiusa a chiave. Decide allora di forzare la serratura e fa una scoperta sconvolgente: nel buio, vede sua madre legata e imbavagliata. Thomas convince il ragazzo che sia stato solo un incubo; ma il giorno dopo Anna scompare. Mauro e Daria scopriranno presto che a Curon si nascondono misteriosi segreti e leggende inquietanti.

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Curon. Indiana Production

I misteri di Curon

Fin dalle battute iniziali, lo spettatore si trova immerso nell’atmosfera tanto suggestiva quanto inquietante del piccolo paese della Val Venosta. Curon nuova si sviluppa attorno a quel che rimane del vecchio villaggio, ormai completamente sommerso da un lago artificiale. Al centro di esso, svetta il campanile della vecchia chiesa, a testimonianza di tutto quello che una volta era il cuore del paese e che ora non esiste più. Al vecchio campanile è legata una leggenda con cui i personaggi della serie si trovano presto a dover fare i conti. Il campanile di Curon vecchia non ha più le campane; tuttavia, è proprio il loro rintocco ad essere al centro di questa leggenda. Chiunque senta il suono delle campane sarà perseguitato da una maledizione.

Gli abitanti di Curon legano la maledizione al mito delle ombre e, per proteggersi da esse, tutto il paese è tappezzato di crocifissi e candele votive, che per la popolazione costituiscono una vero e proprio scudo. Questi simboli, che per gli abitanti di Curon hanno una funzione fondamentale, per Mauro e Daria sono frutto anacronistico di superstizione. Ben presto, però, toccherà anche a loro fare i conti con i misteri di Curon e con le conseguenze che porta con sé l’essere membri della famiglia Raina. Furono infatti proprio i membri della famiglia Raina a decidere di sommergere il vecchio villaggio; decisione che provocò le ire e il risentimento degli abitanti di etnica tedesca. Mauro e Daria dovranno fare i conti col peso delle loro origini e con l’idea che la leggenda delle ombre li riguardi molto da vicino.

Due lupi – Curon, la recensione

Nel paragrafo precedente della nostra recensione di Curon abbiamo accennato a uno dei temi principali della serie tv Netflix: il tema della dualità della natura umana. Questo è senz’altro un tema classico, tanto nella narrativa romanzesca quanto in ambito cinematografico. Anche in Curon questa tematica presta il fianco alla riflessione sulle varie sfaccettature di ogni essere umano. Thomas spiega ai suoi nipoti che non siamo una cosa sola e che ognuno di noi ha dentro di sé la propria ombra. Ogni essere umano ha quindi – semplificando – una parte buona e una parte cattiva; nella serie questo concetto è spiegato in maniera efficace tramite la metafora dei due lupi.

Ciascuno di noi è “abitato” da due lupi, uno buono e uno cattivo; la nostra natura è determinata dal lupo a cui decidiamo di dar da mangiare. Il tema del doppio – ovviamente con diverse implicazioni – è esplorato anche tramite le figure dei gemelli protagonisti Mauro e Daria. In questo caso è come se i loro tratti caratteriali opposti formassero, insieme, un unico individuo; in altre parole, è Daria che completa Mauro e viceversa.

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Curon. Indiana Production

Analisi

Come già accennato in precedenza, Curon è una serie tv di genere drammatico dalle forti connotazioni mistery e con un’impronta sovrannaturale. I drammi personali dei personaggi si sviluppano all’interno di una storia in cui a farla da padrone sono segreti spaventosi, antiche superstizioni e un’ambientazione nella stessa misura affascinante e inquietante. Andiamo a fondo delle dinamiche relazionali fra i personaggi mentre esploriamo e ci immergiamo nei luoghi più oscuri e misteriosi del paese. A tale proposito, Curon stessa può essere considerata un vero e proprio personaggio, da scoprire col procedere della storia.

Dal punto di vista narrativo, i nuclei tematici principali di Curon sono trattati con equilibrio e misura. Equilibrio e misura che si apprezzano sia all’interno dei singoli episodi sia nella struttura complessiva della stagione. A tutti i personaggi principali viene riservato il giusto spazio, con archi narrativi coerenti con la tipologia e il genere della serie. Episodio dopo episodio scopriamo dei protagonisti quel che serve per lasciarsi trascinare nella storia, con la giusta dose di suspense e curiosità. Lo stesso discorso è valido anche per il dipanarsi vero e proprio della narrazione, che si costruisce tassello dopo tassello, puntata dopo puntata. Verso metà stagione, qualche flashback chiarificatore aiuta a comprende meglio le situazioni del presente; il tutto senza appesantire la narrazione di dettagli inutili. Procediamo ora nella nostra recensione di Curon soffermandoci su alcune osservazioni tecniche.

Considerazioni tecniche e conclusioni – Curon, la recensione

Dal punto di vista tecnico, l’elemento di maggior pregio nella serie è senza dubbio la fotografia. Il dominio dei colori scuri e freddi è pressoché assoluto ed estremamente funzionale alla creazione di atmosfere angoscianti. Un filtro blu quasi glaciale mette in risalto gli elementi naturali e aumenta l’impatto delle belle riprese in esterna. Fondamentale invece, negli interni, l’uso delle sorgenti intradiegetiche; i volti e gli ambienti sono spesso illuminati solo da candele e torce che mettono in luce e rivelano i dettagli poco per volta, lasciando tutto il resto immerso nell’oscurità. Buona, nel complesso, la prova del cast, soprattutto dell’esordiente Margherita Morchio nei panni di Daria.

La giovane attrice è sempre convincente e molto naturale, forte anche della scrittura del suo personaggio, credibile nello sviluppo e nei dialoghi. Non manca, tuttavia, qualche inserimento forzato nella storyline principale. Un esempio su tutti, la breve comparsa dell’ex compagno di Anna; poco funzionale e poco incisiva ai fini dello sviluppo della storia. Concludiamo la nostra recensione di Curon con una valutazione positiva e consigliandone la visione. Gli spunti – va detto – non sono particolarmente originali; la nuova serie italiana Netflix, tuttavia, ci gioca e li rielabora in maniera intelligente e coinvolgente. Il finale di stagione porta con sé un nuovo rintocco delle campane; segno, forse, che altre ombre aspettano desiderose di essere sfamate.

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Curon. Indiana Production

Dove vederla in streaming?

 

Curon

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Storia coinvolgente, ambientazione suggestiva
  • L'esordiente Margherita Morchio

Lati negativi

  • Qualche inserimento forzato nella trama

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