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Cursed: recensione della nuova serie fantasy di Netflix

Frank Miller e Thomas Wheeler portano su Netflix un racconto originale che rivisita le leggende arturiane

Cavalcando l’onda del sorprendente successo di The Witcher, Netflix ha deciso di puntare in maniera decisa sul fantasy per accontentare i propri utenti. Venerdì 17 luglio arriva quindi Cursed, di cui vi parliamo in questa recensione; un particolare progetto che promette di soddisfare gli amanti del genere e chi è cresciuto con le leggende arturiane. Questo perché la serie, preceduta di pochi mesi da un’opera letteraria omonima, si pone il difficile obiettivo di raccontare il ciclo bretone ancor prima del suo effettivo sviluppo, partendo da un punto di vista diverso e originale. Un interessante esperimento cross-mediale che vede al timone lo sceneggiatore Tom Wheeler e il visionario illustratore Frank Miller. Quest’ultimo, come molti ricorderanno, è l’autore di graphic novel come Sin City, 300 e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro.

Seppur le sue passate esperienze con le produzioni cinematografiche non siano state soddisfacenti, la sua qualità narrativa e stilistica rimane tuttora impressionante. I due hanno confezionato un progetto artistico di grande peso, sviluppando quasi in simultanea il romanzo illustrato e la serie televisiva: a detta degli stessi, tale scelta ha permesso di concentrarsi su aspetti differenti della storia ma ha ovviamente influenzato i rispettivi processi creativi. Oltre a firmare la copertina della versione letteraria, infatti, Wheeler e Miller figurano anche come produttori esecutivi dello show Netflix e la loro mano sarà sin da subito evidente per chi conosce già il mondo di Cursed.

Indice

cursed recensione
ROBERT VIGLASKY/Netflix © 2020

Al principio del Ciclo arturiano – Cursed, la recensione

Il concept della serie parte da una rivisitazione degli eventi che hanno plasmato le leggende di Artù, con particolare attenzione alle figure di Merlino e della protagonista, Nimue. Questa giovane ragazza dai poteri misteriosi e dal passato oscuro sarà destinata a diventare la Dama del Lago, la curiosa figura che donerà ad Artù la spada Excalibur. E proprio attorno alla Spada del Potere si concentrano le vicende dello show, partendo dalla vita di Nimue, dal suo legame con la leggendaria arma e con i vari personaggi che incontrerà lungo il suo cammino.

A condire la narrazione saranno infatti numerosi luoghi e volti celebri, anche se difficilmente riconoscibili per caratteristiche e ruoli. Pur mantenendo i suoi flebili legami con i racconti originali, il contesto temporale precede chiaramente quello delle leggende; avendo così più libertà creativa, Miller e Wheeler hanno cercato di rendere la narrazione più moderna e pregna di tematiche assai attuali. Cursed vuole essere una grande avventura dai toni epici, ma riesce più facilmente ad apparire come un racconto di formazione, intrighi e passioni in salsa fantasy.

Fantasy “per immagini” – Cursed, la recensione

Mettendo per un attimo da parte la narrazione e i personaggi, l’ambientazione gioca un ruolo fondamentale nelle opere di genere ed è importante che abbia alle spalle una produzione adeguata. In questo senso, Cursed evidenzia il grande lavoro svolto dal comparto artistico, con visuali e scenografie di grande impatto esaltate da un’ottima fotografia. Anche la regia degli episodi si mostra vivace in più riprese, trovando spesso grande cura per i particolari con movimenti di macchina utili a supportare il ritmo delle vicende. In un progetto che mira a sorprendere, sfruttare gli effetti visivi come intermezzo narrativo sembra una scelta azzeccata e originale.

Si nota infatti la mano di Miller, che per legare le varie scene fra loro preferisce utilizzare delle composizioni stilizzate al posto degli stacchi di montaggio. Queste contribuiscono a rendere più omogenee le transizioni, con colori accesi e vibranti opposti alle linee decise e al tono – spesso cupo – degli artwork. Nel concepire un fantasy, sulla carta come sullo schermo, è necessario ragionare “per immagini” e Cursed riesce a mostrare in parte il proprio fascino. Gli ambienti, sia in interni che in esterni, i costumi e gli effetti visivi lasciano spazio a poche sbavature, principalmente dettate dal budget. Da citare la colonna sonora, che si lascia ascoltare accompagnando con equilibrio la narrazione.

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ROBERT VIGLASKY/Netflix © 2020

Nel cuore della leggenda – Cursed, la recensione

La scelta di concentrarsi su uno dei personaggi meno noti delle leggende è probabilmente l’elemento più interessante del progetto. Rivedere i classici tropes e il ciclo arturiano dal punto di vista dei più emarginati è non solo vicino al concetto originale dei racconti, ma dona profondità e freschezza a una storia “pesante” e abusata in ogni medium. Sfortunatamente, quando si analizza la struttura narrativa, il potenziale del concept si perde in più frammenti; poche le sequenze ben curate, che finiscono in un dedalo di scene completamente prive di senso o coerenza. Tra soluzioni narrative esageratamente prevedibili, i momenti peggiori della serie sono sempre quelli in cui la scrittura non riesce a reggere il peso delle immagini e della storia che vuole raccontare.

Partendo da una base e uno stile così definiti, sarebbe ammirevole un lavoro attento ai particolari e non soltanto all’estetica. Il cuore dell’opera, in fin dei conti, parte da una leggenda e dispiace vedere come nonostante i tentativi lo sviluppo narrativo non rispetti le aspettative. Concentrare la suspense sulla scoperta dell’identità di alcuni personaggi o su cliffhanger continui dimostra un netto contrasto tra la forza delle idee e la capacità di adattarle a dovere.

Di cavalieri, d’arme e d’amori

Pur essendo spesso un piacere per gli occhi, Cursed non resiste alla tentazione di eccedere, rimanendo fallace negli elementi più importanti della sua struttura. La caratterizzazione psicologica dei personaggi risulta purtroppo non particolarmente sviluppata e lascia emergere le grandi problematiche della serie. I protagonisti non sembrano mai ragionare durante le proprie azioni e per questo finiscono per portare avanti la narrazione sulla base dei loro errori. Allo stesso modo, gli antagonisti appaiono unidirezionali e fin troppo monotoni nel loro comportamento.

I personaggi di contorno, che col passare degli episodi vanno aumentando in maniera esponenziale, non ottengono mai abbastanza tempo su schermo per emergere; finiscono così spesso per subire la stessa sorte, cadendo in un limbo piatto e sterile. Pur disponendo di un buon cast, capitanato da una carismatica Katherine Langford e da interpreti del calibro di Gustaf Skarsgård e Peter Mullan; anche i personaggi che sembrano giovare maggiormente della trasposizione televisiva cadono spesso vittima delle proprie decisioni e nessuna performance viene risparmiata dall’imbarazzo di certe dinamiche.

cursed recensione
ROBERT VIGLASKY/Netflix © 2020

Vittime del Potere

Con una produzione pronta ad andare avanti per più stagioni e il probabile successo di pubblico sulla piattaforma, si può solo sperare che gli autori si concentrino maggiormente sul mordente della narrativa. Cursed è una serie attraente, ma rischia di perdersi fin troppo facilmente nonostante i grandi sforzi della produzione e del cast. Tuttavia, se libro e serie condividono le stesse lacune, va detto che almeno in parte lo show Netflix riesce ad emergere grazie ai suoi punti di forza.

A dispetto della propria originalità concettuale, Cursed diventa sempre più debole nel tentativo di tenere insieme la miriade di elementi che intende presentare. Per introdurre e accompagnare lo spettatore durante il viaggio sarebbe invece bastato concentrarsi sulle relazioni fra i principali protagonisti del racconto. Come in ogni fantasy che si rispetti, è il potere delle storie a legare mondi e personaggi, racconti e fruitori. Un contesto ben approfondito nelle dinamiche dell’ambientazione e nell’intreccio delle linee narrative si rivela spesso molto più efficace di qualsiasi artificio, visivo o meno.

Cursed - Recensione

Voto - 5.5

5.5

Lati positivi

  • Impatto visivo originale e colorato, forte delle ispirazioni di Frank Miller
  • Episodi ben diretti e una certa cura per la messa in scena

Lati negativi

  • Scrittura lacunosa, con soluzioni narrative di basso livello
  • Personaggi ambigui e spesso vittime di eventi e scelte discutibili

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